Cuscus, affettato a base di pollo, pane arabo, ma anche focacce, olive e altri prodotti tipici locali. La tavola imbandita per la festa di fine Ramadan può essere simbolica per il significato più profondo di questa iniziativa andata in scena a Cerignola, nella sede del Centro servizi per il contrasto alla povertà. Nel senso che è sì un appuntamento importante per le persone di religione musulmana, ma che allo stesso tempo è stato vissuto come un momento di confronto, integrazione, condivisione. Gli operatori del Centro servizi hanno messo a disposizione delle pietanze, altro cibo è stato cucinato da alcune donne o preparato dai ragazzi che hanno preso parte alla serata andata in scena mercoledì scorso. Una 30ina di persone provenienti o residenti tra Cerignola e i Cinque Reali Siti hanno consumato la cena, scambiato quattro chiacchiere e rivissuto i momenti che hanno scandito il mese del Ramadan. “È un’iniziativa che parte dal bisogno dell’accoglienza che offriamo per i migranti i quali hanno sentito il bisogno di condividere questa festa con noi che abbiamo messo a disposizione il Centro – ha spiegato a l’Attacco Angelo Minardi, presidente cooperativa Un Sorriso per tutti –. È un simbolo di dignità da parte di noi cittadini che dobbiamo offrire anche a chi professa una religione diversa dalla nostra. L’inclusione, infatti, parte dall’accettazione della diversità”.
È una novità, sul territorio non è mai stata organizzata un’iniziativa del genere. “Non abbiamo festeggiato solo la fine del Ramadan, ma c’è stata una iniziativa anche all’inizio di questo periodo importante per i credenti musulmani e alla quale hanno partecipato molti dei ragazzi presenti oggi a Cerignola e nei paesi limitrofi – hanno evidenziato gli operatori –. Un momento di incontro è stato pensato anche a Natale, con il coinvolgimento di ragazzi e ragazze musulmani: cerchiamo, quindi, di fare in modo che questo sia un Centro di interazione di tante culture differenti e dove, nel rispetto di ognuno, si prova a festeggiare le festività religiose più importanti. Dunque, come abbiamo ricordato il Natale, abbiamo fatto lo stesso per il Ramadan, quest’ultimo uno dei pilastri della religione islamica”.
Il Ramadan è il mese dell’astensione da tutto ciò che è superfluo ma anche da tutto ciò che è essenziale per la vita come il cibo, l’acqua. “Si tende a privarsi per comprendere bene l’importanza di tutto quello che abbiamo – è stato spiegato –. In questi 30 giorni non si pratica solo il digiuno, ma ci si astiene dal pronunciare brutte parole, dal compiere azioni negative. Insomma, un modo per rieducare la persona una volta all’anno, per fare un resoconto della propria esistenza o semplicemente riflettere. In quel frangente ci si stacca dal proprio corpo per collegarsi con l’anima”.
Dialogando con gli operatori che offrono servizi (legali, sanitari e altri) ai migranti si percepisce il vero significato di tale iniziativa. “Siamo convinti che includere non vuol dire eliminare, ma mettere insieme. Questo è quello che si cerca di fare: se non si ha ben chiaro questo concetto, vuol dire opprimere l’esistenza dei ‘nuovi’ cittadini e non si arriverà mai a un risultato positivo. Invece, valorizziamo le differenze e le mettiamo in gioco per l’integrazione, il dialogo, il confronto che scaturiscono da questi momenti di convivialità. Magari scopriamo anche che i punti d’incontro sono anche di più rispetto a quelli che possiamo immaginare. Quest’anno, poi, c’è stata quasi la contemporaneità con la Pasqua e il digiuno è contemplato anche dalla religione cristiana. Troppa libertà qui e non nei Paesi islamici? Non è vero, in molti territori convivono tranquillamente diversi fedeli. È ovvio che l’estremismo non deve essere il nostro punto di riferimento in quanto siamo Paesi civili, non dobbiamo quindi guardare quei Paesi che sono anni luce indietro ed estremizzano i concetti religiosi. Questa deve essere la nostra bussola”.
Alla serata hanno partecipato persone provenienti da diversi Paesi: Tunisia, Egitto, Marocco e Afganistan. “I nostri amici hanno trascorso questo periodo di astinenza non senza superare qualche momento di sofferenza. Che per loro non è tale, ma ci sono diverse rinunce, come sappiamo. I giovani, infatti, trascorrono questo periodo con passione perché credono in quello che fanno e alla fine è bello vedere riuniti grandi e piccini di diverse nazionalità accomunati dallo stesso percorso di fede”.
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