Per decenni Zapponeta è rimasta fuori dalle grandi ricostruzioni storiche della Seconda guerra mondiale in Capitanata. Una striscia di costa defilata, viva solo nei racconti tramandati a mezza voce. Questo finché improvvisamente, dai documenti d’archivio, non è riemersa una storia avvincente, che parla di paracadutisti nazisti, di una contraerea tedesca piazzata sul territorio, di un campo di volo mai realmente raccontato e perfino di possibili ambiguità delle milizie fasciste locali dopo l’8 settembre 1943. Il merito di aver ricostruito questo mosaico va a Vincenzo Vania, esperto di grafica e comunicazione e appassionato di storia locale, già autore in passato di altre scoperte sul territorio. Il materiale da lui raccolto apre uno squarcio enorme su quei giorni convulsi seguiti all’armistizio italiano. “C’era un buco temporale che non mi convinceva”, racconta a l’Attacco. “Mi pareva strano che non emergesse nulla su quello che era accaduto realmente in quella zona. Così ho iniziato a incrociare fonti orali, documenti dell’Archivio di Stato di Foggia, fotografie, carte militari e altre fonti archivistiche”.
Ed è a quel punto che, pezzo dopo pezzo, sarebbe riaffiorata una realtà rimasta sostanzialmente ai margini della memoria collettiva locale.
Il primo elemento forte riguarda la presenza tedesca tra Zapponeta e Manfredonia nei giorni immediatamente successivi all’8 settembre. Seguendo la ricostruzione di Vania, la zona faceva parte della seconda linea difensiva della Wehrmacht sulla costa adriatica: un’area considerata strategica, oltre che per la vicinanza al mare, anche per la presenza di infrastrutture militari e di collegamenti rapidi verso Foggia e il resto della Puglia.
Nel suo lungo lavoro di ricerca compare anche la Batteria Flak Stellung B1 “Hund”, una postazione contraerea tedesca il cui nome in codice, in tedesco, significa “cane”. Una vera e propria batteria militare destinata a proteggere l’area dai raid alleati. “Ho trovato perfino riferimenti iconografici e materiale collegato a quella batteria”, spiega Vania. “Mi sono messo in contatto con un rivenditore tedesco specializzato in cimeli militari che mi ha confermato l’esistenza della postazione”. La parte più delicata della vicenda riguarda il collegamento con i paracadutisti tedeschi della Fallschirmjäger, i celebri “Diavoli Verdi”. Secondo le ricerche di Vania, proprio tra Zapponeta e Manfredonia si sarebbero addestrati uomini poi coinvolti nell’operazione di Monterotondo del 9 settembre 1943, quando i tedeschi tentarono di catturare i vertici dello Stato italiano in fuga dopo l’armistizio. “Questa è la parte che mi ha colpito di più”, racconta. “Quei soldati si addestravano qui, usando anche il campo di volo di Zapponeta come base logistica. Ed è assurdo pensare che una vicenda del genere sia rimasta praticamente sconosciuta”.
Il riferimento è ai reparti comandati da Walter Gericke e Gröschke, nomi ben noti agli studiosi della guerra in Italia. Gericke, negli anni successivi, sarebbe stato anche associato alla feroce rappresaglia di Barletta del settembre 1943.
Proprio qui si inserisce uno degli aspetti più controversi della ricerca: il comportamento delle Camicie Nere presenti sul territorio dopo il crollo dell’alleanza italo-tedesca. Nel materiale raccolto da Vania emerge il ruolo della 3° Compagnia della MVSN guidata dal centurione Pecchia, attiva nella zona di Zapponeta. La domanda che aleggia sulle carte è pesante: quelle milizie opposero resistenza ai tedeschi oppure collaborarono? Vania non si sbilancia oltre ciò che i documenti consentono di affermare. Però il parallelo con quanto avvenuto a Barletta resta inevitabile. Lì alcune batterie costiere italiane evitarono di aprire il fuoco contro gli aerei tedeschi durante i bombardamenti. Un episodio che ancora oggi alimenta interrogativi storici sul comportamento di parte delle strutture fasciste locali.
“Ci sono elementi che fanno riflettere”, dice. “Ma io lavoro sui documenti e sulle fonti”. E i documenti, in effetti, raccontano parecchio.
Tra quelli più significativi compaiono le comunicazioni ufficiali della Regia Questura di Foggia e del Commissariato di Manfredonia datate dicembre 1943. Carte nate da un’indagine aperta dagli Alleati dopo la liberazione dell’area per accertare eventuali vittime civili provocate dai bombardamenti. Da quelle note appare chiaramente che l’aviazione anglo-americana aveva colpito il campo di volo di Zapponeta, segno che quell’infrastruttura aveva una rilevanza militare reale. “Il bombardamento sul campo di volo è attestato ufficialmente”, spiega Vania. “Quindi non stiamo parlando di leggende o racconti tramandati oralmente”.
Nonostante tutto, di quel campo oggi non resta praticamente traccia certa. “Non sono ancora riuscito a individuare con precisione il punto esatto”, ammette. “Ho dei sospetti legati all’area di Torre di Rivoli, perché lì esistevano strutture militari e una casamatta, ma non posso ancora dirlo con assoluta certezza”. Il lavoro, insomma, è ancora aperto. Anche perché il materiale emerso sembra soltanto una parte di un quadro più grande: “Ho avuto l’impressione che per anni ci sia stata una sorta di rimozione o comunque una forte difficoltà nel reperire certe fonti”, racconta ancora. “Alcuni documenti non sono semplici da consultare, eppure questa storia cambia completamente il perimetro storico di Zapponeta”.
Intanto la ricerca ha già iniziato a circolare fuori dai confini locali. Alcune pagine specializzate e ambienti legati ai paracadutisti della Folgore hanno rilanciato il lavoro di Vania. Nel frattempo lui sogna qualcosa di più grande: non soltanto un approfondimento storico, ma un percorso capace di trasformare quei luoghi in memoria viva del territorio: “Ho proposto più volte l’idea di tour storici e percorsi culturali”, dice. “Perché qui non si parla solo di Zapponeta, c’è un pezzo di storia europea passato sotto silenzio”. E forse il dato più impressionante è proprio questo: mentre quel piccolo centro costiero viveva giorni di occupazione, movimenti militari e tensioni belliche, il suo nome compariva perfino sulla stampa internazionale dell’epoca. I giornali britannici e americani seguivano gli spostamenti dell’Ottava Armata e indicavano Zapponeta come uno snodo dell’avanzata alleata verso Manfredonia. Una storia enorme rimasta sepolta sotto la sabbia, dentro gli archivi. Fino ad oggi.
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