Sarà inaugurata domani, in collaborazione con la Fondazione dei Monti Uniti, la mostra Il virus nella fotografia del FotoCineClub di Foggia. Un racconto attraverso le immagini dell'ultimo annodi convivenza con il coronavirus.
Quando ci sono state le chiusure lo scorso anno, eravamo nel pieno delle nostre attività - dice a l'Attacco il Presidente Nicola Loviento - Eravamo nel pieno del corso di fotografia. C'è stato il blocco, tempo di una settimana ci siamo affidati ad una piattaforma e abbiamo continuato lì. Il vicepresidente Alfredo Ingino, ha deciso di lanciare un contest interno, per incontrarci sul web settimanalmente e discutere dei lavori. Questa cosa che era nata per cercare di stimolare tutti a non rimanere inattivi, ci ho mostra del materiale interessante. C'è stato lo sblocco, un momento in cui abbiamo potuto uscire di nuovo. Il materiale l'abbiamo visionato con attenzione e mostrato ad esperti che fanno parte della Fiaf, la Federazione delle associazioni fotografiche. Non siamo stati gli unici a portare un progetto simile e il materiale è stato valutato positivamente. Abbiamo avviato una mostra che avrebbe dovuto essere esposta presso gli spazi della Fondazione dei Monti Uniti a novembre, ma causa Covid abbiamo rimandato. In seguito, dalla Fondazione ci hanno chiamato per inaugurala e domani lo faremo online. Sarà possibile visitarla fisicamente fino al 9 di aprile, tranne sabato e domenica. La mostra sarà aperta e quindi sarà possibile accedere per poterla visitare a piccoli gruppi. C'è un catalogo, per cui ringraziamo la Fondazione che ci ha fatto questo omaggio, inserendo le 64 opere esposte. Rappresenterà un racconto di quelli che sono stati i periodi di lockdown totale e di quello che è successo fuori. Le foto sono da vedere, perché rappresentano tanta creatività.
Gli occhi dei fotografi scelgono di non fermarsi, di continuare a guardare e documentare la vita, il mondo, i suoi effetti. Il fotografo è una persona, non ha delle caratteristiche particolari, se non quella di guardare fotograficamente il mondo che lo circonda - prosegue - Abbiamo reagito in maniere più diverse, ci sono persone che hanno cominciato a raccontare il loro vissuto all'interno della loro abitazione. Una formula che ci siamo dati per raccontare il momento, altri non sono riusciti. Perché non è da tutti. Qualcuno ha mandato fotografie solo del dopo, di quei mesi in cui siamo usciti pensando fosse tutto finito. C'è chi si è subito mosso per raccontarsi e per raccontare i propri familiari, il proprio vissuto e chi ha atteso di poter tornare fuori. Noi siamo stati abbastanza decisi nel lanciare questo progetto. A livello nazionale sappiamo che ce ne sono stati e ce ne sono ancora di progetti, la Federazione ne lancerà uno per giugno, però qualcuno si è posto il problema se fosse giusto o meno, perché sono momenti molto tristi e in mezzo ci sono 100 mila morti. Noi non ce lo siamo posti o perlomeno l'abbiamo risolto subito, perché il fotografo deve documentare. Così come sono stati documentati la guerra, gli omicidi e noi siamo qui a documentare quello che accade con il Covid. Non ci si deve fermare, perché secondo noi viene meno il compito del fotografo.
E conclude:%u2008Il FotoCineClub ha una sua storia. E' nato nel 1969, si è sedimentato un'idea della fotografia che non è l'idea del fotografo che scatta la domenica per divertirsi, si è compreso da subito che la fotografia è un mezzo importante di comunicazione, del proprio pensiero e degli eventi. Questo fatto l'abbiamo nel dna e cerchiamo di trasmetterlo da tempo, anche coloro che sono approdati nel nostro circolo un anno fa o da pochi mesi. La vita di tutti i giorni, le nuove abitudini, le nuove paure e le speranze racchiusi in 64 scatti, in volti e azioni, in reazioni e silenzi, con cui da un anno si convive.
Silvia Guerrieri
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