Raffavoca si racconta, una passione nel vinile lunga 50 anni che non è solo tradizione ma filosofia di vita

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Nel panorama musicale contemporaneo, dominato dal digitale e dalla riproduzione istantanea, emerge la figura di Raffaele Pio Francavilla, in arte Raffavoca, un DJ che da cinquant'anni celebra il vinile, mantenendo viva una tradizione che è per lui più di una semplice scelta stilistica: è una filosofia di vita.

Fin dagli anni '70, Raffavoca ha vissuto l'evoluzione della musica, forgiando un bagaglio musicale che custodisce con orgoglio. La sua carriera da DJ, iniziata ufficialmente nel 1975, lo ha visto protagonista nelle discoteche e nelle radio, contribuendo a creare atmosfere indimenticabili e, spesso, ad essere un artefice inconsapevole di tante unioni.

Intervistato da l'Attacco, Raffavoca ha spiegato la sua incrollabile fedeltà al vinile: "Il vinile è un qualcosa di caldo, qualcosa che tocchi, qualcosa che odori. E poi le grafiche delle copertine, gli artisti che ci hanno suonato dentro, è un mondo diverso”. Per lui, il digitale, pur essendo una giusta evoluzione, manca del calore e della cultura che il vinile offre. La sua formazione musicale ha radici a Milano tra il 1971 e il 1975, e la sua propensione per la Black Music è evidente, pur abbracciando anche i grandi del Rock tra il '68 e il '78.

La sua ricerca musicale si è nutrita di anni di ascolti e viaggi internazionali in Germania, Olanda, Inghilterra, Stati Uniti e Canada, un'esperienza fondamentale in un'epoca senza i mezzi di informazione attuali. "Entrare in un negozio di dischi e starci dentro per 7-8 ore significava spulciare 10mila dischi e lì trovavi l'infinito che non conoscevi", racconta, sottolineando come questa immersione gli abbia permesso di creare selezioni uniche.

Dopo mezzo secolo in console, Raffavoca ha avuto la possibilità di far ballare intere generazioni. Il ricordo più significativo di questo percorso è legato alla capacità della musica di creare fotogrammi mentali, legando un suono a un'immagine vissuta. "La sensazione, l'emozione che ti dà quel suono ti riporta a vedere un fotogramma della tua vita passata in quel posto, in quel luogo, con quelle persone, con quelle emozioni", afferma.

La sua carriera è costellata di successi: dall'inaugurazione della prima Discoteca Black Music nel 1975, all'apertura di Radio DBM nel 1976, fino all'innovativo Caesar Videobar nel 1980 (forse tra i primi in Italia con musica tramite TV). Nel 1990 ha aperto il mitico Club Koxò, un riferimento nel NightLife con ospiti come FPI Project, DJH, Babayaga, Black Box. Il 2005 lo ha visto protagonista con il Cafè Motown, un omaggio alla grande musica Black, e negli anni successivi ha partecipato a eventi come la Notte Bianca e Rosa e collaborato con Pro Loco.

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