Terminata la stagione balneare nel Gargano, viene da chiedersi quanta ricchezza dei territori provenga dalla sempre inseguita (e da qualcuno realizzata con profitto) accoglienza turistica. Una domanda che l’Attacco ha posto ed alla quale l’economista Nicola di Bari ha risposto su queste colonne con un dettagliato report riferito all’annualità 2020. Tempo di Covid e di forti limitazioni, questo è indubbio, ma resta il fatto che le risultanze sono comunque stupefacenti. Così tanto che, basandosi sui numeri contenuti nelle dichiarazioni dei redditi - nei comuni di Manfredonia, Mattinata, Monte Sant’Angelo, Peschici, Rodi Garganico, San Giovanni Rotondo, Vico del Gargano e Vieste -, bisognerebbe constatare che il turismo impoverisce i territori. Per cercare di interpretare i dati a dir poco sorprendenti emersi, l’Attacco ha iniziato a cercare riscontri e impressioni dai Sindaci garganici.
Giuseppe Nobiletti, Sindaco di Vieste, non fa mistero della sua sorpresa quando gli vengono riferiti i numeri riportati dal Ministero dell’Economia e Finanze. La regina del turismo garganico e regionale non mostra di fare tanta leva sul segmento turistico. Come altro interpretare il dato secondo il quale i redditi da lavoro dipendente sono pari al 53,26% del totale e un ulteriore 34,43% proviene da pensioni?
“Mi sembra piuttosto strano, dal momento che qui abbiamo un sacco di attività come pizzerie e ristoranti – risponde Nobiletti a l’Attacco -. Ciò significa, quindi, che la ricchezza è detenuta attraverso attività imprenditoriali dal restante 15% dei concittadini”.
In realtà, solo il 4,51% è reddito derivante da impresa, come ha rilevato nella sua precisa analisi Nicola di Bari, quindi stride con la constatazione che Vieste è invece un territorio a forte prevalenza turistica, come testimoniato da circa 1,9 milioni di presenze registrate in loco.
In tema di lavoratori autonomi, poi, quelli di Vieste risultano all’ultimo posto tra gli otto centri presi in considerazione, con un reddito di €30.000 annui.
“La mia delusione è molto forte. Il dato complessivo che emerge – continua Nobiletti - è sicuramente anomalo, perciò ritengo che servirebbe maggiore impegno per scovare i furbi. Noi facciamo quello che è di nostro pertinenza, vedi l’emersione del nero legato all’evasione dell’imposta di soggiorno. Occorrerebbe tuttavia fare un lavoro un po' più accurato, da parte di chi è deputato a questo tipo di accertamenti”.
Il Sindaco cerca di trovare spiegazioni e chiavi di lettura, seppure la sua sorpresa resta evidente. “Sono dati medi, quindi sono aggregati sia quelli delle strutture più grandi che quelli dei più piccoli, così come c’è quello che si trova in centro e quell’altro che è in periferia”, prova a ‘consolarsi’.
Il reddito da lavoro dipendente, a suo avviso, “è una conseguenza, dal momento che le aziende turistiche hanno bisogno di un numero importante di lavoratori. Anche la struttura più piccola che ci sia ha comunque bisogno di cuochi, camerieri, lavapiatti, receptionist, manutentori. Il dato sul lavoro dipendente non mi stupisce ed è anche sintomo di ricchezza. Se non fosse così sarebbe drammatico, perché avremmo tanta gente che resta a spasso”.
L’invito conclusivo è indirizzato ai suoi concittadini, affinché “possano cercare di aumentare il periodo durante il quale si lavora. L’aeroporto Gino Lisa di Foggia può venire utile, ma resta sempre fondamentale l’approccio della città e degli imprenditori, che devono investire nella qualità e migliorare il prodotto turistico”.
Meritano ulteriori approfondimenti anche i numeri che riguardano Peschici, che risulta come il comune più povero con €7.400 di reddito per abitante mentre San Giovanni è il più ricco con i suoi €11.000. Eppure Peschici ha la più alta incidenza percentuale di imprese (6,69%) e San Giovanni Rotondo la più bassa (1,92%).
Inoltre, più della metà della ricchezza che si sviluppa deriva da lavoro dipendente: il 50,09%. E un altro 33,59% viene dalle pensioni. Il totale è presto fatto: 83,68%. Lasciando solo l’1,92% generato da impresa e l’1,89% da lavoro autonomo.
“Secondo i dati del MEF ci troveremmo di fronte a povertà”, la prima osservazione che Francesco Tavaglione, Sindaco di Peschici, fa a l’Attacco. Infatti, il professore di Bari lo ha scritto a chiare lettere: “il livello di povertà assoluta e relativa sarebbe pari al 100% con la presenza di forti tensioni sociali che, di fatto, ancora non ci sono”.
“È evidente che si sono anomalie e contraddizioni – così le definisce Tavaglione -. Solo un ipocrita direbbe che è tutto in linea, arrampicandosi sugli specchi. I numeri sono in perfetta contraddizione con quelli che poi sono i dati a noi visibili. Il disagio economico si rifletterebbe immancabilmente in disagio sociale e io non lo avverto, anzi. Non dubito dei dati del MEF ma normalmente i disagi si riverberano sulle Pubbliche Amministrazioni, in particolar modo sui Comuni, visto che i Sindaci delle piccole realtà sono front-office del disagio sociale. Qui a Peschici, non lo avverto proprio”.
Per fare un’analisi “completa e corretta, bisogna tener conto che a livello di singolo cittadino c’è quel reddito ma, al tempo stesso, non si può trascurare che se costui è proprietario o amministratore, o legale rappresentante, o anche di socio, il reddito viene dato in capo a quella determinata società”.
I 12.165 euro annui di reddito pro-capite riferiti agli imprenditori, cifra davvero irrisoria, pongono ugualmente Peschici in testa nel novero dei centri analizzati e per Tavaglione “ciò vuol dire che c’è qualche meccanismo che sfugge, perché non ritengo possibile che un imprenditore possa avere un guadagno medio di €1.000 mensili. Sono un’offesa e dovrebbero far riflettere non tanto gli amministratori locali, quanto piuttosto coloro che sono deputati alle verifiche delle aziende. Un lavoro coordinato di squadra – ipotizza - potrebbe essere un metodo giusto ed efficace”.
Non giustifica, e lo specifica, però osserva che “quelle anomalie potrebbero essere spiegate in ambiti meno sgradevoli, e anche meglio, dai consulenti che forniscono assistenza contabili alle ditte”.
Il primo cittadino peschiciano, infine, ipotizza che “se qualcuno fosse interessato all’acquisto di un’azienda turistica, il valore di questa è stabilito dalla sua capacità di produrre reddito. Secondo questi dati, varrebbero zero! Invece non è così, visto che le valutazioni che vengono fatte sono su valori importanti”.
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