Aeroporto Gino Lisa, da Foggia a New York si può (se ci fosse la giusta strategia di mercato)

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L’Airbus A321XLR è da considerarsi come un potentissimo acceleratore di sviluppo economico di quei territori che, fino ad oggi, erano esclusi dal giro dei voli internazionali a causa delle ridotte dimensioni delle piste e dall’esiguo numero di domanda passeggeri rispetto alla portata dei grandi aeroplani. C’è da prevedere che, ad esempio, aeroporti come quello di Salerno avranno un’esplosione di passeggeri già dal prossimo anno. Infatti, questo aeroporto che ha riaperto solo il 12 luglio scorso causa lavori di allungamento della pista a 2.000 metri, ha visto già da quest’anno un autentico boom di passeggeri: 15mila in soli 20 giorni a luglio, e ben quasi 40mila ad agosto. Un vero record. Quest’aeroporto ha contratti con Ryanair, Wizzair, Volotea e Easyjet, a cui si sta aggiungendo anche JetA2. Questi vettori assicurano collegamenti con ben 14 destinazioni. Alla GESAC, società di gestione aeroportuale che gestisce anche l’aeroporto di Napoli, sono convinti che questo grande successo sia dovuto in gran parte anche al nome che è stato dato all’aeroporto: Aeroporto Costa d’Amalfi. 

Un nome che è conosciuto in tutto il mondo, specie nel nord America, e che evoca lo spirito della dolce vita. Il solo nome fa venire voglia di andare lì. Ora è facile prevedere che proprio Wizzair non si farà sfuggire l’occasione di portare tantissimi americani direttamente in prossimità della Costiera Amalfitana, evitando così ai propri clienti estenuanti scali a Roma e susseguenti trasferimenti. L’80% dei passeggeri di Salerno sono passeggeri in incoming, cioè in arrivo da altri territori. Il restante 20% sono passeggeri in outgoing, cioè passeggeri residenti in Campania che hanno usato l’aereo per andare altrove.

E quali potrebbero essere le prospettive dell’A321XLR per l’aeroporto di Foggia? Per come stanno oggi le cose nell’aeroporto di Foggia, praticamente le possibilità sono al di sotto dello zero assoluto. Senza un gigantesco cambio di passo a livello di strategie, e senza un piano visionario di marketing territoriale, che metta al centro ciò che di straordinario esiste nel territorio foggiano, è praticamente impossibile ottenere qualsiasi risultato. E’ incredibile leggere sui giornali del territorio che i soli 6.500 passeggeri che sono transitati nel mese di agosto nell’aeroporto di Foggia sono considerati un grande successo. Non è un successo, ma un immenso fallimento. 

E’ il conseguenziale frutto di strategie assurde e suicide che sono state portate avanti non solo dalla politica, ma anche da quei comitati che credono di lavorare per il bene del territorio. Ovviamente in buona fede. Una fra tutte, la più devastante: considerare l’aeroporto di Foggia come l’aeroporto al servizio della popolazione foggiana. I foggiani sono l’unico popolo al mondo che possiede l’aeroporto privato. Infatti, tutte le destinazioni e le strategie di collegamenti aeroportuali, sono state definite in base all’esigenze dei cittadini foggiani, compresi gli orari. Unico caso al mondo. 

La seconda decisione altrettanto devastante: accettare dal gestore una sola compagnia aerea, che all’epoca della partecipazione al bando era ancora solo una compagnia charter e non di linea, semi-sconosciuta e con un solo aeroplano, dimenticandosi di chiedere al gestore aeroportuale quali fossero le altre compagnie scartate, e soprattutto perché sono state scartate. Se hanno accettato una compagnia con un solo aeroplano, le altre ne dovevano avere mezzo. Bando veramente fantastico! Complimenti.

Basta guardare i risultati dell’aeroporto di Salerno per capire facilmente che il traffico dell’aeroporto di Foggia è da considerarsi una vera nullità. Ora appare molto più chiara la genesi del fallimento territoriale della provincia di Foggia, rimasta orfana improvvisamente di quel fantastico Mago di Oz che è stato Pasquale Casillo, e dalla cui perdita non è mai più riuscita a risollevarsi e a riposizionarsi su nuovi progetti e nuove visioni. Vivacchia, si accontenta di quel poco che c’è, sotto la direzione di una classe imprenditoriale inesistente e di una classe politica inetta, guardando ogni anno sempre verso l’alto dal profondo di tutte le classifiche sulla qualità della vita delle città italiane. 

Ora è giunto il momento di cambiare visione e passo. Anche in un territorio diversamente evolutivo come quello foggiano, si possono trovare grandi opportunità e le persone adatte in grado di portarle avanti e di svilupparle con successo. Basta guardarsi intorno con un minimo di acume. Molti penseranno: facile a dirsi scrivendo su un giornale, molto più difficile a farsi. 

Per dimostrare che è possibile, ora proverò a delineare in questa pagina di giornale, i contorni ed i contenuti principali di una grande visione di marketing territoriale basata sulla possibilità di utilizzo dell’A321XLR. Un po' come fece dal punto di vista architettonico Renzo Piano quando, in visita a Bari per l’incarico della progettazione dello stadio San Nicola per i mondiali del ’90, durante il pranzo alla domanda del Sindaco di come avrebbe fatto lo stadio, ha chiamato il cameriere e si è fatto portare un tovagliolo. Su quel tovagliolo ha disegnato con una penna esattamente la sua visione, e quello che sarebbe stato realmente realizzato successivamente. Per la cronaca il tovagliolo è stato incorniciato ed è ancora appeso nel ristorante.

La primissima cosa da fare per attuare questo piano è di agire immediatamente sull’aeroporto in modo che, non solo possa essere pronto per l’attuazione del piano, ma che diventi esso stesso uno strumento di marketing che crea attrazione, come succede a Salerno. Per fare tutto ciò, bisogna cambiare totalmente la percezione dell’aeroporto, che deve essere considerato il mezzo necessario per lo sviluppo del territorio. Questo potrà realizzarsi solo se ci sarà un grande flusso di passeggeri provenienti da altri territori che spenderanno qui parte della loro ricchezza. Pertanto, le politiche commerciali e di marketing dovranno essere orientate alle esigenze dei passeggeri in arrivo, e non in partenza da Foggia. Si comprende facilmente che le due cose non confliggono ma sono complementari, in quanto ogni aereo che arriva per portare gente da fuori, può ripartire benissimo anche con i passeggeri del territorio, che vedrebbero in questo modo aumentare notevolmente le destinazioni dei loro viaggi. Si capisce facilmente che se si punta solo al mercato interno non si andrà mai oltre i soliti due tre voletti per Milano, Torino e Verona. Assolutamente inutili per lo sviluppo del territorio.

Prima di parlare della seconda azione da attuare subito sull’aeroporto, cerchiamo di capire a quale mercato vogliamo rivolgerci inizialmente. Si può facilmente vedere che potremmo rivolgerci ad un mercato di voli intercontinentali situati nella parte centro-nord degli Stati Uniti, il Canada, quasi tutta l’Africa, tutta l’India e parte della Cina quasi fino a Pechino. Questi sono i nostri mercati. E’ facile intuire che ci conviene puntare subito sul mercato americano e canadese, molto connessi tra di loro, che sono certamente i più ricchi. Ma questa non è la sola ragione, perché nel mercato americano siamo baciati dalla fortuna. Infatti, sono riuscito a trovare due veri diamanti che ci porteranno alla svolta territoriale. Il primo diamante riguarda l’aeroporto. Si è detto più volte di cambiargli il nome. Lo possiamo fare rendendolo immediatamente familiare a livello mondiale attraverso un’operazione che si potrebbe definire “ruffiana”. Infatti la proposta è di intitolare l’aeroporto al padre del più famoso italiano d’America: Achille La Guardia. 

Achille La Guardia è nato nell’800 a Cerignola ed era un musicista maestro di banda. Emigrato negli Stati Uniti ha messo al mondo due figli. Il maschio si chiamava Fiorello. Negli anni Fiorello La Guardia è diventato il primo Sindaco di New York di origini italo-americane. Nel suo incarico si è distinto al punto tale da essere considerato ancora oggi il miglior Sindaco che New York abbia avuto, tanto che a lui è stato intitolato il primo aeroporto di New York, conosciuto da tutti come il La Guardia. L’intitolazione dell’aeroporto di Foggia al padre di Fiorello La Guardia ci permetterebbe di fare un gemellaggio con il La Guardia di New York, magari invitando a Foggia le autorità di New York e del La Guardia per il gemellaggio, con tanto di stampa al seguito. La notizia sarebbe riportata su tutti i giornali americani ed europei, dando così a foggia una popolarità di livello mondiale. Finalmente il territorio foggiano esce dall’anonimato e dall’oscurità. La Guardia coast to coast. All’americano Fiorello l’aeroporto di New York, al foggiano Achille l’aeroporto di Foggia. La notorietà è il primo requisito di qualsiasi territorio per essere visitato.

Ovviamente questo non basta. Con le due azioni di cambio di strategia e con il cambio di nome abbiamo solo creato le condizioni su cui appoggiare una grande visione di sviluppo territoriale. E qui arriva il secondo colpo di fortuna, il secondo diamante. Mi sono ricordato che qualche anno fa ho letto un libro di un sociologo e giornalista americano, Malcom Gladwell, intitolato “Fuoriclasse. Storia naturale del successo” – ediz. Mondadori, in cui l’autore analizza alcuni casi di uomini e donne che hanno avuto grande successo nelle loro attività, e cerca di trovare un filo conduttore comune per individuarne le componenti universali.

Il primo capitolo del libro comincia parlando di Roseto Valfortore, in provincia di Foggia. Infatti, descrive un fenomeno che è accaduto nei primi del Novecento ai primi emigranti che da Roseto Valfortore si sono trasferiti in Pennsylvania, fondando lì un piccolo borgo chiamato appunto Roseto, in cui hanno ricreato le tradizioni, gli usi e i costumi che avevano lasciato partendo. Per almeno un decennio medici e scienziati americani hanno studiato i rosetani che abitavano lì. Infatti a differenza della media nazionale e dei paesi vicini, a Roseto c’era una ridottissima mortalità precoce per malattie cardio-vascolari. Pensavano che osservassero i soliti parametri: molto movimento, niente fumo e alimentazione controllata. Macché, i rosetani facevano tutto il contrario. Per anni non sono riusciti a capire cosa fosse che annientasse la possibilità di morti precoci. A Roseto si moriva solo di vecchiaia. Solo dopo anni hanno capito quale era il segreto: le relazioni sociali. I rosetani vivevano in allegria, passavano le serate a chiacchierare e ridere seduti davanti alle porte di casa, facevano grandi cene tutti insieme. Era una comunità molto unita.

Questo fenomeno, conosciutissimo in America, è stato denominato “Effetto Roseto”. Questo stile di vita viene vivamente consigliato in tutti gli ospedali e le cliniche cardiologiche americani. E quale occasione migliore se non quella di andare direttamente lì dove è nato, per apprendere dal vivo le tecniche del buon vivere. Questa idea deve diventare il vero Santo Graal della provincia di Foggia. Deve diventare un gigantesco marchio di fabbrica che dovrà coinvolgere tutte le attività commerciali, turistiche e ristorative di tutta la provincia, che si identificherà in un marchio, che verrà divulgato attraverso una strategia di comunicazione che inviti a visitare quella che diventerà la “Roseto Effect Zone”, identificabile con l’area dei Monti Dauni ed a cascata le aree del Gargano e le Terme di Margherita di Savoia.

Tutto dovrà essere pensato ed organizzato sotto l’egida del marchio Roseto Effect Zone, un po' come le aree DOC dei vini. Dopo di ciò si inviteranno i maggiori tour operators americani, il Console Americano a Napoli, ed i giornalisti delle maggiori testate per quello che nel linguaggio degli addetti ai lavori viene chiamato “evento educational”. Loro vengono, vedono, provano e tornati in patria divulgano. Saranno gli stessi tour operators a creare il nostro “mercato”, ed a contattare le compagnie aeree per considerare anche la rotta per Foggia. Gli americani che arriveranno nei paesi dei Monti Dauni dovranno essere accolti come compaesani. Andranno coinvolti nelle usanze e nei costumi del posto. Loro impazziscono per queste cose, considerando che provengono da aree piene di cemento, grattacieli, e dove mangiamo cibi in scatola. Dovranno imparare anche a cucinare i piatti locali, a riconoscere le verdure, e così via. Tutto ciò darà il via anche alla possibilità di esportare in America gran parte dei nostri prodotti, magari facendo accordi commerciali con i distributori locali.

Con questa visione la provincia di Foggia andrà oltre il turismo del Gargano. Questo è un turismo senza stagioni, che innescherà finalmente la tanto agognata destagionalizzazione. Avremo gente nel territorio tutto l’anno. Ma tra tutta questa gente ci saranno anche dei facoltosi imprenditori o finanzieri, che potranno anche decidere di investire in queste zone. Insomma, se non si fosse ancora compreso, questa è una gigantesca visione che varrà nell’arco di soli tre anni 200mila posti di lavoro in più, e mille nuove imprese.  

Ora la domanda sorge spontanea: chi manderà avanti questo progetto? Prima di indicare chi dovrà condurre il progetto, indico chi non dovrà assolutamente condurlo. Non dovranno condurlo i politici, i Comuni, la Regione ed i vari comitati, che hanno portato allo sfacelo l’intero territorio. Non dovranno condurlo le varie confederazioni ed in generale tutto ciò è coinvolto con l’amministrazione pubblica. Tutti questi dovranno essere al servizio del progetto, affiancarlo, ma non dirigerlo. Altrimenti c’è il rischio di fare un’altra Promodaunia, che è stata un ricettacolo di amichettisti, fancazzisti, baciapilisti, portaborsisti, ed altre amenità del genere. Si è visto infatti che fine ha fatto.

Sembra strano, ma anche nel fango può crescere della buona erba. Infatti, per la conduzione di questo progetto servono solo due uomini ed una buona agenzia di comunicazione. Due uomini che non ho mai avuto il piacere di conoscere, ma di cui ho potuto verificarne il valore. Non farò i loro nomi, ma darò delle indicazioni. Sono due giovani. Uno è un ex politico che ha dato prova di straordinaria creatività e genialità nel marketing territoriale, con una particolare abilità anche nelle pubbliche relazioni e nella divulgazione delle varie iniziative. L’altro oggi è un imprenditore, ma che proviene dalle grandissime realtà internazionali della consulenza finanziaria aziendale. Ha un Master e parla tre lingue. Si intende di finanza e sa fare piani finanziari. 

Questi due giovani, insieme ad una buona società di comunicazione, saranno in grado di finalizzare questa visione. Non serve altro. Per ciò che mi riguarda, a differenza di Renzo Piano, non sarò io a costruire il progetto. Lo faccio fare ad altri. Ho solo utilizzato queste pagine di giornale al posto del tovagliolo. Ho vissuto vent’anni a Foggia, ho dato idee e progetti a tante persone delle Istituzioni e non, ho cercato di creare tante iniziative, che se seguite anche quelle avrebbero potuto essere l’inizio di un cambiamento. Ma non glien’è mai importato niente a nessuno, persi com’erano nelle trame del loro piccolo mondo antico. Ora sono andato via. Mi basta avere indicato la sola ed unica strada percorribile per la salvezza economica del territorio. Tutto il resto rimane sempre solo una gran noia.

(Stefano Bono)

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