Declino Manfredonia: 75% famiglie con reddito netto di 750 euro al mese, nessuno oltre 120mila euro lordi annui

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Un Paese, un territorio, una città entrano nella “trappola della povertà” quando contemporaneamente decresce la popolazione, aumenta il livello di povertà e si arresta la mobilità sociale trasformando la società da fluida in classista. La città di Manfredonia, terza in provincia di Foggia per popolazione, si trova proprio in questa condizione. La sua malattia attuale è la “trappola della povertà” e se non si pone rimedio sarà condannata ad un declino e decadimento irreversibile i cui effetti ricadranno su tutti, nessuno escluso. La demografia ci rappresenta numeri ed indici invernali: negli ultimi otto anni (2015-2023) la città ha perso oltre 3.500 abitanti (6,29% dell’intera popolazione); l’indice di vecchiaia (rapporto tra anziani e giovani) è passato dal 75,3 dell’anno 2001 al 196,7 del 2023, il peggiore dell’intera provincia di Foggia, innalzando l’età media da 37,4 anni a oltre 46 anni (due anni dal punto di non ritorno); l’indice di ricambio generazionale (rapporto 60-64 anni/15-29 anni) dal 68,5 al 128,4, e con un indice di fertilità (figli per coppia) a 1,04, rispetto ad una media nazionale e provinciale di 1,2. Questi valori, se non corretti in tempo, porteranno la città sipontina all’insostenibilità del suo sistema economico e sociale e alla continua desertificazione demografica, i cui effetti sono già presenti nei livelli di reddito delle famiglie. I dati delle dichiarazioni dei redditi del 2023 pubblicati dal MEF (www.finanze.gov.it) lasciano a dir poco interdetti. I redditi da lavoro dipendente netti annui medi sono di 15.600 euro (1.300 euro circa al mese per 18.757 nuclei familiari), identici a quelli pensionistici pari a 1.300 euro al mese per 11.420 pensionati. Il lavoro autonomo dichiara 44.900 euro annui netti medi (3.700 euro mensili per 390 unità), le imprese più grandi (contabilità ordinaria) dichiarano 31.200 euro (2.600 euro al mese per 59 imprese) e quelle più piccole in contabilità semplificata 13.500 euro annui netti (1.100 euro al mese), al di sotto di tutti. L’analisi per classi di reddito stordisce e dispera per i valori dichiarati. Sono 11.702 le famiglie (35,2%) che dichiarano un reddito medio netto mensile di 308 euro e altre 4.787 famiglie (14,4%) dichiarano 880 euro al mese in media netti. In altre parole, applicando i criteri ISTAT per città come Manfredonia sulle condizioni di povertà assoluta (1.069 euro per nuclei familiari con due figli), il 49,6% delle famiglie sipontine vive in povertà assoluta secondo quanto dichiarato al fisco, ovvero non sono in grado di soddisfare i bisogni primari quali il cibo, il vestiario, l’abitazione e i servizi sanitari.

Infine, 8.405 famiglie (25,3%) dichiarano al fisco un reddito mensile medio di 1.200 euro e, calcolando la media ponderata delle classi di reddito che vanno da 0 a 26.000 mila annui si ha come risultato che il 74,8% delle famiglie vive con un reddito medio netto mensile di 742 euro. I ricchi, per così dire, della città (redditi che vanno da 26.000 a 120.000 euro) costituiscono il 25,2% delle famiglie, e non c’è nessuno che dichiara redditi da lavoro superiori a 120.000 euro lordi annui (vedere tabella per maggiori dettagli). 

In una città di oltre 53mila abitanti non c’è persona che dichiara al fisco redditi lordi annui da lavoro o pensione superiori a 120.000 euro, dimostrazione evidente di un impoverimento totale della città. Come è stato possibile tutto ciò in una città di mare, porta del Gargano, con un clima fantastico, una dotazione infrastrutturale che ha tre portualità e buone reti stradali? Con questi vantaggi avrebbe dovuta essere la locomotiva dell’intero territorio garganico, invece oltre il 70% delle famiglie vive in media con poco più di 750 euro al mese. Chi ha ridotto la città in queste condizioni? 

Tutti, chi più chi meno, abbiamo contribuito, con il nostro assenteismo, con la rassegnazione, le nostre lamentele sterili, il cinismo dilagante, l’invidia, l’isolamento, l’impoverimento spirituale e culturale, il senso di appartenenza indebolito, di fatto questi atteggiamenti hanno fatto sì che le istituzioni pubbliche e private, guidate da incompetenti e ignoranti nelle migliori delle ipotesi, invece di essere inclusive e coinvolgenti sono state estrattive ed esclusive, ed hanno operato a vantaggio di una ristretta élite di amici e parenti stretti, oltre che di criminali e falsi e spregiudicati imprenditori premiati per la loro spregiudicatezza e favoritismi reciproci. 

Abbiamo bisogno come l’aria che respiriamo di istituzioni inclusive governate da persone con senso di responsabilità e senso del bene comune, capaci e consapevoli che insieme si vince, coinvolgendo tutti, sostituendo chi ha fatto crescere rendite parassitarie e speculazioni di ogni tipo e genere. 

La rendita ormai prevale ampiamente sul lavoro, l’incompetenza e l’ignoranza valgono di più della conoscenza e del merito, la disonesta è l’atteggiamento più consolidato e l’onestà è diventata una virtù degli ingenui e dei deboli. Questo è l’ambiente che ha portato la città al declino e decadimento attuale, un corpo agonizzante da tempo nella piena consapevolezza di tutti. 

Con i dati esposti ho semplicemente dato evidenza oggettiva dello stato di salute della città, tutti abbiamo da tempo consapevolezza di ciò, ci limitiamo a criticare, a lamentarci, a dare la colpa alla politica, ma nulla di concreto facciamo poiché ci sentiamo soli e depressi, viviamo un’attesa migliore che non si realizzerà mai se non la pensiamo, la progettiamo e la realizziamo tutti insieme. 

Ancora più danno fanno gli ottimisti inconsapevoli e ignoranti che predicano un futuro migliore poiché loro vivono nella illegalità, di rendita e favoritismi, pochi a dire il vero, e i pessimisti incalliti, tristi e depressi, tanti, che non vedono futuro e preannunciano scenari apocalittici e guerre nucleari e spaziali. Bisogna, invece, ascoltare i realisti competenti e informati (mosche bianche) che nella loro vita sono stati coerenti tra quello che dicono e quello che hanno fatto, e sono quelli che raccontano la verità, e che sono convinti che la verità è illuminante e porta a soluzioni possibili, e ci aiuta ad essere coraggiosi per affrontare grandi ed importanti sfide.

La città oggi ha un Sindaco che senza dubbio alcuno è una persona per bene, una qualità rara in politica, così come sono persone oneste l’intera giunta e la maggioranza che lo sostiene; ma, superando il politicamente corretto, i dati esposti richiedono ben altre capacità, esperienze, conoscenze, autorevolezza e doti di leadership per poter superare le tante complessità che la società ci presenta.

Il tempo di agire è già scaduto, ma collettivamente possiamo provare a dare la speranza. Se non lo facciamo mi sento di dire a tutti di trovare una via di fuga altrove, giovani e meno giovani, poiché già stanno venendo meno i bisogni e i diritti fondamentali, e io sono un testimone diretto.                              
(Nicola di Bari, economista - l’Attacco)

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testatina dillo al direttore WEB

 

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