Il grave declino demografico di Monte Sant’Angelo, che si inscrive nel generale fenomeno che sta attanagliando la provincia di Foggia, è fonte di preoccupazione nella città garganica. Sta alimentando da settimane un vivace dibattito social la riflessione consegnata a Fb da Antonio Nasuto, professore di filosofia in pensione e fine intellettuale montanaro. “Ora che le feste sono finite, che molti sono partiti (giovani e non), è arrivato il momento di iniziare la riflessione sul futuro della nostra città, Monte Sant'Angelo. È arrivato il momento di uscire fuori dal compiacimento della città bella (cosa vera), nota e ammirata in molte parti d'Italia e del mondo (cosa non falsa), compiacimento accompagnato dalla litania dei “due siti Unesco” e dal mantra “città della cultura” (cosa non più del tutto vera). Dobbiamo cominciare a dirci una verità, preoccupante e sgradevole: la nostra città è quasi moribonda”, ha scritto Nasuto. “Monte è ormai una città che si sta spopolando in modo irreversibile, la mortalità si avvicina ai 300 morti all'anno , mentre la natalità arranca intorno ai soli 50 nati all'anno circa; molti sono gli anziani che sono rinchiusi in casa per necessità o per scelta; tante (di sicuro più di 100) le coppie di ultrasessantenni che vanno al nord ad accudire figli e nipoti emigrati, sguarnendo la città di risorse umane, e finanziarie, ancora valide. Le conseguenze sono drammatiche: lo sfinimento dei legami sociali, l'allentamento in loco delle relazioni familiari e amicali, il collasso dei riferimenti urbani, la desertificazione delle strade, conseguente alle infinite case disabitate, e soprattutto la perdita dell'assetto civile che rende città un insieme di abitanti. Per non parlare del calo verticale dei consumi, con la chiusura di molte attività commerciali, indicatrice di una grave crisi economica non facilmente recuperabile”.
“Monte è diventato un paese di vecchi, di pensionati, una succursale dell'INPS. I giovani, quei pochi che si vedono in giro, sembrano spaesati, estranei, diffidenti e impacciati, alieni in un pianeta che non è il loro. Gli studenti, che una volta attraversavano le vie della città, animandole, per andare e tornare a/da scuola, sono scomparsi, a causa di scelte insensate di dirigenti scolastici che li hanno relegati in plessi periferici, rendendoli invisibili e togliendo alla città quel poco di afrore di giovinezza ancora presente in essa. La frenesia delle numerose auto può trarre in inganno. Non è indice di una mobilità produttiva e di vivacità economica. Al contrario, è un fenomeno di degrado e di stoltezza: molte auto attraversano il centro della città come fosse un circuito automobilistico o una giostra, senza necessità e senza una meta precisa, arrecando danno all'ambiente, alla propria salute e alla propria economia. Il quadro è desolante. Tutto questo ci costringe a riflettere e a pensare a possibili vie di uscita, senza le quali tra 20 anni, o forse meno, la città non ci sarà più”, ha concluso l’ex docente.
“Qualche anno fa feci una indagine sulle dinamiche demografiche del Gargano, per valutare l’impatto della popolazione sulle risorse forestali. I dati si riferivano al 2019 e credo che ora sia peggio. Monte Sant’Angelo è stato il comune che più di tutti ha subito un calo demografico significativo”, il commento del professore universitario Pasquale Marzialiano.
“Inverno demografico, spopolamento, aree marginali: non solo le aree interne montane anche i centri piccoli e grandi della costa ne sono afflitti. Le strategie c'erano e ci sono. Per non dovere assistere impotenti all'abbandono. Apriamo un dibattito costante, intenso e senza preclusioni”, è stato l’invito rivolto dall’ambientalista sangiovannese Gianfranco Pazienza. “Sono processi in atto da anni e chi vive fuori li vede con maggiore nitidezza”, ha osservato Pasquale Cotugno, che risiede da anni lontano da Monte.
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