Per fare bene il loro lavoro, se ne deve parlare il meno possibile. Ma se commettono qualche errore, apriti cielo. Prima si chiamavano ‘guardalinee’ poi sono diventati ‘assistenti arbitrali’, ma non è cambiato il loro contributo per il regolare svolgimento delle partite di calcio. Che sia primo o secondo assistente, resta pur sempre una passione.
Questa è la ‘stella’ che ha guidato Pasquale De Meo, 39enne foggiano ma di papà sipontino, che proprio oggi ha celebrato un traguardo importante: la centesima volta in Serie A. Un club esclusivo, e del quale non si entra a far parte per caso, per quanto si tratti di un figlio d’arte.
Suo padre, infatti, è stato assistente arbitrale fino alla Serie C, oltre che presidente della sezione AIA foggiana. In realtà, c’è un lavoro a monte che pochi conoscono. Prepara ogni singola partita analizzando le squadre che saranno in campo attraverso i fuorigioco, gli schemi dei calci piazzati, i movimenti dei calciatori.
Tutte informazioni per limitare al minimo le sorprese. Pasquale è stato impegnato nel match che ha messo di fronte allo stadio Arechi di Salerno, alle ore 12,30 di oggi, la Salernitana e il Milan campione d’Italia in carica.
Probabilmente qualche brivido gli è corso lungo la schiena, al pensiero del traguardo raggiunto. Non sono tanti i foggiani infatti a potersene fregiare: c’è stato Francesco Paolo Schena ad arbitrare in Serie A negli anni ’70 e aveva come assistenti Giuseppe Russo e Giulio Marasco.
Più recentemente, l’ultimo assistente arbitrale foggiano in Serie A è stato Giuseppe Stallone. Adesso è toccato a Pasquale De Meo, che dalla sua vanta anche 115 gettoni sui campi della Serie B. Ha coadiuvato l’arbitro Francesco Forneau, della sezione di Roma 1. Nel giorno del suo esordio in A, invece, l’arbitro era Andrea Romeo e la gara si era giocata il 30 marzo 2013 allo stadio Azzurri d’Italia, a Bergamo. Di fronte, i padroni di casa dell’Atalanta e la Sampdoria di Delio Rossi. Gara che terminò a reti inviolate, ma con 5 ammoniti e 1 espulso.
Chi lo conosce, riferisce che resta sempre con i piedi ben saldi a terra. E questo si è tradotto nel percorso di studi che ha portato a termine, nonostante a 15 anni si iscrisse al primo corso da arbitro a Foggia. Nel marzo 1999 il suo primo fischietto in una gara di Esordienti. Dopo la trafila d’obbligo, fu promosso nel settore regionale, dove ha calcato i campi fino all’Eccellenza.
L’impegno sul terreno di gioco non si è fermato più, nemmeno il suo studio però. Si è laureato, e ha iniziato a lavorare da subito come farmacista. La sua salita nel mondo arbitrale lo ha visto promosso in Serie D, dove ci è rimasto per cinque anni.
Raggiunta la Serie C per altri 3 anni, sempre come arbitro, è stato dismesso e ha seguito il corso di qualificazione per assistente arbitrale. I candidati erano 25 da tutta Italia, ne passarono solo quattro e Pasquale è uno di loro.
La carriera da assistente inizia da una categoria superiore rispetto a quello in cui si è concluso da arbitro, perciò (ri)cominciò la sua esperienza dalla Serie B. Ci è stato per quattro stagioni calcistiche, poi è stato promosso nella ancora più importante Serie A. Dove calca i campi da ormai sette campionati, incluso quello in corso.
Ogni volta si riguarda, inesorabile annota quando magari si è trovato anche solo ad assumere una postura scorretta che lo avrebbe potuto penalizzare in una eventuale valutazione.
Forse sarà un po' troppo maniacale, ma viene descritto così fino da quando iniziò ad arbitrare. Nemmeno quando era bambino contestava le decisioni arbitrali. Nel suo caso, si nasce così. E si coltiva con profitto la propria passione.
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