Michele Vaira, noto penalista, è stato tra i pochi che negli anni della Foggia commissariata hanno saputo animare il dibattito e prendere posizione, attivandosi direttamente in più occasioni. La capacità di organizzare, coinvolgere e trascinare è un tratto del suo DNA.
Negli anni al Liceo Volta fondò con altri il giornale di istituto e organizzato eventi contro le mafie, già nel 1992. E’ stato determinante per la crescita di AIGA, l’associazione italiana dei giovani avvocati portata, da presidente nazionale, nel 2017 al record di iscritti e di influenza nel panorama nazionale e internazionale (da Tokyo a New Orleans). Di formazione cattolica (allievo delle Canossiane e parrocchiano a San Giuseppe Artigiano) e di orientamento politico di sinistra e radicale (membro del direttivo nazionale di Nessuno Tocchi Caino), vicino al Pd ma sempre tutt’altra cosa rispetto ai tanti yes-men funzionali al potere.
Giornalista pubblicista dai 18 anni di età, speaker di fronte a una platea di 400 scienziati forensi americani dell’AAFS quale unico avvocato italiano, tecnico che ha saputo dare contenuto (con un’interrogazione parlamentare e un esposto in Procura) alla mobilitazione della società civile volta ad evidenziare i dati dopati della raccolta differenziata a Foggia e i dubbi sul rinnovo contrattuale dei commissari straordinari del Comune in favore della partecipata barese Amiu spa. Tante passioni: le partite di tennis nel tempo libero a Siponto, la musica (e Robbie Williams in particolare), il cinema e i fumetti (“il mondo Disney ha stimolato la mia fantasia e forgiato buona parte del mio carattere”).
Figlio di un bancario, morto prematuramente, e di un’insegnante. “Mio padre proveniva da una famiglia agiata; era un liberale vero, che rispettava innanzitutto la libertà altrui. Mia madre, orfana di guerra, comunista, fan di Nichi Vendola. Mio fratello, praticamente anarchico. A casa non si è mai parlato di politica”. È felicemente sposato con la compagna di una vita (oltre 26 anni), Patrizia. Chi li conosce bene descrive come “fortissima” la personalità della moglie, forse l’unica in grado di contenere la sua esuberanza. Tre figli: di 18, 17 e 12 anni. Gli stessi amici, da sempre (“qualcuno, purtroppo, non più a Foggia”).
Chi lo conosce ne apprezza il coraggio e la chiarezza delle idee: “Sento l’esigenza di far capire sempre da che parte sto, anche se non lo chiamerei coraggio. Non ho mai rischiato la vita per le mie idee. La mia professione mi porta naturalmente a vedere ogni questione da due o tre punti di vista diversi, favorendo l’obiettività a discapito dell’appartenenza. Ho imparato, poi, a non personalizzare i contrasti, che è uno dei grandi problemi della società e della politica odierna”.
E’ stato uno degli artefici del rilancio della Cartiera di Foggia, che rischiava la chiusura: dal 2014 al 2017 membro del cda del Poligrafico, che ha investito oltre 100 milioni per la sede foggiana. “Ho avuto la fortuna di collaborare con manager di straordinaria competenza e irreprensibile moralità: una qualità senza l’altra è inutile. Ho convinto il resto della dirigenza a credere in Foggia: una fiducia che è stata ampiamente ripagata. La Cartiera è tornata ad essere di centrale importanza per l’azienda, che a sua volta è un modello di efficienza a livello europeo. Non posso dimenticare di aver incrinato dei rapporti personali con soggetti insospettabili che ritenevano normale chiedermi di raccomandare amici e parenti per assunzioni e promozioni. Così come ho dovuto constatare che, in passato, l’azienda non era stata tutelata adeguatamente dal punto di vista politico, con iniziative legislative che ne avevano svuotato il potenziale”.
Per il Comune di Foggia Vaira si augura “una pattuglia di donne e uomini capaci di sognare, perché ‘i sogni arrivano prima delle idee’, come ha detto giorni fa a Sanremo Benigni “rubando” un pensiero di Oscar Wilde”. “E vorrei vedere un o una grande leader a capo di una coerente coalizione: una personalità come Gianfilippo Mignogna, o come Giuseppe Nobiletti, che hanno messo, in giovane età, le proprie competenze e passione a favore delle comunità di Biccari e Vieste, rendendosi artefici di una vera svolta, civica e amministrativa”, aggiunge.
“Quando sento politologi locali sostenere che ‘il nome del candidato è l’ultima delle cose’ mi viene da sorridere: è la plastica ammissione che, in fondo, il fine di ogni alchimia politica è quello di preservare, ciascuno, una fetta di potere, attribuendo una rappresentanza temporanea al soggetto meno ingombrante possibile. E degradare il progetto di rinascita della città a mera frazione di una campagna elettorale permanente”. Sin da subito Vaira ha espresso un giudizio tagliente sulla gestione straordinaria. “Per Foggia questi sono stati anni sprecati. La gestione commissariale è stata del tutto inutile e in certi ambiti dannosissima come dimostra la vicenda Amiu”, sottolinea.
“Tre funzionari che non vivono a Foggia, senza alcuna esperienza amministrativa, non possono essere in grado di gestire un ente territoriale complesso e con problemi atavici come Foggia. Si sono chiusi nella torre d’avorio, ad ingaggiare inutili conflitti con dirigenti e dipendenti. Avevano detto che “avrebbero parlato con gli atti”. Sarebbe stato meglio un silenzio assoluto. Sostengo da anni la totale inutilità dell’istituto dello scioglimento in chiave preventiva. Il procedimento è del tutto sommario e svincolato dai ben più incisivi interventi della magistratura. Dal punto di vista amministrativo le città sono abbandonate a loro stesse. La politica e la comunità, invece, hanno scarsa consapevolezza di quanto è accaduto, che non è stato adeguatamente approfondito. In molti si accontentano di usare questi eventi come “clava” contro gli avversari. Da cittadino avverto l’esigenza di un ripensamento globale del modello di città, dalla pianificazione seria dell’urbanizzazione alla modernizzazione della viabilità. C’è il doppio dei semafori necessari. L’attuale classe politica corrisponde a quella precedente e direi addirittura anche a quella più remota. A Foggia, più che a livello nazionale, non si intravedono segnali di rinnovamento. Molti faticano a rendersi conto che il loro momento è passato e tentano di riciclarsi con risultati invero grotteschi”.
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