San Giovanni Rotondo al voto: centrosinistra diviso, a destra intravedono il colpo. Ballottaggio il vero rebus

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A San Giovanni Rotondo la campagna elettorale, sembra  una lunga resa dei conti che va avanti da mesi. E adesso che il voto è alle porte e i rapporti di forza iniziali sono ormai mutati, il quadro comincia a definirsi con maggiore chiarezza, con l’incognita più grande legata al ballottaggio che - com’è noto - ha spesso ribaltato tutto. La sensazione che circola negli ambienti politici della città è abbastanza netta: Rossella Fini parte in vantaggio, oltre che sul piano politico, soprattutto sul piano numerico. È lì che si starebbe giocando la vera differenza rispetto agli altri candidati. “Non è una questione di qualità, è una questione di quantità”, osserva chi segue da vicino gli equilibri sangiovannesi. In parole povere: il peso delle liste e dei candidati consiglieri continua a contare moltissimo in una città in cui il consenso si costruisce ancora con le reti personali. Ed è proprio questo l’elemento che starebbe spingendo molti osservatori a escludere sorprese clamorose al primo turno. L’idea dominante è che la corsa vera sia tra Rossella Fini e Floriana Natale, con gli altri candidati costretti almeno sulla carta a rincorrere. Il dato politico più pesante resta la frattura del centrosinistra. Una rottura che covava da tempo e che alla fine è esplosa in maniera definitiva: per mesi si è andati avanti con tensioni interne e diffidenze reciproche rimaste sottotraccia, finché il vaso non è saltato. “Loro vedevano tutti quanti la vittoria in mano, quindi tutti volevano essere protagonisti della vittoria”, racconta chi conosce bene le dinamiche cittadine. Il risultato finale è stato opposto: divisioni, rancori e due blocchi progressisti che oggi si contendono lo stesso elettorato. Ed è qui che il centrodestra pensa di poter infilarsi davvero. Floriana Natale parte da una base politica più compatta e soprattutto da uno scenario favorevole: trovarsi davanti un’area progressista spezzata in due. Uno scenario che, secondo molti, rende quasi obbligatorio almeno l’accesso al ballottaggio.

“Se Natale non arrivasse al secondo turno sarebbe un fallimento storico”, è un po’ la sintesi di questo ragionamento. Parole pesanti, che raccontano bene quanto il centrodestra consideri questa tornata forse una delle più delicate degli ultimi anni.
Anche il clima nazionale potrebbe incidere: da una parte il malcontento verso il governo Meloni, che una parte del centrosinistra proverà inevitabilmente a cavalcare; dall’altra il peso sempre più ingombrante della Regione Puglia e di un sistema politico locale che - anche alla luce dei recenti rincari sull’Irpef che sono stati annunciati - secondo molti cittadini, ha ormai consumato gran parte della propria spinta.
Decaro inizia a non essere più tanto Papa”, si lascia sfuggire qualcuno nei ragionamenti fatti lontano dai riflettori ufficiali.

Il punto vero, però, è che San Giovanni Rotondo continua a portarsi dietro una disillusione profondissima, una stanchezza politica che non nasce oggi e che anzi sembra essersi aggravata negli ultimi anni tra crisi amministrative, commissariamenti, governi caduti e continue guerre interne. “Più che instabilità, si tratta proprio di malgoverno”, è il giudizio tranchant che gira da tempo in città.
E infatti anche sul fronte dell’affluenza le aspettative restano basse, nessuno si aspetta una grande mobilitazione popolare. Al contrario, è assolutamente verosimile che una fetta consistente di elettorato possa scegliere ancora una volta di restare a casa. “Gli indecisi stavolta probabilmente non andranno proprio a votare”, è la convinzione anche di molti addetti ai lavori.

Nel frattempo la campagna elettorale procede a suon di incontri pubblici, anche con l’ausilio - come di consueto - di figure nazionali a sostegno dei candidati. Rossella Fini prova a presentarsi come la candidatura più strutturata e forte sul piano organizzativo. Floriana Natale insiste invece sull’idea dell’alternativa possibile dopo anni di amministrazioni finite spesso nel caos politico.
Più complicata appare la strada per gli altri candidati in campo. Giuseppe Siena, per esempio, viene descritto da molti come figura stimata sul piano personale e professionale. Ma anche qui il problema starebbe tutto nella macchina elettorale.
Ha qualità indiscutibili, però gli altri hanno tanti candidati e lui molti meno”, è il ragionamento che circola.
Un discorso simile riguarda anche gli altri outsider, costretti a muoversi in una campagna dove il peso delle liste rischia di risultare decisivo già dal primo turno.

Il vero spartiacque potrebbe quindi arrivare dopo. Perché, a San Giovanni Rotondo e non solo, il ballottaggio è sempre una sorta di “altra elezione”, con logiche completamente diverse rispetto al primo turno. Accordi trasversali, convergenze silenziose, elettorati che si spostano, candidature sconfitte che diventano improvvisamente decisive. “Una volta arrivati lì può succedere di tutto”, ripetono in molti.
E infatti nessuno, almeno per ora, si sbilancia davvero sul nome del futuro sindaco. Rossella Fini parte avanti, Floriana Natale sente di avere margine. Ma il secondo tempo della partita, quello vero, potrebbe iniziare soltanto dopo il primo scrutinio. Nel frattempo San Giovanni Rotondo resta sospesa dentro una campagna elettorale che racconta bene anche la crisi più generale della politica locale: coalizioni fragili, leadership contestate, personalismi mai superati e una città che continua a oscillare come un pendolo  tra una  fame di cambiamento e una sfiducia cronica verso chi governa.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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