Non si può dire che abbia bisogno di grosse presentazioni, dal momento che l’onorevole Antonio Tasso è noto. Eletto deputato nel 2018 tra le fila del MoVimento 5 Stelle, ma un mese dopo l’inizio del mandato si iscrive nel Movimento Associativo Italiani all’Estero. Ha dato vita a Manfredonia all’associazione politica AgiAMO e perorato la causa di Giulia Fresca come Sindaca di Manfredonia.
Il suo pensiero a l’Attacco, con disponibilità, tra un impegno istituzionale e l’altro.
Le coalizioni che segnavano un taglio col passato (voi, quella pentastellata e Azione) raggiungono il 41,3% degli elettori. Perché non si è riusciti a incanalare la voglia di cambiamento?
Sono d’accordo in parte con la prima considerazione. La nostra coalizione (Progetto P.E.R. la Città) ed Azione hanno rappresentato davvero un’offerta nuova, in cui il M5S avrebbe potuto trovare una comunione di intenti. Così non ritengo per le altre liste della coalizione Manfredonia 2050, che così formata non rappresenta un vero cambiamento. È una considerazione che abbiamo espresso fin dall’inizio, quando cominciarono ad intavolarsi le prime riflessioni. Vero, la voglia di cambiamento, di fatto, è stata espressa e c’è rammarico perché si sarebbe potuto cavalcare questa tendenza (poi diventata reale), ma per fare un accordo bisogna averne davvero l’intenzione e credo che quest’ultima non ci fosse.
Più soddisfazione o rammarico?
Oggettivamente credo che la coalizione “Progetto P.E.R. la Città” sia stata l’occasione che non è stata colta. Comunque un certo riscontro si è verificato e costituisce la base per un soggetto nuovo nel cimento elettorale. Si parte da questo dato lusinghiero per una proposta politica innovativa nei comportamenti che intendiamo portare avanti a cominciare dalla prossima consiliatura.
Non c'era l'effetto traino di altre elezioni, non c'era informazione mainstream. Eppure ha votato il 61,10% dei manfredoniani. Cosa ne pensa e come interpreta questo dato?
I numeri dell’affluenza sono di certo rilevanti, ma quasi il 40% di disinteresse o disillusione mi pare una percentuale troppo alta per una comunità che veniva da una “vacatio” politica di oltre due anni. Avevo immaginato, e sperato, una voglia di partecipazione più concreta ed attiva. Purtroppo il pluriennale governo della Città, sempre dello stesso colore, che ha portato i disastrosi risultati tristemente noti a tutti, ha creato una frattura tra la politica e la collettività che richiederà molto tempo per ricomporsi, e soprattutto buona amministrazione della ‘cosa pubblica’. Ripongo davvero poca fiducia in entrambe le coalizioni schierate al ballottaggio, soprattutto per l’enorme difficoltà del lavoro da svolgere. Naturalmente sarei felicissimo di sbagliarmi e sono sincero nell’affermarlo.
Non ci sono più i campioni di consensi. Voto smarcato dal potere detenuto da chi amministrava?
Chi rappresentava quel tipo di consenso, per diversi motivi, non ha ritenuto di scendere in campo (in qualche caso non ha potuto), ma non è riuscito a trasferire quei numeri su elementi ‘fidati’. Le logiche, a mio avviso, sono rimaste le stesse, ma un conto è colui che le ha portate avanti negli anni, altra cosa è il suo ‘avatar’.bBisogna, altresì, considerare che l’enorme frammentazione, con la presenza di circa cento candidati in più rispetto al 2015, non ha di certo agevolato il conseguimento di quel risultato.
Le forze di centrosinistra, messe insieme al di là di dove si sono schierate, hanno tra il 60% e il 70%.
Che Manfredonia, da diversi anni, sia un feudo della sinistra è una realtà acclarata dalla storia. La frammentazione che si è avuta in quest’ultima tornata (e conseguente abiura dei propri simboli) è dovuta alla presa d’atto che, negli scorsi anni, la conduzione interna del più grande partito di quest’area e l’azione amministrativa della Città sono stati fortemente deficitari. La conseguenza è stata questa miscellanea civica che, francamente, non mi ha molto impressionato. Né per la qualità dell’offerta e né per l’opportunità della proposta.
Le sue sensazioni per il ballottaggio?
I risultati del primo turno dovranno essere attentamente valutati per avere contezza di quali potrebbero essere gli eletti, in entrambi i casi, e quindi i possibili scenari. Personalmente, ritengo che potrebbe essere arrivato il momento di provare una sana alternanza. Come accade nel commercio, la ‘concorrenza’ aguzza l’ingegno e sprona l’impegno a far bene.
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