“La visione politica del centrosinistra è vecchia, stantia, obsoleta”

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Tardano a spegnersi i clamori della fuoriuscita di tre liste dalla coalizione che le vedeva accanto al MoVimento 5 Stelle. Hanno lasciato il sostegno a Raffaele Fatone e si sono schierati a favore di Gianni Rotice, suscitando soprattutto le ire delle compagini impegnate a favore di Gaetano Prencipe.

Al centro di questo fuoco incrociato una volta amico, c’è la lista che ha fatto da riferimento per E885 Manfredonia Ri-nasce e La mia città: Città Protagonista.
Ancora più al centro del fuoco di fila, ci sono il coordinatore Libero Palumbo e il presidente Tonino Prencipe.

L’Attacco ha ascoltato direttamente il presidente Prencipe, il quale chiarisce subito che “siamo nati nel 2016. Un anno dopo, siamo usciti dal PD ed eravamo presenti in Consiglio con la nostra lista. Qualcuno dimentica che noi siamo stati i fautori del Terzo polo – dice -, che vedeva la partecipazione di Fratelli d’Italia e dell’UDC poi andati con Rotice. E dimentica che successivamente abbiamo sostenuto convintamente Fatone, non altri. Saremmo stati incoerenti se avessimo sostenuto il centrosinistra in questa fase. Piuttosto, devo ricordare a Paolo Campo chi prese con sé quando andò al ballottaggio e lo vinse? C’erano Peppino Dicembrino, Onorino Di Sabato, Franco Ognissanti che si era candidato con i Popolari”.

Specifica meglio che “il nostro non è mai stato un percorso politico all’interno del centrosinistra, quanto piuttosto un percorso politico civico. Non è corretto definirlo apolitico, bensì è apartitico. Visto che Gaetano Prencipe rappresenta il vecchio sistema partitico, sotto mentite spoglie, non ce la siamo sentita di condividere il suo progetto”.

Parla di “percorso coerente”, in opposizione a “chi ha detto peste e corna di Prencipe e si trova poi di nuovo allo stesso tavolo. Non siamo noi gli incoerenti, lo è chi caccia Gaetano Prencipe e non gli permette il secondo mandato da Sindaco, ma dopo lo ripesca quando fa di nuovo comodo”.

Non si tira indietro e coglie gli spunti proposti per la chiacchierata, riflettendo ed esprimendosi con franchezza.
“Non c’entra nulla la destra o la sinistra. C’entra chi ha governato finora la città, chi ha utilizzato finora il potere politico a fini personali – sostiene -. Non sono i Tonino Prencipe di turno, bensì chi è stato presidente di consigli d’amministrazione pagati lautamente e poi sciolti, per esempio”. Per queste ragioni, “abbiamo scelto chi non rappresenta un partito e che, con tutti i distinguo del caso, può essere considerato come un Sindaco civico: Rotice”.

Gli è difficile resistere e prosegue: “Noi non ci siamo nascosti, a differenza di altri. La nostra è una scelta politica, quindi ci mettiamo la faccia pubblicamente”.
E giù con un affondo vigoroso. “Abbiamo scelto questa visione politica perché quella del centrosinistra è vecchia, stantia, obsoleta, superata. Gaetano Prencipe non rappresenta il passato, ma il trapassato”.

Tonino Prencipe racconta che “l’intera coalizione Manfredonia 2050 ha rifiutato l’accordo proposto da Gaetano Prencipe e liberato le liste collegate oltre che gli elettori, poi ognuno ha fatto le sue scelte”.
Aggiunge che “sempre l’intera coalizione, oltre a Prencipe, aveva già incontrato anche Rotice. Era stata espressa, in quella circostanza, una certa condivisione su alcuni dei temi che erano stati discussi”.

Il web è diventato il teatro di un’aspra polemica che ha visto coinvolti Palumbo e l’ex vicesindaco Salvatore Zingariello.
Parole grosse, offese personali tali da aver lasciato profondi strascichi. In quegli stessi momenti, per giunta, un post diffuso da Progetto Popolare ha stigmatizzato (eufemismo) la scelta compiuta da Città Protagonista, nel sostegno a Rotice.
In quel testo, si parla di candidati consiglieri e Sindaco che “si stanno offrendo al miglior offerente come ad un’asta su eBay”, così come è scritto di dignità umana “calpestata dal dio denaro e comprata per soddisfare interessi personali”.

Il presidente Tonino Prencipe rileva che “hanno sottoscritto il Manifesto per la comunicazione non ostile, eppure ci hanno attaccato violentemente sul piano personale e non certo politico. Noi, invece, non abbiamo mai offeso o attaccato alcuno, meno che mai trascendendo dall’ambito della dialettica politica”.
A suo avviso, il punto nonché l’equivoco di fondo è questo: “Non è che perché proveniamo dal mondo della sinistra dobbiamo sottometterci ai diktat che arrivano dai maggiorenti. Piuttosto – il suo pensiero -, siamo liberi di scegliere le proposte più utili per la città e non per il partito di riferimento”.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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