“Rotice può rappresentare per alcuni l’abbattimento di un precedente regime”

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Lamentarono la scarsa visibilità del progetto politico e della candidatura a Sindaco che avevano proposto alla cittadinanza attraverso Tommaso Rinaldi. E non avevano tutti i torti. Il punto è che il consulente finanziario aveva dalla sua una sola lista: Azione Manfredonia.

Questo aveva comportato fisiologicamente una minore ribalta, dal momento che le casse di risonanza altrui erano ben corroborate da almeno 3-4 liste che amplificavano ogni tema del proprio candidato Sindaco.

Adesso, invece, i calendiani sono diventati più interessanti e c’è chi ha cercato di corteggiarli e portare dalla sua quel circa 5% di elettori sipontini che hanno votato per Azione. Ci ha provato Prencipe e ci ha provato Rotice, come conferma Rinaldi a l’Attacco.

“È normale che succedesse – commenta -. Abbiamo ricevuto offerte allettanti che, però, abbiamo rifiutato perché non potevamo buttare all’aria tutto il lavoro fatto fino ad ora. Tanto noi non ci fermeremo”.

Un’offerta conteneva linee programmatiche, “quello che avevo chiesto, ma prima delle elezioni”, invece l’altra era all’insegna del più diretto “scegliete quello che volete”.
Azione ha scelto di tirarsi fuori dal turno di ballottaggio, lasciando libertà di scelta ai suoi elettori.

“Per me, entrambe le proposte in campo per il turno del ballottaggio sono facce della stessa medaglia. Basta andare indietro con la memoria fino a qualche mese fa e vediamo Rotice che si era proposto al centrosinistra. Cercò l’endorsement di Michele Emiliano”.

Proseguendo nella disamina, Tommaso Rinaldi annota che “è chiaro che c’è una parte di Manfredonia che non vuole vedere più la sinistra al governo della città. Gaetano Prencipe è una persona squisita e di cultura, per quanto io non abbia ancora compreso come si sia fatto trascinare in questa cosa. È il sistema di governo che rappresenta a non essere più accettato, perché ormai è arrivato alla scadenza”.
Sul conto della proposta avanzata da Gianni Rotice, pensa che “in questo momento, più che una scelta realmente convinta può rappresentare per alcuni l’abbattimento di un precedente regime. Ritengo, comunque, che né uno e né l’altro candidato durerà molto, una volta eletto Sindaco”.

Questa sensazione, che non è così tanto peregrina visto che è la stessa opinione di alcuni addetti ai lavori, Rinaldi la giustifica soprattutto attraverso “la composizione del prossimo Consiglio comunale”.
Lui è ancora in bilico, nel senso che al momento è fuori dalla massima assise cittadina ma bisognerà fare i conti per bene con i resti e definire i consiglieri comunali eletti, tuttavia ritiene che “forse dalla parte di Prencipe c’è qualcosa di più, parlo di un giudizio sulle capacità politiche e non personali. C’è esperienza nella guida della macchina amministrativa, mentre dall’altra parte noto molti ragazzi, molti ‘figli di’ che andranno lì solo per alzare la mano a comando”.

C’è chi ha criticato la mancata coesione tra le forze politiche e civiche che incarnavano meglio, all’esterno, quella tanto inseguita discontinuità con il passato. Sono rimaste per buona parte divise in rivoli o, al massimo, coalizioni. L’ex candidato Sindaco di Azione non si fa pregare e racconta che “avevamo accettato Giulia Fresca, a denti stretti ma lo avevamo fatto. In realtà, c’era chi aveva altre mire e l’accaduto fu responsabilità di Antonio Tasso e Massimiliano Ritucci. Ora si stanno mangiando i gomiti, perché se ci fossimo uniti saremmo andati tranquillamente al ballottaggio”.

Gli iscritti di Azione parteciparono ad una sorta di referendum interno, per indicare le liste con cui potersi eventualmente alleare. “Vennero fuori: AgiAMO, Manfredonia Nuova e Molo 21 - prosegue Rinaldi -. Ci avevamo visto lungo, alla luce del risultato scaturito poi dalle urne. AgiAMO assunse l’atteggiamento noto del marchese del Grillo”.

E Molo 21? “Non hanno avuto il coraggio di abbandonare la casa madre. Avevo fatto presente che se si fossero uniti a noi avrebbero creato difficoltà a Progetto Popolare, che ritengo la loro spina nel fianco, come le avrebbero create anche ai democratici”.

C’era una terza opzione: “insieme al MoVimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia. Noi vogliamo bene alla città ed eravamo disposti a toglierci la maglietta, per creare una lista importante. Uno si è vantato del suo 20%, l’altro del suo 25% e non se ne fece nulla nemmeno in quel caso”.

Ecco spiegato, quindi, “perché ci siamo presentati soli, nonostante tentativi di fare coalizioni con gente seria e liste pulite fino all’ultimo istante utile. Il rammarico più grosso: aver perso troppo tempo che, invece, avremmo potuto dedicare all’incontro con tantissima gente a cui spiegare il nostro programma. Avremmo ottenuto un risultato migliore, rispetto a quello conseguito”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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