I giochi sono ormai fatti. Si chiude oggi la campagna elettorale a Manfredonia, la prima competizione dall’esito davvero incerto da decenni a questa parte. Domenica la popolazione sceglierà il nuovo sindaco tra l’avvocato Gaetano Prencipe e il costruttore Gianni Rotice.
Avvocato, cosa rivendica delle prese di posizione degli scorsi anni?
La mia posizione critica è stata netta. Ripenso alle primarie del 2014. Non avevo deciso di fare di nuovo il sindaco ma dopo quello che era accaduto all’allora primo cittadino in carica decisi di sfidarlo alle primarie. Non mi fermai alla questione giudiziaria, sebbene fossi convinto che il Pd dovesse chiedere di risolvere quella vicenda prima di ricandidarsi. Affrontai tutte le questioni, dalla gestione accentrata del potere alla situazione del bilancio comunale, evidenziando la sovraesposizione di crediti inesigibili, i pareri negativi, le spese superiori alle entrate. Riccardi vinse con tutto l'arco istituzionale dalla sua più l'aiuto evidente del centrodestra. Dunque già allora espressi senza remore una visione critica di discontinuità a quell’andazzo. Tenendo fede agli impegni presi restai nel partito senza candidature di segno contrario. La mia diversità risale a tempi non sospetti. In seguito non ho mai mancato – anche sollecitato da l’Attacco - di fare una disamina delle questioni riguardanti questa città avendo una posizione quasi sempre dissenziente all'interno del partito. Da Gestione Tributi al Mercato ittico, all’Oasi Lago Salso, solo per fare alcuni esempi. Il mio è stato un atteggiamento di vigilanza e critica, ero abituato ad essere minoranza nel partito. Quando è venuta meno quella minoranza il partito è deflagrato, si è appiattito su se stesso.
A novembre 2019 lei e altri diceste addio al Pd.
La lettera di novembre 2019, col “Cari compagni, buon viaggio. Noi cambiamo rotta”, era espressione di una vera sofferenza. Iniziai un percorso con un gruppo di giovani (Molo 21, ndr), oggi quasi tutti in lista. Se vinceremo 4 di loro saranno eletti. Poi fui chiamato a commentare il decreto di commissariamento per infiltrazioni mafiose. Sottolineai il quadro disarmante, che riguardava non solo l'amministrazione comunale ma la realtà cittadina più in generale. Il problema ancora oggi c'è. A dicembre di quell’anno la Diocesi mi invitò a parlare pubblicamente, discutemmo di criminalità e delle sue articolazioni. Da parte di altri è mancata qualunque analisi. La voce del vescovo è risuonata più volte a colmare un vuoto che appariva assordante. Mi fa piacere che, da ultimo, abbia fatto la mia stessa proposta al ministro Cingolani rispetto alla necessità di far slittare di 30 giorni la conferenza di servizi decisoria sull’isola 15 nell’area ex Enichem. Insomma, il mio atteggiamento è sempre stato vigile e attento. Non sono mai stato parte integrante del sistema di potere di cui si paventa il ritorno. Non ho mai più avuto incarichi dall'amministrazione comunale in 10 anni, tranne che per due questioni di cui mi stavo già occupando. Non facevo ad ogni modo calcoli, né li faccio oggi.
Come garantisce all’elettorato l’effettiva discontinuità?
Lo garantisco con la mia storia personale. Se ci si fidò di me a 25 anni per farmi fare il vice pretore avvenne perché ho sempre avuto la schiena dritta. L'ho dimostrato anche nelle altre esperienze che ho avuto. Da commissario di un ente ho testimoniato che si possono amministrare milioni di euro in maniera rigorosa. Le distanze da tutto ciò che non andava a Manfredonia le ho prese a tempo debito. Ho denunciato, ho fatto opposizione critica. La garanzia è anche politica. Sono stato individuato come l'unica persona che poteva provare a rigenerare il centrosinistra e che poteva garantire un modo diverso di gestire le cose. Non l'accentramento del potere ma capacità di ascolto, slancio comunitario, costruzione di un vero modello di amministrazione partecipata e condivisa. Paradossalmente vengo accusato ora di essere tutt'uno con quel sistema rispetto al quale sono stato sempre critico. Questo è un nuovo inizio, non è la riproposizione del passato. Ho posto premesse chiare quando accettato di essere il candidato sindaco. Ho voluto nuove regole, un nuovo modo di governare, vera condivisione. Ricordo che anche durante la mia prima amministrazione mostrai piena autonomia, tanto che chiesi ai partiti di indicarmi una terna e non una persona per la giunta. La mia mitezza si trasforma in rigidità sui principi. Ho sempre tenuto la barra dritta. Non sono stato mai condizionato da nessuno, nemmeno allora, per quanto provenissi dalla società civile e non da un partito. Figuriamoci se lo sono oggi che arrivo in un quadro destrutturato e destabilizzato.
E’ la sfiducia dell’elettorato il vero vulnus per lei?
Il voto che è stato espresso dalla città al primo turno è fortemente critico, i cittadini hanno voluto anche punire il centrosinistra per dare un segnale forte. Dobbiamo recuperarli, dialogare con loro. Ma credo che pian piano stiamo ricostruendo un rapporto di fiducia.
Cosa risponde alla narrazione, fatta dal centrodestra, del nuovo contro il vecchio?
Come si può sostenere che l'altra parte sia espressione del cambiamento? Come si fa a non dire che Rotice alle primarie fu contro di me e che ad ogni occasione fu dalla parte di Riccardi? Rotice non ha mai avuto posizioni critiche negli scorsi anni, bensì il tipico atteggiamento di chi in maniera non disinteressata era stretto al potere di turno. Peraltro, ha un conflitto di interessi grande quanto una montagna. Non mi riferisco solo alla proprietà di terreni nel PRG ma anche ad altri interessi di cui è parte. Con cui ci sono oggi ex amministratori ASE nominati da Riccardi, un sistema di imprese che si è messo politicamente in proprio per gestire direttamente la città, che evidentemente ha perso alcuni riferimenti e si è messo per convenienza sotto il cappello vuoto del centrodestra. E’ una competizione che non ha un esito scontato ma di certo posso dire che dall'altra parte non c'è davvero nulla di nuovo. C'è solo astio verso il vecchio. Sia chiaro: io non prendo decisioni da altri, non dipendo da altri. Ho chiesto e ottenuto carta bianca.
Chi siederà nella sua giunta, qualora fosse eletto?
Sto definendo un profilo alto per il mio esecutivo. Da solo non riuscirei chiaramente a far fronte a una situazione così complessa. Ho bisogno di essere coadiuvato da persone che abbiano capacità. Non sarà una giunta di basso profilo né di ex amministratori, sarà inoltre rispettosa della parità di genere. Ci saranno anche persone alla prima esperienza, credo che ci siano professionalità interessanti che possano essere messe al servizio della città. E non avendo io fatto accordi politici né apparentamenti tecnici ho le mani completamente libere. Ho usato la massima trasparenza e correttezza. Dall’altra parte, invece, non è noto su quali temi si sia giunti all’accordo (con le civiche di Fatone, ndr). Non l’hanno detto, evidentemente non lo si può dire alla luce del sole.
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).