Centrodestra, d’Attis il candidato ma se Decaro rinuncia in campo un civico (pure espresso da Forza Italia)

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Continua ad essere avvolto da tante incognite il voto d’autunno per le elezioni regionali pugliesi, a cominciare dalla data. Lunedì sera c’è stato a Roma, in casa della presidente del Consiglio e leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, il secondo vertice del centrodestra per definire le candidature, alla presenza dei vice Antonio Tajani e Matteo Salvini, vertici di Forza Italia e Lega, come pure del presidente di Noi Moderati Maurizio Lupi. “Il centrodestra si conferma compatto e determinato a proseguire il lavoro comune. I candidati alle prossime regionali saranno figure autorevoli e vincenti, capaci di rappresentare al meglio i territori e le istanze dei cittadini. Che i leader torneranno ad incontrarsi la prossima settimana per proseguire il confronto”, è stata la nota diramata al termine. Il gossip che si rincorre nei gruppi parlamentari porta le fonti romane a dire che, sebbene anche questo secondo incontro si è concluso senza alcuna certezza sui nomi, qualche passo avanti sia stato fatto. “Lo scacchiere si è definito”, dicono fonti romane a l’Attacco. “La Puglia spetta a Forza Italia, il tavolo veneto è ancora aperto ma resterà alla Lega, mentre Fratelli d’Italia esprimerà il candidato campano”. Mentre nel centrosinistra la segretaria Pd Elly Schlein e il leader M5S Giuseppe Conte, assieme al governatore uscente Vincenzo De Luca, saldano l'asse per la Campania, per “definire il perimetro del confronto programmatico”, lanciando come candidato l’ex presidente della Camera e pentastellato Roberto Fico (dopo opportune promesse e garanzie a De Luca), i meloniani hanno pronto Edmondo Cirielli, viceministro degli esteri che l’altro giorno ha incassato la disponibilità di Forza Italia e Noi Moderati. “E’ una figura particolarmente forte. Peraltro Fico crea non pochi problemi dentro al Pd”, commentano alcuni eletti di FdI.

La sfida in Toscana contro l’uscente Giani è già considerata persa, visto che si tratta di una Regione storicamente rossa e questo nonostante per i beninformati del M5S la sfida toscana sarà l’unica in cui non ci sarà accordo per il campo largo giallorosso. Quanto alla Puglia, il nome in pole resta quello del coordinatore regionale e parlamentare salentino di Forza Italia Mauro d’Attis. C’era chi avrebbe preferito al suo posto Andrea Caroppo, ma d’Attis – dicono da Roma – è stato bravo a farsi sponsorizzare dal capogruppo alla Camera Paolo Barelli e dallo stesso presidente Tajani. Nel Tacco d’Italia ci si attende un risultato nettissimo in favore del campo largo e del candidato presidente in pectore Antonio Decaro, mister mezzo milione di voti alle europee 2024. Ma ad oggi l’europarlamentare non ha ancora sciolto la riserva, anzi ha da ultimo ribadito di essere impegnato in UE e di non essere (al momento) candidato. Nel Pd e nel resto del campo largo, M5S compreso, è un coro di “deve candidarsi, non può tirarsi indietro ora”. Ma cosa avverrebbe se l’ex sindaco di Bari rinunciasse davvero? Il centrodestra a quel punto deciderebbe di giocarsela diversamente: l’idea è in quell’ipotesi di sostituire alla “vittima sacrificale contro Decaro” d’Attis un civico, pure però espressione di Forza Italia per non scombussolare nuovamente il quadro degli accordi e delle spartizioni nazionali. Nella coalizione di minoranza sono convinti che il problema dell’impasse di Decaro vada oltre la candidatura dei suoi predecessori Michele Emiliano e Nichi Vendola. Per il primo, peraltro, l’antipatica situazione sarebbe superata con l’ipotesi di un assessorato esterno (magari alla legalità) o, come dicono gli ultimi rumors, da commissario straordinario per l’ex Ilva di Taranto. Ma che interesse avrebbe il governo Meloni a facilitare le cose a Decaro? “La sensazione è che la partita di Decaro sia molto più complessa, ci sono mire sulla segreteria nazionale del Pd”, osservano fonti del centrodestra pugliese a l’Attacco. “Per quanti hanno perso contro Schlein, Decaro rappresenta la personalità giusta per riportare il partito su certi binari, ridimensionando figure romane come Boccia e Franceschini. Inoltre aprirebbe le porte al ritorno di Matteo Renzi e isolerebbe il M5S. Con l’attuale legge elettorale, se il Pd si mette il M5S in coalizione deve poi dargli una serie di collegi uninominali e i contiani nel Mezzogiorno sono ancora forti. I 5S sono un problema anche rispetto all’ipotesi di ritorno al governo, non sai come si porrebbero sulle questioni europee…Tornando alla Puglia, il tema – oltre Emiliano – è legato anche a tutta l’orda di chi finora ha vissuto con lui”. Ma c’è anche chi non esclude che, in una campagna elettorale “cattiva”, Decaro possa essere danneggiato da rivelazioni ulteriori, finora non note, attinenti al tema di condotte inappropriate e del rischio di infiltrazioni mafiose a Bari, usate come armi da parte di alcuni parlamentari di centrodestra.

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