Fino al 4 agosto scorso si verificava una situazione alquanto surreale a Palazzo Dogana. Pur avendo - nell'ambito della guerra mossa dal vicepresidente della Regione Raffaele Piemontese, dominus Pd - sfiduciato il presidente della Provincia di Foggia Giuseppe Nobiletti da mesi, chiedendone le dimissioni e votando contro le delibere consiliari pure su atti fondamentali come il bilancio e il Dup (Documento unico di programmazione), gli eletti di maggioranza nominati dal viestano continuavano a sedere negli enti e nei consessi associativi in rappresentanza dell’amministrazione provinciale. Una contraddizione in termini cui Nobiletti ha posto fine revocando tutte le nomine. Lo ha fatto lunedì scorso, dopo che il venerdì precedente, 1° agosto, i consiglieri di Pd e CON avevano nuovamente bocciato l’approvazione del rendiconto di gestione e delle altre proposte di delibera all’ordine del giorno. Con proprio decreto, il presidente ha revocato l’incarico di membro dell’assemblea generale dell’UPI Puglia (ovvero l’Unione delle Province italiane) al civico emilianista Pasquale Ciruolo, ex sindaco di Panni oggi nella squadra del coordinatore provinciale CON Rosario Cusmai. Il 25 ottobre 2024 Nobiletti aveva comunicato il nominativo di Ciruolo, il quale è anche consigliere comunale a Foggia, per la ricostituzione dell’assemblea generale dell’UPI Puglia. “Si tratta di nomina di carattere fiduciario e il criterio prioritario di scelta dei componenti dell’assemblea generale è la coerenza dell’esperienza maturata con gli indirizzi politici di questa amministrazione, ovvero l’idoneità del designato a garantire nell’esercizio dell’incarico amministrativo presso l’UPI Puglia una gestione coerente con gli indirizzi di politica amministrativa della Provincia di cui la persona designata costituisce espressione”, ha scritto Nobiletti, sottolineando “il venir meno del rapporto fiduciario con il presidente della Provincia, come si evince dalla mozione di sfiducia nei confronti del presidente pervenuta il 17 marzo 2025, nonché dalla bocciatura del rendiconto di gestione per l’esercizio 2024 e di altri importanti documenti amministrativi”.
Stesse motivazioni si leggono negli altri decreti presidenziali: la revoca della nomina, dell’11 aprile 2023, del consigliere provinciale piddino Emilio Di Pumpo, sindaco di Torremaggiore, quale rappresentante della Provincia di Foggia in seno al consiglio di amministrazione del Consorzio per la bonifica della Capitanata; i due analoghi atti relativi al civico emilianista Giosuè Del Vecchio, eletto di Rignano Garganico, revocato sia dal cda del Consorzio di bonifica del Gargano, nomina che pure risaliva all’11 aprile di due anni fa, che dal comitato di gestione delle A.T.C. (Ambito Territoriale di Caccia) pugliesi, incarico che ricopriva dall’8 dicembre 2024; infine il decreto riguardante il consigliere provinciale lucerino Tonio De Maio, che aveva dal 3 novembre 2023 la delega alla gentilezza nel progetto “Costruiamo la gentilezza” cui l’ente di Palazzo Dogana aderì accogliendo l’invito dell’associazione Daunia Gentile (di cui fanno parte i Comuni di San Severo, Apricena, Casalvecchio di Puglia, Casalnuovo Monterotaro, Castelnuovo della Daunia, Chieuti, Lesina, Lucera, Poggio Imperiale, Comune di Sani Nicandro Garganico, San Paolo di Civitate, Serracapriola, Torremaggiore, Troia).
Mentre ieri il viestano ha nominato come vicepresidente il consigliere M5S Mario Dal Maso, foggiano, a conferma della salda alleanza coi contiani.
Stando a quanto trapela, dopo la seduta di consiglio provinciale di venerdì scorsa sarebbe partita una terza richiesta al prefetto di Foggia, da parte di Nobiletti e del segretario generale Luigi Natale, affinchè si nomini un commissario ad acta per l’approvazione del rendiconto di gestione, mettendo fine a questo deleterio impasse che paralizza l’ente. Prima della riforma Delrio, che ha trasformato le Province in enti di secondo livello con organi eletti dagli amministratori comunali, il TUEL prevedeva che il consiglio comunale o provinciale venisse sciolto in caso di mancata approvazione del bilancio o del rendiconto di gestione. Dopo la riforma, questa ipotesi di scioglimento non è più prevista per le Province.
Da aprile scorso Nobiletti spera nel prefetto Paolo Giovanni Grieco, incontrato allora ma invano. Visto che l’assise aveva votato contro il rendiconto di gestione le prospettive possibili erano due, secondo la tecnostruttura dell’ente: la prima era che il consiglio si riunisse nuovamente ed approvasse una rimodulata proposta di delibera sull’accapo; in alternativa, l’unica altra possibilità era che il prefetto di Foggia nominasse un commissario ad acta, qualora il rendiconto non fosse stato approvato entro la scadenza del 30 aprile fissata dal legislatore. Ma entrambe le ipotesi si sono rivelate infruttuose, perché, se il consiglio la scorsa settimana ha bocciato per la seconda volta il rendiconto, Grieco ha chiuso la questione chiedendo un parere al Ministero dell’interno e i due nuovi tentativi non hanno avuto finora riscontri diversi.
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