Monte, sul pasticcio assunzioni nella rsa si consuma la pace sullo scioglimento con appello al fronte comune

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A dieci anni di distanza dallo choc dello scioglimento del consiglio comunale di Monte Sant’Angelo per presunte infiltrazioni mafiose – primo dei sei attuali casi di Capitanata – c’è voluto il forte imbarazzo per il pasticciaccio, tutto interno al Pd, sulle richieste assunzioni nella rsa Villa Santa Maria di Pulsano, perché in aula consiliare si sentissero lunedì scorso parole di riconciliazione tra il primo cittadino Pierpaolo d’Arienzo e il leader della minoranza/ex candidato sindaco Felice Scirpoli, che dell’amministrazione di Iasio sciolta nel 2015 era il vicesindaco. L’attuale primo cittadino ha riconosciuto l’onta ricaduta, loro malgrado, su di Iasio, Scirpoli e altre persone “prive di colpe e responsabilità”, facendo appello alla battaglia comune contro Damiano Totaro, ex gestore della rsa, e contro chi oggi è reo di agitare il clima politico e cittadino. Il caso della rsa, svelato in esclusiva da l’Attacco, è noto: sono circolati in paese screenshot e audio Whatsapp (oggetto di un esposto anonimo inviato ai giornali, alla Procura e alla Prefettura) rispetto alla vicenda di una donna, vicina al vicepresidente Pd del consiglio Antonio Masulli, da assumere come infermiera. Conversazioni tra sindaco e gestore Damiano Minervini, tra Masulli e l’assessora al welfare Lea Basta, tra la donna e la direttrice della rsa Enza Spadavecchia. Materiale trapelato dopo che la donna si è sentita scaricata. A fine agosto lavorò per due giorni nella struttura, ma lo scandalo era ormai di dominio pubblico e la signora non resse lo stress, preferendo licenziarsi. Un caso tutto interno al Pd che regge, in monocolore, Palazzo di città e che governa sin dal 2017, quando il Comune tornò a gestione ordinaria. Nelle conversazioni Masulli e Basta parlano di altre persone assunte nella rsa, considerate vicine a pezzi di maggioranza, ma di tutto questo d’Arienzo non ha parlato nella seduta di lunedì, nell’ambito del question time. 

“Se non ci fosse stata l’interrogazione del gruppo A Monte (quello di Scirpoli, ndr) avrei chiesto di fare io una comunicazione”, ha esordito d’Arienzo. “Con una operazione tutta politica, Monte Sant’Angelo ha potuto avere di nuova la rsa attiva. Non era scontato dopo l’interdittiva, altrove le strutture sono state chiuse e i lavoratori licenziati. Il primo luglio 2024 subentrò il nuovo gestore, l’rti Innotec-Santa Chiara, dopo gara pubblica. Imprese grandi, che gestiscono altre strutture. Dal 4 luglio iniziarono a cambiare un po’ di cose nella rsa, fatto che provocò l’inizio dei primi articoli di stampa e l’attivazione del Comitato delle famiglie degli ospiti per interloquire coi nuovi gestori”, ha continuato.

“Ci sono stati episodi che hanno creato un clima molto teso. Devo chiedere scusa alla mia assessora al ramo Lea Basta, finita in queste ricostruzioni che non definirei fantasiose, ma punti di vista diversi. L’amministrazione comunale rimase fuori e in silenzio durante la fase di gara con l’unico partecipante, silente pure con l’ASL. Quando la situazione divenne incandescente, capii che c’era una strategia per far tornare il precedente gestore prima e far chiudere la struttura poi. E’ tutto agli atti. Ci siamo occupati della struttura da quando capimmo che c’era il rischio della chiusura, visto che in caso di rinuncia non c’era un altro operatore che potesse subentrare, né l’ASL aveva la capacità di gestire direttamente la rsa. Stavamo cercando di risolvere tutte le problematiche sorte, oggetto di incontri in Prefettura e in ASL, su adeguamento della struttura, segnalazioni di criticità sullo stato di salute dei pazienti e livelli occupazionali. In uno dei messaggi pubblicati dico a Minervini “come detto a Foggia”, riferendomi ad un incontro presso l’ASL”, è arrivato al punto d’Arienzo.

“Sui livelli occupazionali la situazione si è un po’ scaldata, perché il gestore aveva deciso di licenziare le figure non previste dalla Regione. Nessuno è stato licenziato, a tutti è stato fatto il contratto a tempo determinato ma alcuni non si sono visti riconfermati. Sul personale sono emerse alcune criticità, in particolare sugli infermieri. I contratti di lavoro sono con un privato, poi c’era una carenza di organico e di ore necessarie per garantire l’assistenza costante a tutti gli ospiti. Lo hanno segnalato pure i sindacati e le famiglie. Io mi sono personalmente occupato di queste ore, chiamando Damiano Minervini. Ho fatto “pressioni”, termine usato dal giornale (l’Attacco, ndr), per migliorare la situazione in favore dei lavoratori e degli ospiti della rsa. Ma veniamo ai giorni nostri: quando la carenza di personale è diventata questione oggetto di attenzione il soggetto ha chiesto una mano al tavolo rispetto a persone da inserire come infermieri. Il gestore manifestava la difficoltà di trovare figure, in particolare infermieri. Da qui nacque, da parte del gestore, la richiesta formale al sottoscritto sempre a quel tavolo: “Sindaco, è possibile fare in città una operazione di divulgazione chiedendo se ci siano figure?”. Io risposi che l’unica cosa che avrei potuto fare, eventualmente, sulla base degli elenchi dei Servizi sociali, era chiedere se ci fossero in quegli elenchi figure in linea. Il dec, direttore del distretto sanitario, chiese a noi di fare il monitoraggio del personale, ecco il perché della interlocuzione tra l’assessora Basta e la direttrice della rsa Spadavecchia, l’altra figura sbattuta impropriamente sui giornali. Monitoriamo la situazione anche interloquendo con altre figure dirigenziali della struttura, perché il dec non può essere presente sul territorio. Questo è il contesto in cui è nata l’attuale situazione. Non voglio approfondire tutti gli elementi, ho già scritto quale sia la strategia che per me sottende tutto. Non darò spiegazioni, ma un altro punto di vista sula vicenda. Non mi sto difendendo, perché non c’è nulla per cui devo difendermi. Rispetto alla conversazione tra me e Minervini che è nel messaggio, mi riferivo alla riunione fatta in ASL parlando del colloquio di Foggia. Avevamo stabilito di essere una squadra, il senso del riferimento all’infermiere era che più di una volta avevamo sollecitato il gestore ad adeguarsi al regolamento. Se ne tavolo dici che assumerai le persone previste dal regolamento e non lo fai mi sento preso in giro, perché ricevo poi le lamentele di tutti essendo io l’autorità più prossima al territorio. La risposta di Minervini è “stiamo ancora cercando”, quindi ammette che non gli abbiamo dato nessun nome e che non hanno assunto nessuno. Anzi, dice che se ci sono candidature sul territorio avremmo potuto mandarle. Quello che dico ora è che lì c’è tuttora una grave carenza di infermieri, se ci sono persone coi requisiti vadano in struttura. Non devono passare né dal Comune né dai vecchi gestori. Non c’è bisogno, per andarci a lavorare, di essere raccomandati dal sindaco o dalla politica, perché c’è carenza”.

Infine il sindaco ha parlato di cittadini che hanno chiesto di “ristabilire un clima di serenità sulla vicenda” e lanciato segnali di pace: “Questa città ha subito, come detto dal consigliere Scirpoli, una ferita profonda legata allo scioglimento del consiglio comunale, su cui non si è mai interrogata. Ci sono state persone che hanno subìto una violenza psicologica inaudita, mi riferisco a persone che non avevano nessuna responsabilità rispetto allo scioglimento in primis l’ex sindaco Antonio di Iasio, catapultato solo per una responsabilità oggettiva che un sindaco non può mai e poi mai esercitare. Non puoi controllare tutto. Tante persone tirate in ballo, di quella amministrazione, non avevano alcuna colpa. Le responsabilità sono in capo a determinate persone, che oggi tentano di rientrare in politica e di determinare la vita politica di questa città. Allora io faccio appello a tutte le forze politiche locali, regionali e nazionali: queste persone devono essere lasciate fuori dalla politica, perché questo paese sta ancora piangendo per colpa loro. Possono continuare a stare in mezzo a noi, a frequentare i bar, a pubblicare post, ma dalla politica devono restare fuori. O farò le barricate”.

“Avete fatto tutto voi, però”, ha evidenziato Felice Scirpoli, soddisfatto del cambio di posizione sullo scioglimento. “Il messaggio che è passato è che non viene data pari opportunità a tutti. Ma i toni fanno tanto e lasciano ben sperare. Qualcuno in maggioranza si è messo i gradi di colonnello e ha creato difficoltà. Credo sia sotto gli occhi di tutti l’assenza oggi di qualcuno in consiglio comunale”, ha continuato riferendosi a Masulli. “Non stiamo condannando chi è assente, non entriamo nel merito di nulla. Abbiamo letto una spaccatura politica nella maggioranza. Noi restiamo sempre convinti che un clima di serenità e garbo politico faccia sempre bene alla città”.

Un tentativo alquanto debole, insomma, di archiviare la tremenda dabbenaggine tutta interna al Pd sulle assunzioni – che ha fatto sorgere nella comunità il sospetto su quello che invece non è mai trapelato - come operazione architettata da Damiano Totaro, Donato Troiano e altri (tutti mai nominati). Intanto le crepe nel Pd sono evidenti: a Masulli sarebbe stato consigliato dal sindaco di non farsi vedere in consiglio comunale e di non dimettersi, perché troppo infido il subentrante Giuseppe Totaro, ex assessore e fisiatra.

Mentre l’ira dell’assessore Generoso Rignanese contro il compagno di partito ha varcato le stanze di partito e di Palazzo di città. In uno degli audio Masulli imputa a Rignanese e alla vicesindaca Rosa Palomba l’assunzione nella rsa di un altro infermiere al posto della sua amica. Ma in città circola dalla primavera scorsa anche un falso documento prefettizio contro Rignanese e l’ex eletto Michele Fusilli e ciò che trapela, nell’ambito dello stesso scandalo rsa, è che anche tale polpetta avvelenata abbia una genesi tutta interna al Pd e dunque alla maggioranza.

 

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