Regionali, il duello sotterraneo tra Emiliano e Decaro: potere e liste con la mossa Patruno che scuote il M5S

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È iniziata la fase più calda della campagna elettorale in Puglia. Con la definizione delle liste e dei candidati per il rinnovo del Consiglio regionale, si delineano non solo gli schieramenti, ma anche i nuovi equilibri di potere destinati a ridisegnare la geografia politica del dopo-voto. Dietro i comizi e gli slogan, si muove infatti una partita silenziosa, fatta di strategie, alleanze e posizionamenti che vanno ben oltre la contesa elettorale. Nel centrodestra, la candidatura di Luigi Lobuono sembra aver coalizzato un fronte che per mesi è apparso frammentato. La compattezza mostrata a Villa De Grecis da Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati è stata letta come il primo vero segnale di unità contro quella che viene definita “l’armata Decariana”. Diverso, e decisamente più complesso, lo scenario nel campo progressista, dove si consuma una sfida tutta interna tra Michele Emiliano e Antonio Decaro: un confronto sotterraneo ma costante, fatto di mosse tattiche, liste civiche parallele e messaggi indiretti. Il centrosinistra, infatti, si presenta formalmente unito, ma le tensioni tra l’attuale presidente Emiliano e il sindaco di Bari Decaro sembrano tutt’altro che risolte, così come si vuole far credere, e attraversano trasversalmente partiti e apparati amministrativi. E se ciò non bastasse, a far vacillare gli equilibri già abbastanza precari, ci pensa il Movimento 5 Stelle Puglia, che a Taranto ha presentato le proprie liste e i punti programmatici per le elezioni regionali del 23 e 24 novembre, a sostegno di Decaro. “Il M5S presenta oggi le sue liste per una Puglia proiettata al futuro”, ha dichiarato il vicepresidente del Senato Mario Turco, sottolineando che “oltre l’80% dei candidati sono volti nuovi, con alte professionalità provenienti dai diversi territori”. Le priorità del programma sono lavoro, sviluppo economico e sanità, con l’obiettivo di garantire “una sanità efficiente, trasparente e libera dalla politica delle nomine”. Alla conferenza erano presenti, insieme a Turco, il deputato e coordinatore regionale Leonardo Donno e il capogruppo in Consiglio regionale Marco Galante.

Donno ha parlato di “un vento di rinnovamento che ha sposato anche il candidato presidente Decaro, con cui condividiamo la linea della discontinuità”, mentre Galante ha rivendicato “una presenza coerente del Movimento, sia in opposizione che in maggioranza, senza compromessi al ribasso”. 

Tuttavia, dietro la veste ufficiale di rinnovamento e compattezza del Movimento, si muove una vicenda che ha sollevato polemiche e dubbi: la candidatura di Aldo Patruno, dirigente del Dipartimento Cultura e Turismo della Regione Puglia, nelle liste pentastellate per Bari e BAT. Una scelta che ha spiazzato molti e acceso il dibattito interno: perché un tecnico cresciuto nell’amministrazione Emiliano approda nel M5S? 

Patruno prenderebbe il posto della consigliera uscente Grazia Di Bari, esclusa per il rigido limite delle deroghe statutarie che il Movimento può concedere solo al 5% dei suoi eletti. La Di Bari è rimasta fuori – diversamente da Rosa Barone e Cristian Casili, che hanno ottenuto l’eccezione – anche in virtù di un minor risultato personale alle precedenti elezioni. 

Dietro la scelta di Patruno si nasconderebbe un duplice obiettivo: garantire continuità con una parte della macchina amministrativa regionale e, al tempo stesso, rafforzare la presenza del Movimento in un territorio dove – soprattutto nella BAT – i 5 Stelle appaiono indeboliti. Un calcolo politico, ma anche un segnale di posizionamento strategico nel possibile assetto post-elettorale. 

Il fronte progressista pugliese si muove dunque su un crinale sottile. Emiliano cerca di mantenere viva la sua rete di potere e di relazioni, fatta di fedelissimi e dirigenti distribuiti nei gangli amministrativi, mentre Decaro continua a sperare di garantirsi autonomia politica e istituzionale in caso di vittoria. Come direbbe Vecchioni, “sogna ragazzo sogna”: secondo gli osservatori locali, infatti, anche un’eventuale vittoria di Decaro potrebbe non bastare a garantirgli pieno controllo della maggioranza. La vera sfida, spiegano, inizierà il giorno dopo il voto: la distribuzione di incarichi, nomine e deleghe sarà il banco di prova della tenuta del nuovo equilibrio politico. 

Il 24 novembre, dunque, non si deciderà soltanto chi governerà la Puglia, ma chi controllerà le leve amministrative e le partecipate regionali per i prossimi cinque anni. Un gioco di equilibri, fedeltà e strategie che, come spesso accade nella politica pugliese, si svilupperà nel silenzio dei giorni successivi alle urne. Come scrivono alcuni analisti locali: “la vera battaglia non si vince nei comizi, ma nei corridoi della Regione”.

E in questa Puglia sospesa tra continuità e cambiamento, la linea che separa alleanza e competizione è ormai sottilissima.
(Mary Vergura - l’Attacco)

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