A meno di tre settimane dalle elezioni regionali in Puglia, fissate per il 23 e 24 novembre, il sondaggio Ipsos per il Corriere della Sera fotografa un quadro quasi a senso unico: Antonio Decaro, candidato del “campo largo” che unisce centrosinistra e Movimento 5 Stelle, è in netto vantaggio con il 63,8% dei consensi. Il principale sfidante, Luigi Lobuono per il centrodestra, si fermerebbe al 33,1%, mentre Ada Donno (Puglia pacifista e popolare) si attesterebbe al 2,2% e Sabino Mangano (Alleanza civica per la Puglia) resterebbe sotto l’1%. Un margine di oltre trenta punti che, se confermato, rappresenterebbe un risultato senza precedenti nella storia regionale: dal 1995, anno dell’introduzione dell’elezione diretta del presidente, nessun candidato aveva mai superato la soglia del 55%. A preoccupare, più dei numeri, è la prospettiva di un’affluenza ai minimi storici. Solo il 39% degli elettori dichiara di essere certo di votare, e un ulteriore 17% lo considera “probabile”. Al contrario, oltre un pugliese su quattro (26%) afferma che non si recherà alle urne. Le proiezioni stimano così una partecipazione intorno al 43%, ben al di sotto del 56% registrato nel 2020 (anno del referendum costituzionale) e del 51% del 2015. Un’astensione di queste proporzioni potrebbe incidere in modo rilevante sui rapporti di forza interni alle coalizioni e, soprattutto, sulla distribuzione dei 50 seggi del Consiglio regionale, oltre a quello del presidente eletto.
Secondo Ipsos, il Partito Democratico si conferma prima forza regionale con il 23,5%, in crescita di sei punti rispetto a cinque anni fa. Seguono la lista civica “Decaro Presidente” con il 13,2% e il Movimento 5 Stelle con l’8,7%. A completare la coalizione figurano Per la Puglia con Decaro Presidente (6,3%), Avanti Popolari (5,9%) e Alleanza Verdi-Sinistra (5,6%).
Accanto ai sondaggi ufficiali circolano analisi interne, le cosiddette “stime dei tecnocrati”, che ricalcolano i seggi provincia per provincia sulla base di proiezioni più prudenti e simulazioni legate alla legge elettorale regionale. In questa lettura, la geografia politica cambia sensibilmente: il Pd otterrebbe due consiglieri per provincia, con l’eccezione di Bari (tre seggi) e Brindisi (uno), per un totale di 12 seggi; la lista Decaro Presidente da 3 a 6 seggi, potrebbe cioè conquistare un seggio per provincia, ma potrebbe anche solo conquistare Bari, Foggia e Lecce; Alleanza Verdi-Sinistra entrerebbe quasi certamente a Bari e Lecce (oppure Bari e Foggia); 4 i seggi per il Movimento Cinque Stelle; 5/6 i posti per la civica Per la Puglia. Avanti Popolari resterebbe in bilico, con possibilità di seggio solo a Bari o Foggia e rischio concreto di restare esclusa dal Consiglio.
A Bari, il Pd conquisterebbe tre seggi che, secondo l’ordine di lista, andrebbero a Ubaldo Pagano, Francesco Paolicelli e Lucia Parchitelli. Il seggio dei Verdi o dei Popolari potrebbe invece finire a Nichi Vendola (AVS) o a Giovanni Stea (Popolari per Decaro). Nella BAT, i democratici eleggerebbero Domenico De Santis e Debora Ciliento; a Brindisi, dove al Pd spetterebbe un solo seggio, il favorito è l’uscente Maurizio Bruno. A Foggia i due seggi andrebbero a Raffaele Piemontese e uno tra Paolo Campo, Enzo Quaranta, Teresa Cicolella e Rossella Falcone mentre tra i Popolari il riferimento resta Sergio Clemente. Nel Leccese, probabili eletti Loredana Capone e Sergio Blasi, con un possibile seggio per Nichi Vendola in caso di successo di AVS. A Taranto, infine, spazio per Donato Pentassuglia (assessore all’Agricoltura) e il consigliere uscente Enzo Di Gregorio.
Nella lista Decaro Presidente, a Bari la competizione è apertissima tra il medico e consigliere comunale di Molfetta Felice Spaccavento, gli ex vicesindaci di Bitonto e Modugno, Rino Mangini e Giuseppe Montebruno, gli ex sindaci di Conversano e Acquaviva delle Fonti, Pasquale Loiacono e Davide Carlucci, oltre all’assessora di Grumo Appula Anna Colasuonno, al presidente del Consiglio comunale di Castellana Grotte Maurizio Pace e alla consigliera di Monopoli Silvia Contento.
Nel territorio foggiano spiccano Grazia Maria Starace (Vieste), Tommaso Sgarro (Cerignola) e Francesco Miglio, già sindaco di San Severo ed ex presidente della Provincia. Possibile outsider il socialista Giulio Scapato.
A Taranto restano alte le speranze per Fabrizio Quarto, mentre nella BAT è in crescita Ruggiero Passero, erede del bacino elettorale dell’ex assessore Filippo Caracciolo. Per la lista Per la Puglia con Decaro Presidente, considerata in crescita e data fra il 3 e il 5%, i seggi più probabili sarebbero a Bari, con Saverio Tammacco, e a Foggia, dove si preannuncia una sfida serrata tra l’ex sindaco di Lucera Antonio Tutolo e Rosario Cusmai (più avanti), consigliere del presidente Emiliano per le autonomie locali.
A Lecce, in corsa l’assessore regionale Sebastiano Leo; mentre a Brindisi il seggio è conteso tra l’assessore uscente Fabiano Amati e il presidente della commissione Sanità Mauro Vizzino. Più complesso il posizionamento di Ruggiero Passero nella BAT e dell’assessore al Turismo Gianfranco Lopane a Taranto. I seggi spettanti al Movimento 5 Stelle dovrebbero premiare gli uscenti Rosa Barone (con possibili sorprese a Foggia di Angelo Masucci e Stefano Santangelo) e Cristian Casili (Lecce). A Bari potenziale sorpresa con Maria La Grezza e nella Bat, Aldo Patruno.
Nel complesso, anche le proiezioni tecniche confermano la solidità del campo largo, ma con una distribuzione dei seggi più equilibrata tra Pd e liste civiche. Il Partito Democratico resterebbe il perno dell’alleanza, mentre a contendersi lo scettro di seconda la lista Per la Puglia e la civica del presidente. L’incognita principale resta quella di Avanti Popolari, che rischia di pagare la concorrenza interna e lo sbarramento al 4% (favorito a Foggia il professore Unifg Nunzio Angiola). Meglio posizionata Alleanza Verdi-Sinistra, che grazie alla spinta nazionale potrebbe consolidare la sua presenza in almeno due province.
A venti giorni dal voto, il quadro appare duplice: da un lato i sondaggi raccontano un trionfo quasi plebiscitario di Decaro; dall’altro le simulazioni tecniche descrivono un successo più articolato, con un Consiglio regionale saldamente in mano al centrosinistra ma segnato da nuovi equilibri fra partiti e civiche. Molto dipenderà dall’affluenza: se davvero dovesse fermarsi intorno al 43%, la composizione dell’assemblea potrebbe riservare sorprese, soprattutto nei collegi più periferici.
Il messaggio dei numeri è chiaro: la Puglia 2025 si avvia verso un cambio di stagione nel segno della continuità decariana, tra entusiasmo nel campo largo e prudenza nei corridoi tecnocratici.
(Mary Vergura - l’Attacco)
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