Giandiego Gatta rappresenta, almeno sulla carta, l’erede della tradizione moderata del centrodestra foggiano. A differenza di altri, può rivendicare una coerenza politica. Sempre dentro Forza Italia e prima ancora nel Pdl, senza salti di campo. Anche lui, come Giannicola De Leonardis, è figlio d’arte – il padre Renzo Gatta è stato uno storico esponente missino e consigliere regionale – ma con una differenza sostanziale: Giandiego ha costruito la propria carriera partendo dal basso, da consigliere comunale a Manfredonia, poi assessore, fino all’ingresso in Regione. Fin dalla prima elezione ha dimostrato una capacità elettorale fuori dal comune. Il suo bacino è sempre stato il Golfo. Manfredonia, Mattinata e il Gargano gli hanno garantito per anni numeri importanti, rendendolo uno dei più votati del centrodestra pugliese. Tuttavia, a questa forza personale non è mai corrisposta una reale capacità di costruzione politica. Pur avendo un consenso consolidato, non ha mai trasformato quel capitale in una guida del partito sul territorio. Negli anni del declino di Forza Italia, Gatta ha scelto spesso la linea del basso profilo. Evitare conflitti, non esporsi nelle dinamiche più controverse, lasciando però il partito senza direzione. Una postura che ha finito per indebolire ulteriormente una struttura già fragile.
Il suo ruolo più incisivo è stato dietro le quinte, nella vittoria di Gianni Rotice nel 2021, che ha riportato Manfredonia al centrodestra dopo decenni. Ma lo stesso Gatta è stato anche protagonista della rottura che ha portato alla caduta anticipata di quella giunta nel 2023, scegliendo di tornare alle urne. Una decisione che ha aperto una fase di incertezza proprio nella sua roccaforte, aggravata dalla scelta di candidare Ugo Galli, rivelatasi fallimentare.
Il dato si ripete alle regionali del 2025, quando Galli viene riproposto contro Paolo Dell’Erba fermandosi a poco più di 3mila voti. Un risultato che conferma una costante: Gatta mobilita consenso soprattutto su sé stesso, molto meno quando si tratta di costruire una classe dirigente alternativa.
Resta una qualità indiscutibile: è uno degli oratori più efficaci del centrodestra pugliese. Ma a questo non corrisponde un’attività parlamentare altrettanto visibile, né una presenza incisiva nelle dinamiche locali.
Oggi appare come l’unico possibile argine alle difficoltà di Forza Italia sul territorio, ma tra disinteresse e una percezione di missione compiuta, il suo ruolo si è progressivamente affievolito, fino a diventare quasi marginale.
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