Leonardo Lallo, capogruppo di Fratelli d’Italia a San Severo, è uno di quei profili che attraversano le stagioni politiche senza mai riuscire a trasformare il posizionamento in consenso reale. Nato nell’ultima fase espansiva di Forza Italia, cresce all’ombra dell’allora senatore Carmelo Morra e si consolida nell’amministrazione Savino del 2009, fino a diventarne il principale antagonista. Contribuendo alla caduta di quell’esperienza, si accredita come successore naturale, aprendo però una fase da cui il centrodestra a San Severo non si è più ripreso. Nel 2014 si candida sindaco con una coalizione compatta. Le liste fanno un risultato significativo al primo turno, ma perde il ballottaggio contro il civico di centrosinistra Francesco Miglio. Un passaggio che evidenzia già il limite: capacità di costruire liste, non leadership elettorale. Nel 2019 segue Giannicola De Leonardis e Franco Di Giuseppe in Direzione Italia, contenitore di Raffaele Fitto. Ma da ex candidato sindaco e consigliere arriva solo quarto in lista e resta fuori, confermando la difficoltà a pesare oltre il locale.
Convinto da anni che le sconfitte non lo riguardino, tenta di ricandidarsi nel 2024 senza trovare accordo né con Anna Paola Giuliani né con Rosa Caposiena. La rottura lo porta, insieme a De Leonardis, a sostenere la coalizione civica guidata da Lidya Colangelo, contribuendo al suo accesso al ballottaggio.
Oggi, con appena 150 voti personali, è capogruppo di FdI in un Consiglio comunale ormai di fatto riconducibile all’area di Giuseppe Nobiletti. Una posizione figlia degli equilibri, non del consenso.
Nel 2025 ha già imposto la rimozione dell’assessore Bruno Savino, figlio dell’ex Sindaco Gianfranco Savino. Insomma, Lallo occupa spazi senza consolidare consenso.
E proprio la debolezza della sua base elettorale spiega perché non abbia alcuna intenzione di farsi da parte. In un sistema competitivo, difficilmente verrebbe rieletto. Qui, invece, resta.
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