San Giovanni Rotondo, spunta la quinta lista: Longo rientra in corsa e allarga il match. Lega grande assente

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Alla fine la lista c’è. Tirata su negli ultimi giorni, chiusa sul filo, ma c’è. Mimmo Longo riesce a presentarsi e a rientrare nella partita elettorale con un simbolo che mette insieme Udc e sovranisti e una squadra di sedici candidati: “Ho dovuto mettere anche qualche parente”, ammette sentito da l’Attacco. E già questo basta a raccontare il clima degli ultimi giorni, costellati di corse contro il tempo e spazi politici ridotti all’osso.
La notizia, però, non è solo la lista. È tutto quello che le gira intorno. Perché mentre Longo chiude le firme -  oltre duecento raccolte in tre giorni, 208 quelle validate - nel centrodestra sangiovannese si apre un’altra crepa: le dimissioni di Francesco Cocola da segretario cittadino dell’Udc. Ufficialmente “dopo un’attenta riflessione” e perché “non sussistono più le condizioni”. Ma il tempismo pesa. E inevitabilmente si intreccia con la nascita della lista alternativa. Longo prova a smarcarsi: “Non ci si può far condizionare da un post su Facebook”, dice riferendosi alle polemiche che nelle ultime settimane stanno rimbalzando sui social, dove si ricostruiscono passaggi, cambi di posizione e alleanze. Il clima è quello che è: nervoso, frammentato, con accuse incrociate e un centrodestra che appare sempre più diviso. La sua, di lista, nasce proprio da lì, dalla rottura con il vecchio: “Ci hanno escluso”, ripete più volte. E insiste su un punto: la scelta di correre comunque, anche senza la presenza della Lega, partito anch’esso escluso dalla coalizione di Floriana Natale: “I miei amici si sono fermati, si sono demotivati. Io no”. Una decisione maturata, racconta, anche grazie alla spinta arrivata dai sovranisti, che lo hanno convinto a non mollare quando ormai era pronto a fare un passo indietro perchè rimasto solo.

Il risultato è una lista che lui stesso definisce non semplice da costruire. Non solo per i numeri - occorrono da 12 a 16 candidati obbligatori -  ma per il contesto: poche possibilità di elezione, difficoltà a convincere le persone a mettersi in gioco: “Non è facile trovare candidati quando sai che non vai a fare il sindaco ma, al massimo, opposizione”. Al suo interno, spiega, ci sono soprattutto figure professionali: un avvocato, un commercialista, un carabiniere in pensione, altri profili tecnici. Pochi, se non nessuno, con un passato politico: “L’unica espressione politica sono io”. Ed è qui che prova a costruire la sua linea: meno peso ai partiti, più spazio a una squadra esterna. “La differenza la faranno gli assessori” - commenta. È questo il passaggio su cui insiste di più. Se dovesse andare avanti, dice, la giunta sarà composta da tecnici: commercialisti al bilancio, ingegneri all’urbanistica, professionisti “del loro settore”, da ricercare anche fuori San Giovanni, se necessario: “Non devo dar conto a nessun partito”. Una libertà che rivendica come vantaggio rispetto agli altri.

Sul piano elettorale, però, non si fa illusioni: “Sappiamo che scatterà al massimo il consigliere del candidato sindaco”. L’obiettivo è un altro: intercettare il voto libero, quello di chi non vota più, e soprattutto quello di centrodestra rimasto senza riferimenti. “Faremo male al centrodestra, perchè quello che c’è ora è da rottamare”, dice apertamente. Nel frattempo, lo scenario resta variabile. Le liste in campo dovrebbero essere tredici, il centrosinistra - anche se diviso - parte forte, e il centrodestra continua a muoversi tra fratture e ricomposizioni difficili. Le dimissioni di Cocola aggiungono un altro tassello a una fase già complicata. Longo guarda avanti e prova a riportare il discorso sui contenuti. Nel programma, consegnato in versione “base” per rispettare i tempi, mette al centro i primi cento giorni: strade, decoro urbano, riscossione delle fideiussioni dalle aziende, sportello diretto con il sindaco, raccolta differenziata all’80%, emergenza cimiteriale. “Cose concrete”, dice. Il resto verrà ampliato.

Ma l’ostacolo principale resta di tipo politico: “Qui in vent’anni sono cadute sette-otto amministrazioni”, ricorda, “Non c’è stabilità”. È da lì che parte la sua campagna: dalla promessa - tutta da verificare -  di provare a rompere uno schema che, finora, non ha retto. Intanto, però, la partita si gioca anche fuori dai programmi. Sui simboli, sulle alleanze, sui pezzi che si staccano. E sui tempi. Perché questa lista, più che nascere, è stata tirata fuori all’ultimo momento. E porta con sé tutti i segni di una corsa fatta di strappi e tentativi di riconciliazioni. Un’intesa tra due forze di destra dai contorni differenti - una di area moderata, l’altra più radicale - unite più sul piano amministrativo che politico, come lo stesso Longo rivendica: l’obiettivo dichiarato è costruire una proposta alternativa centrata sulla gestione della città, al di là delle appartenenze tradizionali. Resta ora da capire quale sarà il peso ideale che questo nuovo schieramento avrà in termini elettorali. Per ora, una cosa è certa: un altro candidato a destra adesso c’è. E tanto basta per rimettere un po’ in movimento una competizione che, fino a pochi giorni fa, sembrava avere un esito già scritto.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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