I partiti le hanno spiegato che così la maggioranza rischia di non reggersi nemmeno sulla carta. Episcopo, però, non sembra intenzionata a mollare i suoi. È da questo punto che l’altro ieri pomeriggio, nel corso del vertice convocato a Palazzo di Città con Pd, M5S e Psi, si è capito come la verifica di maggioranza al Comune di Foggia sia ancora lontana da una conclusione reale, nonostante la Sindaca abbia formalmente parlato di fase conclusiva. L’incontro, chiesto dalla prima cittadina per provare a sbloccare una trattativa trascinata per mesi, si è concentrato soprattutto sul nuovo assetto della giunta e sugli equilibri numerici in Consiglio comunale. Il problema è che la soluzione proposta dalla Sindaca non convince quasi nessuno tra gli alleati più pesanti della coalizione. Il ragionamento da cui si è partiti ha riguardato un tema che da settimane agita la maggioranza. Come inserire in giunta un urbanista vero, richiesta avanzata da tempo da diversi pezzi del campo largo, senza però sacrificare l’attuale assessore ai lavori pubblici e urbanistica Pino Galasso, uno dei tecnici più difesi dalla Sindaca, oltre che uomo di fiducia del governatore pugliese Antonio Decaro. Sul tavolo anche la richiesta socialista di ottenere finalmente una rappresentanza nell’esecutivo. La proposta illustrata da Episcopo ai rappresentanti di Pd, M5S e Psi avrebbe sostanzialmente blindato gli attuali equilibri dei partiti maggiori. Il Pd manterrebbe i suoi due assessori, Davide Emanuele al bilancio e Alice Amatore alla cultura. Nessun cambiamento anche per il M5S, che continuerebbe ad esprimere la vicesindaca Lucia Aprile all’ambiente e Simona Mendolicchio ai servizi sociali, anche se proprio su quest’ultimo assessorato restano tensioni mai sopite con la dirigente del settore Sara Croce. Confermati anche i due assessori emilianisti di Con. Resterebbero al loro posto Mimmo Di Molfetta alla scuola e allo sport e Giulio De Santis alla legalità. Le novità immaginate dalla Sindaca sarebbero invece due. La prima riguarderebbe l’ingresso in giunta di un urbanista scelto direttamente da lei, soluzione pensata per rafforzare il settore senza però toccare Galasso. La seconda consisterebbe nell’assegnazione di un assessorato al Partito Socialista, che potrebbe essere rappresentato dal consigliere comunale Mino Di Chiara. Per fare spazio ai nuovi ingressi, i sacrificati dovrebbero essere gli ex esponenti di Tempi Nuovi, la lista nata dall’asse Azione-Italia Viva. Dovrebbe uscire dalla giunta almeno uno tra Lorenzo Frattarolo, assessore alle attività produttive, e Daniela Patano, assessora alla polizia locale e al personale indicata da Sergio Clemente. Entrambi, nel tempo, si sono progressivamente sganciati dai rispettivi riferimenti politici originari. Nelle ultime settimane, inoltre, la stessa Episcopo ha rivendicato apertamente Patano come figura politicamente riconducibile a lei e dunque intoccabile. Proprio Patano, però, nei giorni scorsi è stata al centro di una durissima polemica interna alla maggioranza sul Piao, il Piano Integrato di Attività e Organizzazione. Vicenda che ha provocato forti tensioni soprattutto col Pd e con la presidente del Consiglio comunale Lia Azzarone. Uno scontro che ha peggiorato ulteriormente i rapporti già compromessi tra l’area dem e la Sindaca. Il problema politico vero, tuttavia, è che lo schema immaginato da Episcopo non garantirebbe affatto la tenuta numerica della maggioranza in aula. Ed è su questo che, durante il vertice, Pd, M5S e Psi avrebbero provato a far ragionare la Sindaca. Secondo la ricostruzione emersa dall’incontro, il nuovo assetto lascerebbe infatti completamente fuori Prossima, il gruppo consiliare vicino al presidente provinciale Giuseppe Nobiletti e quindi all’area politica del governatore pugliese Antonio Decaro. Un’esclusione che rischia di trasformarsi in un boomerang pesantissimo per la tenuta del campo largo.
Attualmente i consiglieri riconducibili all’area decariana-nobilettiana sono tre: Antonio De Sabato, Antonello Di Paola e Antonio Mancini. Se dovessero sfilarsi o anche soltanto assumere un atteggiamento non collaborativo, la maggioranza si ritroverebbe con numeri ridottissimi. Nei ragionamenti affrontati ieri sarebbe emerso un dato molto chiaro. Con questo schema la rappresentanza in giunta abbraccerebbe 18 consiglieri, con un margine di appena una unità rispetto alla soglia minima necessaria per garantire la sopravvivenza politica dell’amministrazione. Che numericamente resterebbe in piedi, ma senza alcun margine di sicurezza in vista dei passaggi più delicati. Qui il ragionamento diventa ancora più pesante. Perché all’orizzonte c’è l’approvazione del bilancio, prevista entro le prossime due settimane. Un passaggio che, dentro la stessa maggioranza, viene considerato decisivo. Se la verifica non dovesse chiudersi prima di quel voto, il rischio concreto è che il bilancio non trovi i numeri necessari e che l’esperienza amministrativa di Episcopo possa interrompersi.
I partiti presenti al tavolo avrebbero insistito soprattutto su questo punto. Per mettere davvero in sicurezza la coalizione, per la Sindaca sarebbe necessario rinunciare ai suoi divisivi fedelissimi, a partire da Galasso e Patano, aprendo una redistribuzione più equa degli assessorati. Ma la Sindaca, almeno per ora, non sembra intenzionata a fare passi indietro. La scelta di convocare soltanto Pd, M5S e Psi ha poi aperto un ulteriore fronte interno. Sia Avs sia l’area decariana avrebbero reagito con forte irritazione all’esclusione dal vertice ritenuto decisivo per il futuro della giunta. Intanto lunedì il campo largo dovrebbe presentarsi compatto almeno sul primo punto cruciale all’ordine del giorno, quello relativo al riaffidamento in house del trasporto pubblico urbano ad Ataf. Ma nella stessa seduta arriverà anche il dossier esplosivo della stazione di posta all’ex scuola Arpi, il progetto Pnrr contestato da parte dei residenti di Ordona Sud e divisivo dentro la stessa maggioranza. Un altro passaggio che rischia di trasformarsi nell’ennesimo banco di prova per una coalizione sempre più fragile.
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