Da quando l’ex Sindaca di San Severo, Lidya Colangelo, ha tirato verso di sé la maniglia della porta dell’ufficio del primo cittadino a Palazzo Celestini non ha mai smesso di rivendicare l’operato svolto e di puntare il dito contro i tredici consiglieri che l’hanno sfiduciata, rei di aver causato un danno alla città. Ultimo terreno di scontro politico è diventato lo stadio “Ricciardelli”. Il 30 giugno scorso, il commissario prefettizio Francesco Cappetta ha approvato l’intervento di “adeguamento normativo ed efficientamento energetico, con ampliamento della tribuna spettatori settore nord e realizzazione copertura, del campo sportivo comunale”. Si tratta del “primo stralcio”, finanziato per un importo complessivo di un milione di euro. L’ex assessore ai Lavori Pubblici e allo Sport, Pierluigi Marino, ha plaudito l’approvazione del progetto esecutivo, affermando come avesse creduto fortemente nel progetto di riqualificazione dello stadio. “Per oltre due anni mi sono speso con determinazione affinché questo percorso arrivasse fino in fondo”, ha aggiunto. “Un passaggio che è stato possibile solo dopo l’acquisizione di tutti i pareri necessari, compreso quello dei Vigili del Fuoco, rilasciato nei giorni scorsi e indispensabile per poter procedere con l’approvazione definitiva del progetto”. Ma da brava professoressa qual è, Colangelo ha immediatamente bacchettato Marino. “Mi fa sorridere (amaramente) che l’ex assessore plauda alla notizia del parere favorevole circa l’approvazione dei fondamentali lavori di riqualificazione del campo sportivo cittadino “Ricciardelli”, pur sapendo che, avendo gli amici suoi mandato a casa la mia amministrazione, questi lavori vedranno l’alba chissà quando!”.

Sono stati due anni turbolenti per Bruno Savino. L’avvocato sanseverese, eletto consigliere comunale in quota Fratelli d’Italia durante la scorsa tornata elettorale, fu nominato assessore alle Politiche Sociali dall’ex primo cittadino Lidya Colangelo, incarico durato solo otto mesi prima che la Sindaca azzerasse la giunta revocandogli le deleghe. Segue un anno durante il quale resta a guardare il lento fallimento dell’amministrazione targata Colangelo, non senza risparmiarle commenti e giudizi. Intanto, lascia il direttivo di Fratelli d’Italia e si avvicina a Futuro Nazionale. Ma i primi dissapori con i coordinatori del partito lo spingono a chiudere anticipatamente l’esperienza con i vannacciani. In questo contesto, dà vita a “Progetto San Severo”, un’associazione che ha l’ambizione di diventare una lista civica. Ad oggi, però, non si sbilancia troppo sul suo futuro. Sarà il tempo a decretare il ruolo che rivestirà alle prossime amministrative. Certe sono le sue intenzioni: fare il bene della città e dei cittadini. l’Attacco lo ha intervistato.

Non ha risparmiato attacchi nei confronti di alcuni esponenti della scorsa amministrazione. La domanda sorge spontanea: era davvero convinto quando ha scelto di sostenere la candidatura dell’ex Sindaca?
Chiarisco immediatamente che non mi sono candidato per Lidya Colangelo, ma per il partito al quale avevo aderito in quel momento. A livello locale, Fratelli d’Italia ha fatto una scelta con la scienza del poi più che discutibile, ma all’epoca pareva potesse essere anche in parte sensata. E mi spiego. Nel centrodestra c’era una rottura totale: Rosa Caposiena e Leonardo Lallo volevano candidarsi, così come voleva fare qualcun altro. Come al solito il centrodestra non arriva mai compatto. Fratelli d’Italia decide di appoggiare la candidatura di Colangelo e quindi ho seguito il flusso. L’ho conosciuta e onestamente mi aveva fatto anche una buona impressione. Sicuramente non era questo livello eccelso, me ne sono reso conto subito, però ero anche convinto che con le giuste collaborazioni la cosa potesse funzionare. E ricordo la prima riunione che facemmo in una saletta di fronte al Teatro Comunale di San Severo. Alla mia sinistra avevo la buonanima di Dino Marino e poco più a destra Rosario Di Scioscio. E nella mia testa feci questa considerazione: se oggi siamo nella stessa stanza un “comunista”, un “fascista” e un “leghista”, evidentemente abbiamo superato la logica dei partiti e siamo pronti per collaborare in un progetto. C’era anche la lista civica della Sindaca, sicuramente più collocata a sinistra. Insomma, era un ambiente abbastanza variegato. Quello che in campagna elettorale molti definirono il minestrone. Però, onestamente, credevo in quel progetto. E dopo dieci anni di sindacatura Miglio pensavo fosse arrivato il momento della svolta.

Poi cosa è successo?
Le prime docce fredde sono arrivate subito dopo le elezioni, mentre ero impegnato a studiare per il mio assessorato, tra l’altro senza ancora un dirigente di area. Da ottobre cominciai a vedere presenze illegittime (Giuseppe Manzaro, ndr.). Se non sei stato eletto, non puoi partecipare né alle chat di giunta né tantomeno puoi chiuderti nell’ufficio del segretario generale o parlare con i dirigenti e dare loro disposizioni. Intanto, non ho più dialogato con i consiglieri di Fratelli d’Italia. Non perché non volessi, ma a causa della chiusura totale da parte di Leonardo Lallo e di Rita Lucia De Lallo. Lo stesso Lallo che ha anteposto la propria figura a tutto il resto. Ebbe infatti la presunzione di candidarsi Sindaco, e nonostante una prima bocciatura ha continuato a interferire nel centrodestra causando solo danni. A novembre erano finiti i soldi su tutti i capitoli. Avevo bisogno di 20-30mila euro per portare avanti dei servizi essenziali e andavo tutti i giorni dietro la porta del Sindaco come un monaco cercante, ma senza ottenere nulla. Poi, però, vedo che per organizzare il Natale si spendono 180mila euro. Dopo arriva marzo, e all’approvazione del bilancio preventivo, in seguito a settimane di trattative col dirigente, quando sapevamo finalmente dove prendere quelle somme, mi arriva una telefonata che diceva “tutto quello che abbiamo fatto non serve a niente perché mi sono state date disposizioni diverse”. Allora, lì ho capito che era arrivato il momento di andarsene. Purtroppo, questa cosa l’ha capita anche la Sindaca e ha azzerato la giunta qualche giorno prima del consiglio comunale, altrimenti avrei reso tutto pubblico e me ne sarei andato.

Un mese fa è stata staccata la spina all’amministrazione Colangelo. Crede che i tempi fossero maturi?
Abbiamo assistito a due anni di immobilismo pressoché totale, e questo lo dico con molto dispiacere. Perché per quanto è evidente che non fossi più a favore di questa amministrazione, è stato comunque un dispiacere vedere terminato qualcosa senza che abbia raggiunto i propri obiettivi. Personalmente, ritengo che più si fosse andato avanti e peggio sarebbe stato, perché la logica che ha regolato dall’inizio quell’amministrazione sarebbe in questo modo proseguita. Per quanto riguarda la preoccupazione espressa da alcuni circa le opere in cantiere, reputo che il commissario prefettizio abbia il dovere e il diritto di portarle avanti, quindi non credo ci saranno problemi di questo tipo.

A pochi giorni dal mini-rimpasto che ha parzialmente ridisegnato gli equilibri della giunta comunale di Foggia, l'ormai ex assessora al Personale e alla Polizia Locale, Daniela Patano, ha deciso di rompere il silenzio. Ospite della redazione de l'Attacco, intervistata dal direttore Piero Paciello, Patano ha ripercorso le tappe che hanno portato alla sua revoca, offrendo la propria lettura delle dinamiche politiche che hanno segnato la verifica di maggioranza e non solo. Nel corso dell'intervista, l'ex assessora analizza con spirito critico la fase attraversata dall'amministrazione guidata dalla Sindaca Maria Aida Episcopo e guarda al proprio futuro politico, confermando il suo impegno al fianco di Sergio Clemente.

Come nasce e come si sviluppa il suo impegno in politica?
Ho sempre avuto il pallino della politica. Ho sempre desiderato impegnarmi per spirito di servizio, per dare qualcosa alla mia città. Nel 2023, da segretaria cittadina di Azione, mi sono impegnata in campagna elettorale con Sergio Clemente, che considero una bravissima persona. È stato lui a chiedermi di fare l'assessora. Per un mese e mezzo non ho dormito. Venivo dalla libera professione e dalla docenza scolastica, non avevo idea di cosa significasse amministrare un Comune come Foggia. Alla fine ho accettato, carica di entusiasmo, anche perché conoscevo la Sindaca dai tempi della scuola e sapevo che persona perbene fosse. Mi sono fidata di lei. Sono arrivata a Palazzo di Città senza esperienza amministrativa, ma con la voglia di lavorare. Ho sempre operato nel rispetto della legalità e della trasparenza. Penso, ad esempio, al lavoro svolto sulla toponomastica di Borgo Incoronata. Non voglio autocelebrarmi, ma credo di aver dato tutto per la città. Ho avuto ottimi rapporti con tutti, dagli uscieri ai dirigenti.

Che tecnostruttura, che macchina burocratica ha trovato?
Con il dottor Giuseppe Marchitelli ho lavorato molto bene. È una persona onesta. Abbiamo gestito i concorsi pubblici con assoluta correttezza, respingendo qualsiasi richiesta di favore. Ho trovato una tecnostruttura competente, anche se migliorabile e soprattutto sottodimensionata. C'è un reale bisogno di personale.

Ma questa straordinaria stagione dei concorsi pubblici al Comune di Foggia è stata messa a frutto? I risultati ci sono?
I risultati ci sono, ma faticano ancora a decollare. Abbiamo assunto gli istruttori, ma senza funzionari che li guidino è difficile valorizzarne il lavoro. Servono figure in grado di coordinarli. Per quanto riguarda le deleghe al Personale e alla Polizia Locale, ritengo di aver lavorato bene. Ci sono anche delle pecore zoppe, ma nel complesso si lavora bene. L'assessore, però, non può sostituirsi ai dirigenti. Ognuno deve svolgere il proprio ruolo.

Rifarebbe la scelta di fare l'assessora?
Sì, senza alcun dubbio. E non per l'indennità. Avevo ancora tanto lavoro avviato che avrei voluto portare a termine.

Lei si sentiva pienamente garantita e tutelata dalla Sindaca?
Sì. Ed è proprio per questo che oggi sono molto dispiaciuta. Non ce l'ho con la Sindaca, ma ci credevo e pensavo che mi avrebbe tutelata.

E poi cosa è successo?
Non lo so. Secondo me è stata condizionata dai partiti, da gruppi che non mi volevano. Quello che è accaduto sul Piao è stato soltanto un pretesto per mettermi alla berlina.

Ci sono state pressioni sul Piao?
Credo di sì. Pressioni perché io lasciassi l'incarico, nonostante il lavoro svolto. Su 13mila domande di concorso non c'è stato un solo ricorso, a differenza di quanto accade spesso altrove. Me ne sono andata a testa alta. Persino amiche di mia figlia hanno partecipato ai concorsi senza ricevere alcun trattamento di favore. Non me lo hanno nemmeno chiesto, perché conoscono il mio modo di essere. Per questo penso che la Sindaca si sia trovata stretta in una morsa che chiedeva la mia testa.

Città Protagonista richiama con forza l’attenzione dell’Amministrazione comunale e della tecnostruttura su un tema che riguarda migliaia di famiglie e l’equilibrio finanziario dell’ente: la rottamazione dei tributi locali prevista dalla legge nazionale. “Una misura che consente ai Comuni di offrire ai cittadini la possibilità di regolarizzare i debiti relativi a IMU, TARI e altri tributi minori, eliminando sanzioni e interessi e dilazionando la quota capitale. Si tratta di un’opportunità concreta, già operativa in tutta Italia, che può alleggerire il peso fiscale sui contribuenti e, allo stesso tempo, generare nuove entrate per un Comune come il nostro impegnato nel Piano di riequilibrio”.



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