Pd, Cicolella: “Non c’è più confronto nella federazione, ratifichiamo decisioni prese da Piemontese e i suoi”
Dopo il dibattito aperto lo scorso anno da Enzo Quaranta e condiviso da Michele Lacci, il confronto interno al Partito Democratico di Capitanata continua ad allargarsi. L’analisi pubblicata ieri da l’Attacco ha ricostruito una fase politica caratterizzata da crescenti tensioni in diversi circoli della provincia, dai malumori emersi nel gruppo consiliare di Foggia fino alle difficoltà registrate a San Giovanni Rotondo, Torremaggiore e San Severo. Al centro della discussione resta il modello organizzativo della federazione provinciale, il rapporto tra la dirigenza e i territori e il ruolo che il partito dovrà assumere in vista delle prossime elezioni politiche e amministrative del 2027. Tra i casi più delicati figura quello di Cerignola. Dopo le dimissioni del segretario cittadino Daniele Dalessandro, maturate all’indomani delle elezioni provinciali, la federazione guidata da Pierpalo d’Arienzo per conto di Raffaele Pimontese ha deciso di affidare il commissariamento del circolo al consigliere comunale foggiano Mario Cagiano. Una scelta che apre una nuova fase politica in una delle realtà più importanti del centrosinistra di Capitanata, chiamata nei prossimi mesi a ricostruire gli equilibri interni e a preparare il confronto per le amministrative del prossimo anno. Sul momento che attraversa il Pd è intervenuta Teresa Cicolella, assessora comunale e figura storica dei dem cerignolani. Nell’intervista rilasciata a l’Attacco esprime rispetto e stima per il neo-commissario, ma non nasconde le proprie perplessità sul metodo seguito dalla federazione provinciale. Condivide le riflessioni avanzate da Quaranta e Lacci sulla necessità di rafforzare il ruolo dei territori, racconta di avere espresso personalmente le proprie riserve a Piemontese e denuncia il progressivo indebolimento del confronto politico interno. Cicolella torna inoltre sulle dimissioni di Dalessandro, ricostruisce il difficile rapporto con il gruppo di Tommaso Sgarro dopo le elezioni provinciali e richiama il partito alla necessità di ritrovare rapidamente unità e una guida politica stabile per affrontare la sfida elettorale del 2027.
Come giudica la scelta di affidare il commissariamento del circolo di Cerignola a Mario Cagiano?
Il Partito Democratico di Cerignola vive un contesto politico assai complesso. Le elezioni comunali sono imminenti, si voterà l'anno prossimo. C'è una situazione politica molto particolare nel centrosinistra. Non solo nel Pd, ma anche nel M5S e nel gruppo di Tommaso Sgarro. Con quest'ultimo, dopo quello che è accaduto alle elezioni provinciali, non abbiamo più lo stesso rapporto di prima, ovviamente. C'è tutto un lavoro di tessitura da fare per ricucire margini che ormai sono slabbrati e, a mio avviso, sarebbe stato opportuno mandare qui un commissario con maggiore esperienza e una conoscenza più approfondita del territorio. Qualcuno che stia nel partito da anni, che faccia parte della federazione e che abbia vissuto e conosciuto queste situazioni. Chiarisco subito che Mario Cagiano è una persona preparatissima, a modo, che stimo e con cui ho un ottimo rapporto. A Foggia sta lavorando bene. Però fa il consigliere comunale a Foggia, l'assistente dell'assessore Piemontese a Bari e ora anche il commissario a Cerignola. Insomma, è già assorbito da altro. Qui avremmo avuto bisogno di qualcuno in grado di dedicarsi a tempo pieno al circolo cittadino. Mi ha chiesto di incontrarlo e non gli ho ancora risposto. Ovviamente ci vedremo e ne parleremo.
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