Pd, scricchiola la leadership indiscussa di Piemontese: malumori ovunque e richieste di autonomia dai territori



Pd, scricchiola la leadership indiscussa di Piemontese: malumori ovunque e richieste di autonomia dai territori

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È una stagione di profonda trasformazione quella che sta attraversando, a tutti i livelli, il Partito Democratico. Il fenomeno riguarda l’intero quadro nazionale, ma assume contorni particolarmente significativi in provincia di Foggia, dove negli ultimi mesi si sono moltiplicati episodi che raccontano un partito alle prese con un’articolata discussione sul proprio modello organizzativo e sulla distribuzione della leadership. Il cambio di passo impresso da Schlein ha restituito vitalità e centralità politica a un soggetto che, dopo gli anni cupi delle segreterie di Zingaretti e Letta e la sconfitta alle politiche del 2022, sembrava avere smarrito parte della propria capacità di iniziativa, al punto da paventare una scissione tra le sue anime più contrastanti. La nuova impostazione “testardamente unitaria” ha riportato il Pd al vertice dell’opposizione nazionale, ha favorito il rilancio del dialogo col nuovo Movimento 5 Stelle in salsa progressista guidato da Conte e ha contribuito a ridefinire il progetto del campo largo come modello alternativo al governo Meloni in vista delle prossime elezioni politiche del 2027. Parallelamente, però, il nuovo corso, decisamente più radicale e movimentista rispetto al recente passato, ha accentuato le differenze interne tra le varie sensibilità del partito, registrando qualche defezione nell’ala più riformista e aprendo un confronto che nelle realtà territoriali assume caratteristiche piuttosto autonome. In Capitanata questo dibattito non nasce oggi. Il primo segnale pubblico arrivò già nel febbraio 2025 proprio dalle pagine de l’Attacco, quando l’allora assessore comunale di Torremaggiore Enzo Quaranta, poi candidato alle regionali dello scorso novembre, pose una questione destinata a lasciare il segno. Pur riconoscendo a Raffaele Piemontese il ruolo di principale riferimento politico del Pd provinciale, Quaranta sostenne la necessità di costruire un partito maggiormente radicato nei territori, capace di valorizzare classi dirigenti autonome e guidato da una figura impegnata esclusivamente nella federazione provinciale. Nella sua riflessione entrava anche il tema della compatibilità tra la guida del partito e quella di un’amministrazione comunale, con riferimento esplicito al segretario provinciale Pierpaolo d’Arienzo, Sindaco di Monte Sant’Angelo e storico punto di riferimento dell’area politica riconducibile a Piemontese. Quelle considerazioni non rimasero isolate. L’ex candidato Sindaco dem di Apricena Michele Lacci condivise pubblicamente l’impostazione di Quaranta, sostenendo l’opportunità di rafforzare il ruolo dei dirigenti privi di incarichi amministrativi. In quel momento il confronto sembrò limitarsi a un dibattito interno sulla forma-partito, ma con il passare dei mesi ha assunto contorni più ampi, alimentato da vicende politiche differenti che hanno interessato numerosi circoli della provincia.

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