A pochi giorni dal mini-rimpasto che ha parzialmente ridisegnato gli equilibri della giunta comunale di Foggia, l'ormai ex assessora al Personale e alla Polizia Locale, Daniela Patano, ha deciso di rompere il silenzio. Ospite della redazione de l'Attacco, intervistata dal direttore Piero Paciello, Patano ha ripercorso le tappe che hanno portato alla sua revoca, offrendo la propria lettura delle dinamiche politiche che hanno segnato la verifica di maggioranza e non solo. Nel corso dell'intervista, l'ex assessora analizza con spirito critico la fase attraversata dall'amministrazione guidata dalla Sindaca Maria Aida Episcopo e guarda al proprio futuro politico, confermando il suo impegno al fianco di Sergio Clemente.
Come nasce e come si sviluppa il suo impegno in politica?
Ho sempre avuto il pallino della politica. Ho sempre desiderato impegnarmi per spirito di servizio, per dare qualcosa alla mia città. Nel 2023, da segretaria cittadina di Azione, mi sono impegnata in campagna elettorale con Sergio Clemente, che considero una bravissima persona. È stato lui a chiedermi di fare l'assessora. Per un mese e mezzo non ho dormito. Venivo dalla libera professione e dalla docenza scolastica, non avevo idea di cosa significasse amministrare un Comune come Foggia. Alla fine ho accettato, carica di entusiasmo, anche perché conoscevo la Sindaca dai tempi della scuola e sapevo che persona perbene fosse. Mi sono fidata di lei. Sono arrivata a Palazzo di Città senza esperienza amministrativa, ma con la voglia di lavorare. Ho sempre operato nel rispetto della legalità e della trasparenza. Penso, ad esempio, al lavoro svolto sulla toponomastica di Borgo Incoronata. Non voglio autocelebrarmi, ma credo di aver dato tutto per la città. Ho avuto ottimi rapporti con tutti, dagli uscieri ai dirigenti.Che tecnostruttura, che macchina burocratica ha trovato?
Con il dottor Giuseppe Marchitelli ho lavorato molto bene. È una persona onesta. Abbiamo gestito i concorsi pubblici con assoluta correttezza, respingendo qualsiasi richiesta di favore. Ho trovato una tecnostruttura competente, anche se migliorabile e soprattutto sottodimensionata. C'è un reale bisogno di personale.Ma questa straordinaria stagione dei concorsi pubblici al Comune di Foggia è stata messa a frutto? I risultati ci sono?
I risultati ci sono, ma faticano ancora a decollare. Abbiamo assunto gli istruttori, ma senza funzionari che li guidino è difficile valorizzarne il lavoro. Servono figure in grado di coordinarli. Per quanto riguarda le deleghe al Personale e alla Polizia Locale, ritengo di aver lavorato bene. Ci sono anche delle pecore zoppe, ma nel complesso si lavora bene. L'assessore, però, non può sostituirsi ai dirigenti. Ognuno deve svolgere il proprio ruolo.Rifarebbe la scelta di fare l'assessora?
Sì, senza alcun dubbio. E non per l'indennità. Avevo ancora tanto lavoro avviato che avrei voluto portare a termine.Lei si sentiva pienamente garantita e tutelata dalla Sindaca?
Sì. Ed è proprio per questo che oggi sono molto dispiaciuta. Non ce l'ho con la Sindaca, ma ci credevo e pensavo che mi avrebbe tutelata.E poi cosa è successo?
Non lo so. Secondo me è stata condizionata dai partiti, da gruppi che non mi volevano. Quello che è accaduto sul Piao è stato soltanto un pretesto per mettermi alla berlina.Ci sono state pressioni sul Piao?
Credo di sì. Pressioni perché io lasciassi l'incarico, nonostante il lavoro svolto. Su 13mila domande di concorso non c'è stato un solo ricorso, a differenza di quanto accade spesso altrove. Me ne sono andata a testa alta. Persino amiche di mia figlia hanno partecipato ai concorsi senza ricevere alcun trattamento di favore. Non me lo hanno nemmeno chiesto, perché conoscono il mio modo di essere. Per questo penso che la Sindaca si sia trovata stretta in una morsa che chiedeva la mia testa.
Si aspettava maggiori tutele da parte di Episcopo?
Mi aspettavo che mi salvasse, perché avevamo lavorato bene.
Perché la Sindaca non ha diffuso neanche un comunicato di ringraziamento?
Ha inviato a me e a Lorenzo Frattarolo una lettera personale e riservata, arrivata a mezzogiorno di domenica. Mi sono sentita subito con Lorenzo e ne abbiamo preso atto. Tutto qui.
Un po' irrituale, diciamo.
Sì, e ne sono molto dispiaciuta. Io voglio bene alla Sindaca e so che persona è. Però non meritavo di essere trattata così. E non mi si dica che è cambiata la geografia politica dopo le Regionali. La Sindaca ci diceva sempre: “Mi raccomando, se Calenda va a destra poi dovrò mandarvi via”. E noi le rispondevamo che Azione è una forza di centro e che, anzi, alle prossime Politiche potrebbe essere l'ago della bilancia. Se, invece, qualcuno ha voluto far pagare un conto politico a Sergio Clemente attraverso i suoi assessori, allora il discorso cambia.
Quali sono state le pressioni sul Piao? I partiti hanno capito che durante il primo concorso non erano riusciti a incidere e volevano che questa volta andasse diversamente?
Hanno capito che non potevano fare nulla. Forse io e il dottor Marchitelli davamo fastidio. Non sono neppure andata alla multisala dove si svolgevano i concorsi, proprio per evitare qualsiasi polemica. C'era il dirigente, perché la gestione spetta a lui. All'assessore compete soltanto l'indirizzo politico. L'ho capito subito, pur essendo alla mia prima esperienza. Per quanto riguarda il Piao, il piano assunzionale ne rappresenta una parte. Ho chiesto al dottor Marchitelli di predisporre una nota da trasmettere alla presidente del Consiglio comunale, affinché fosse condivisa con tutti i consiglieri. In una prima riunione il dirigente Carlo Dicesare aveva parlato di circa due milioni di euro disponibili, poi ridotti per altre esigenze. Per questo ho inviato tre Pec alla presidente del Consiglio. Successivamente ho saputo che nelle chat dei consiglieri alcuni esponenti della maggioranza sostenevano che, prima della verifica politica, non si dovesse procedere. Io, invece, volevo condividere tutto. Mi sono ritrovata al centro di una polemica, come se avessi voluto fare il piano assunzionale da sola. Ma non è così. Tutti erano informati. Ho i messaggi e le Pec che lo dimostrano. Quando si prepara una bozza di piano assunzionale, il dirigente la trasmette agli altri dirigenti, che la condividono con gli assessori competenti. Di conseguenza tutti gli assessori erano a conoscenza del piano e ne parlavano con i rispettivi gruppi politici. L'unico passaggio che mancava era la riunione dei capigruppo per la condivisione definitiva, ma non è mai stata convocata. A me non è stata data la possibilità di completare quel percorso. È tutto documentato. Avevano già deciso che dovessi andare via. Questa è la verità. La Sindaca, fino all'ultimo, ha cercato di tenermi, ma alla fine ha ceduto alle pressioni dei partiti.
Ha trovato tracce di contiguità con il periodo dello scioglimento del Comune per presunte infiltrazioni mafiose?
No, assolutamente. Abbiamo lavorato con la massima trasparenza.
Qual è stato il limite più evidente di questi primi due anni e mezzo di mandato?
La difficoltà, soprattutto negli ultimi sette-otto mesi, di gestire un clima politico sempre più teso, già prima delle Regionali. Eravamo costretti a restare insieme, pur litigando continuamente. E questa difficoltà continua anche dopo il rimpasto, con una maggioranza che resta numericamente fragile. Il consigliere Paolo Frattulino, pur avendo perso due assessori di riferimento, ha dimostrato più affidabilità di chi oggi è stato premiato con un assessorato. Avrebbe potuto lasciare l'aula come altri, invece è rimasto e ha votato il bilancio.
Quindi il limite è stato soprattutto il clima politico?
Sì. All'inizio ci riunivamo ogni martedì con tutta la maggioranza. Erano riunioni spesso complicate. A un certo punto si è deciso di convocare soltanto i capigruppo, che poi riferivano ai rispettivi gruppi. Negli ultimi mesi si è andati avanti così.
Ci sono stati anche limiti nella comunicazione?
In parte sì. Personalmente mi sono trovata molto bene con Claudio Botta e, attraverso il suo lavoro, sono sempre riuscita a comunicare le attività del mio assessorato. Non so se per gli altri sia stato lo stesso.
E della comunicazione della Sindaca sui social parlavate in giunta?
Tra noi assessori si diceva che, forse, qualche risposta o qualche polemica in meno sarebbe stata opportuna. Però lei ha sempre voluto rispondere personalmente ai cittadini e questa era una sua scelta.
Il giudizio dei cittadini si forma essenzialmente su tre aspetti: le strade, il verde e la pubblica illuminazione. Da quando si è insediata la giunta, vede dei miglioramenti?
Il piano delle strade sta andando avanti. Pino Galasso, assessore ai Lavori Pubblici, è una persona perbene. È stato uno dei pochi a salutarmi dopo la mia revoca. Di questo sono dispiaciuta, perché mi sarei aspettata almeno una telefonata o un messaggio anche da altri colleghi. Galasso lavora con una tecnostruttura che ha pochi mezzi. Proprio per questo, con il piano assunzionale, avremmo dovuto assegnare nuovi funzionari sia ai Lavori Pubblici sia al settore Verde guidato da Lucia Aprile. Sono loro i responsabili del procedimento e quelli che firmano gli atti. Sulla pubblica illuminazione ci sono problemi che vengono da lontano e due anni e mezzo non bastano per risolverli. Lo stesso vale per il verde. Non è vero che non si è fatto nulla. Anzi. Certo, qualcosa non ha funzionato e forse la politica avrebbe dovuto fare di più, ma non siamo rimasti con le mani in mano.
Non sarebbe servita un'operazione verità per spiegare ai cittadini che molti problemi arrivavano dal passato? Non c'è stato un eccesso di propaganda?
Non parlerei di malafede, ma forse di superficialità. Si sarebbe potuto spiegare meglio alla città quali fossero le criticità ereditate e fare una comunicazione più incisiva.
Pensa di continuare a fare politica?
Non lo so. Sergio Clemente e Paolo Frattulino mi chiedono di continuare, mentre la mia famiglia è un po' meno d'accordo (sorride). Se dovessi proseguire, lo farei con alcune garanzie. Ho accettato questo incarico soprattutto per la fiducia che riponevo in Marida Episcopo. Diversamente, forse non avrei accettato di fare l'assessora. Per questo oggi dico che dipende da vari fattori.
La città viene da un declino lungo trent'anni. Ha la sensazione che in questi due anni e mezzo abbia ricominciato a ripartire?
Per quanto riguarda le mie deleghe, sì. Abbiamo portato avanti numerose assunzioni. Nel complesso si poteva fare di più. Io volevo restare non per la poltrona, della quale non ho bisogno, ma per completare il percorso avviato. È stata un'amministrazione in discontinuità con il passato, più attenta ad alcuni temi tradizionalmente vicini al centrosinistra, ma c'è ancora tanto lavoro da fare. Se il clima politico fosse stato diverso, probabilmente oggi sarei ancora in giunta. Preferisco però considerare questo un arrivederci.
Domanda finale. Ha più sentito la sua ex Sindaca?
No, non ci siamo più sentite.
Le è dispiaciuto?
Sì. Mi è dispiaciuto.
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