Piemontese spinge i "suoi" sindaci verso Falcone, mal di pancia tra gli altri candidati del Partito democratico

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In estate ha preso ufficialmente forma il progetto Città Gargano. Dopo mesi di tentennamenti, giochi politici e istituzionali, dodici comuni della costa e dell’entroterra hanno deciso di sottoscrivere un patto associativo per un progetto di sviluppo territoriale. A firmare l’accordo quadro sono stati i sindaci Carmine d’Anelli di Rodi Garganico – principale promotore –, Luigi d’Arenzo di Peschici, Raffaele Sciscio di Vico del Gargano, Rocco Di Brina di Carpino, Alessandro Nobiletti di Ischitella, Michele Di Pumpo di Cagnano Varano, Matteo Vocale di Sannicandro, Pierpaolo d’Arienzo di Monte Sant’Angelo, Michele Merla di San Marco in Lamis, Antonio Potenza di Apricena, Luigi Di Fiore di Rignano Garganico e Michele Leombruno di Serracapriola. Un progetto dai fini nobili, volto a mettere in rete realtà locali e ridurre i campanilismi, ma che a poche settimane dalle regionali pugliesi assume inevitabilmente un valore politico. Da tempo trova spazio la narrazione dello scontro interno al centrosinistra tra il vicepresidente della Regione Puglia e dominus del Partito Democratico Raffaele Piemontese – candidato a sostegno dell’ex sindaco di Bari Antonio Decaro – e il presidente della Provincia di Foggia e sindaco di Vieste Giuseppe Nobiletti, che non ha aderito all’operazione, definendola un comitato elettorale camuffato del suo competitor. Nobiletti ha scelto di candidare nella sua lista civica, a sostegno dell’europarlamentare barese, la sua assessora alla cultura e turismo Graziamaria Starace, protagonista negli ultimi tempi di diverse iniziative a Vieste. Piemontese ha risposto puntando su Rossella Falcone, già assessora proprio con Nobiletti, oggi candidata nella lista Pd. Una candidatura pesante, radicata tra Vieste, Mattinata e Peschici, con un bacino iniziale stimato in 2-3mila voti. Secondo i beninformati, Piemontese punta a raddoppiare quel pacchetto fino a 5-6mila preferenze, garantendo a Falcone un ruolo rilevante in Consiglio regionale come seconda eletta dem dietro di lui. Una mossa che rischia però di penalizzare altre figure del Pd di Capitanata, come l’assessora cerignolana Teresa Cicolella, rimasta fuori per poche centinaia di voti nel 2020, Paolo Campo di Manfredonia ed Enzo Quaranta di Torremaggiore. La rete di sindaci costruita dal vicepresidente appare infatti orientata verso l’asse Piemontese-Falcone. A confermarlo, almeno in parte, è il sindaco di Peschici Luigi d’Arenzo, che però smentisce interferenze dall’alto.

“Non ho più la tessera del Partito Democratico, ma voterò comunque Raffaele Piemontese e Rossella Falcone”, spiega. “Il primo, a mio avviso, è il migliore riferimento che abbiamo sul territorio. La seconda, invece, oltre ad essere legata al sottoscritto da un ottimo rapporto personale, è un’amministratrice assolutamente valida. Non ho ricevuto indicazioni da nessuno, però. Tantomeno dal vicepresidente. Dopo 30 anni di politica, non prendo ordini. Ho scelto in autonomia di sostenere Falcone, perché è una donna in gamba”.

Proprio l’operazione Città Gargano fotografa questa geografia del consenso. A parte Antonio Potenza, esponente di Forza Italia, e Michele Leombruno, vicino agli ambienti leghisti, quasi tutti gli altri firmatari dell’accordo sono considerati nell’orbita politica del vicepresidente. Pierpaolo d’Arienzo, segretario provinciale del Pd, Rocco Di Brina, membro del direttivo, Michele Merla o lo stesso Carmine d’Anelli, da tempo in contrapposizione con Nobiletti, ne sono esempi.

D’Anelli, raggiunto telefonicamente, ribadisce però la propria indipendenza, pur ammettendo la propensione a sostenere Piemontese. “Sono sempre stato un uomo libero e scevro da queste dinamiche”, ha detto. “Il centrodestra in Puglia non esiste, e con tutto il rispetto per tanti validi candidati del centrosinistra come Elena Gentile e non solo, credo che Piemontese in questo momento sia quello che meglio rappresenta le esigenze del nostro territorio. Non ho mai ricevuto richieste e condizionamenti di alcun tipo, tantomeno su Falcone. Nobiletti farebbe bene a non vedere streghe ovunque”.

Molti leggono l’operazione come un rafforzamento politico di Piemontese, che oltre al radicamento su Foggia e Gargano può contare su una schiera di sindaci dei Monti Dauni: da Agostino De Paolis di Accadia a Pasquale Bizzarro di Deliceto, fino a Giovanni Campese di Monteleone. Senza dimenticare l’ex sindaco di Troia Leonardo Cavalieri, da mesi esecutore della linea del vicepresidente a Palazzo Dogana. Una rete che, al di là delle dichiarazioni ufficiali, potrebbe condizionare la campagna elettorale e i rapporti interni al Pd foggiano.

Gli interessati respingono però l’idea di un pressing organizzato. Rocco Di Brina è sbrigativo: “Sono da sempre organico al Pd e vicino a Raffaele Piemontese, per cui ho poco da aggiungere. Non abbiamo ancora fatto nessuna riunione di direzione per decidere su chi far convergere le scelte, per cui al momento non posso dire altro”. Più netta la posizione di Matteo Vocale di San Nicandro. “Da noi la situazione è abbastanza composita. Tendenzialmente il gruppo di maggioranza è orientato su Piemontese e Cusmai. Poi ci sarà chi voterà Falcone, chi Cicolella, chi Starace e chi Paolo Campo. Questo a seconda dei propri rapporti personali. Quel che è certo, è che nessuno ci ha dato né ci darà alcuna indicazione di voto. Sceglieremo in assoluta autonomia, come sempre”.

Intanto il quadro resta aperto. Da una parte l’operazione Starace con il marchio di Nobiletti, dall’altra l’investitura di Falcone come candidata di Piemontese. In mezzo, i malumori di chi rischia di restare schiacciato dalla resa dei conti tra i due fronti. A farne le spese potrebbe essere la rappresentanza complessiva del centrosinistra di Capitanata, mentre la battaglia elettorale, tra patto territoriale e dinamiche interne al Pd, si gioca ormai tutta sotto l’ombra lunga del vicepresidente. 

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