Settembre e ottobre hanno segnato l’avvio della campagna elettorale per le regionali pugliesi del 23 e 24 novembre. In Capitanata il panorama appare dominato da una sola figura, quella di Raffaele Piemontese, vicepresidente della Regione Puglia e assessore alla Sanità, candidato di punta del Partito Democratico. Da settimane il suo nome e il suo volto compaiono in ogni iniziativa pubblica, che sia di natura istituzionale, politica o sociale. Già all’inizio di settembre Piemontese ha dato la misura di un’agenda serrata. La sua presenza è stata segnalata al primo giorno di corso per i medici di medicina generale in preparazione all’emergenza-urgenza del 118, a Stornarella per l’inaugurazione del nuovo circolo del Pd e a Deliceto per l’apertura del bed and breakfast comunale all’interno del Convento di Sant’Antonio. A metà mese ha partecipato alla Festa de l’Unità a Troia, si è unito alla manifestazione per Gaza organizzata a San Nicandro Garganico e non ha mancato di presenziare alla processione religiosa a Monte Sant’Angelo. Gli impegni si sono intensificati con la Festa de l’Unità di Foggia e con il convegno a Manfredonia sulle nuove tecniche mininvasive di cardiochirurgia presso il Policlinico Riuniti. Sempre a fine settembre ha preso parte alla festa patronale di Monte Sant’Angelo e ha tagliato il nastro del nuovo reparto di chirurgia generale con annesso centro di simulazione chirurgica, ancora una volta nei padiglioni del Policlinico. Piemontese non ha trascurato nemmeno i luoghi più periferici. Ad Accadia ha seguito da vicino la Summer School sulla Restanza, mentre a inizio ottobre a Foggia ha presenziato alla presentazione della piattaforma logistica integrata ferroviaria nell’area industriale. A San Severo ha visitato due cantieri finanziati con fondi regionali, ribadendo l’impegno della Regione nei confronti di un territorio che spesso rivendica attenzione e risorse. Negli ultimi giorni è tornato a Foggia per unirsi allo sciopero a sostegno di Gaza e per partecipare all’evento Sportivamente organizzato dalla Asl. La strategia appare evidente. Piemontese non si limita a fare campagna elettorale, ma costruisce la sua presenza come un continuum fra ruolo istituzionale e ruolo politico. Ogni appuntamento, sia esso un’inaugurazione, una festa popolare o un momento di protesta, diventa l’occasione per ribadire la sua immagine di uomo presente, vicino ai cittadini e legato alle comunità locali. La rete dei sindaci e delle amministrazioni comunali amiche fa il resto, invitandolo e accogliendolo come interlocutore privilegiato e come riferimento naturale per la Capitanata. Il confronto con gli altri candidati mette in evidenza uno squilibrio evidente. A Foggia città, dove la campagna dovrebbe offrire un mosaico di volti e proposte, gli spazi pubblicitari raccontano invece una storia monotematica. Qualche eccezione si nota soltanto nei manifesti di Rita Montrone, esponente di Fratelli d’Italia e moglie del consigliere comunale Gino Fusco, nei cartelloni di Nunzio Angiola, civico in Consiglio comunale che sostiene Antonio Decaro, e in quelli di Antonio de Sabato, da poco approdato in maggioranza e oggi candidato con Alleanza Verdi Sinistra. Tutto il resto è marchiato Piemontese.
Chi percorre le strade di Foggia ha la sensazione di trovarsi in una campagna elettorale dominata da un solo protagonista. I suoi manifesti occupano le vie principali e si impongono anche nei quartieri più popolari, disegnando una mappa che non lascia scampo alla concorrenza. Molti osservatori locali sottolineano che sembra candidato solo lui. Un’impressione che racconta non solo la capacità organizzativa della sua macchina elettorale, ma anche la forza di un radicamento costruito nel tempo con pazienza e metodo.
La presenza capillare di Piemontese è letta in modi diversi. Per i suoi sostenitori rappresenta la prova di una leadership consolidata e di un rapporto autentico con il territorio. Per i critici invece è il segnale di un sistema politico che tende a saturare ogni spazio, rischiando di soffocare il confronto e di indebolire il pluralismo. Il dibattito resta aperto, ma il dato di fatto è che la sua campagna procede con una velocità e un’intensità senza eguali.
A meno di due mesi dal voto, la Capitanata si presenta come un territorio già segnato da un’egemonia evidente. Piemontese continua a riempire agende, palchi e strade, forte del sostegno delle amministrazioni locali e di una rete politica che sembra non conoscere rivali. Gli altri candidati appaiono relegati a comparse, costretti a ritagliarsi spazi minimi e a convivere con un avversario che ha occupato la scena fin dall’inizio. Mai prima d’ora in una campagna elettorale regionale si era visto un tale livello di esposizione personale e politica.
Piemontese ha trasformato la sua presenza in un racconto continuo, in cui la gestione delle politiche sanitarie, i tagli del nastro, le feste popolari e le manifestazioni civili finiscono per fondersi in un’unica narrazione. In questa narrazione lui è il protagonista assoluto e tutti gli altri, al massimo, comprimari. Se il risultato elettorale confermerà questa egemonia lo si saprà solo a novembre. Intanto resta la fotografia di una Capitanata che, a guardarla dall’esterno, sembra avere un solo candidato.
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