Un luogo dove il reato non si esaurisce nella pena, ma diventa occasione di confronto, responsabilità e possibile ricomposizione. È il senso del nuovo Centro per la giustizia riparativa inaugurato a Bari, in via Toti, uno dei primi attivi nel Paese dopo la riforma Cartabia. L’obiettivo è affiancare il sistema penale tradizionale con percorsi volontari che coinvolgano vittime, autori di reato e comunità.
Alla cerimonia hanno partecipato il sindaco Vito Leccese, il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, collegato da remoto, e la direttrice dell’Uiepe Valeria Pirè. “Non sostituisce la giustizia tradizionale, ma la integra”, ha spiegato il primo cittadino, sottolineando il valore di uno spazio dedicato all’ascolto e alla ricostruzione dei legami sociali.
Il Centro, gestito dalla cooperativa C.R.I.S.I., è già operativo e prosegue l’esperienza avviata in fase sperimentale. Nei primi mesi sono stati presi in carico diversi casi, segno di un interesse crescente verso un modello che punta a dare voce anche alle vittime.
“Non si cerca solo il colpevole – spiega Ilaria De Vanna vicepresidente della cooperativa C.R.I.S.I., ente gestore del Centro: – ma si prova a capire cosa è accaduto e come si può riparare”. Un approccio che, come evidenzia Pirè, richiede motivazione e delicatezza, ma che può incidere profondamente sul piano umano e sociale, trasformando il conflitto in occasione di crescita condivisa.
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