È il mondo poetico di Graziano che ritorna nelle liriche della sua ultima silloge "Paglia di grano", pubblicato da RPlibri, con un titolo che pesca nella tradizione dei modi di dire della lingua locale ma ha anche un significato recondito e privato, come spiega lo stesso autore a l'Attacco.
È il mondo poetico di Graziano che ritorna nelle liriche della sua ultima silloge "Paglia di grano", pubblicato da RPlibri, con un titolo che pesca nella tradizione dei modi di dire della lingua locale ma ha anche un significato recondito e privato, come spiega lo stesso autore a l'Attacco: "Questo titolo è anche un tentativo di non estraniarsi troppo dalle radici; io sono foggiano di nascita ma ho un albero genealogico misto, mi definisco un vero ibrido di razza.
Mio padre era di origine salernitana, mamma nata a Matera da genitori calabresi è vissuta sin dalla tenera età a Foggia; io ho studiato fuori, ho vissuto un anno e Parigi, due anni a Bolzano, di foggiano non ho praticamente nulla. Infatti il conflitto interiore è fortissimo avendo riferimenti esterni anche per la mia attività poetica e di scambio intellettuale, ritrovarsi relegato in questo tipo di realtà non è facile, e spesso e volentieri sono preda di moti di fuga. La mia fortuna - continua il poeta - è che avendo dei riferimenti letterari e contatti che sono tutti fuori zona con loro recupero energia, il pieno di carburante lo faccio altrove e tutto questo mi da la possibilità di cercare di restare legato a questa realtà tentando di cercare di modificarla, per quel che si può...".
Dalla biografia delle origini nasce l'equilibrio instabile tra conflitto ed empatia; Graziano procede sulla strada della sua generazione poetica, alla ricerca di peso e valore per significati affidati alla mutevole combinazione delle parole in verso libero. Il suo scavo poetico oscilla sempre tra ritmo e sospensione, seguendo le leggi non dichiarate di una partitura musicale, silenzio e suono tra battere e levare, eros e thanatos sono gli ingredienti essenziali di cui Graziano narra e a cui ricorre nell'approfondimento tematico, rendendo visibile agli occhi degli altri ciò che solo lui riesce a sentire.
C'è un sicuro tratto compositivo che giustifica il raffronto di Alfonso Graziano con affermati esponenti della poesia italiana: nel 2015 con la sua seconda raccolta "Il carnevale degli uomini", Edizioni Divina follia, premiato alla Città Murex Firenze e al Premio La Sirena a Tortoreto, la critica che lo ha selezionato ha voluto accostarlo a Giorgio Caproni. Più di recente altri osservatori della sua produzione hanno tracciato un paragone con Vittorio Sereni e Franco Buffoni, proprio in relazione alle poesie dell'ultima silloge "Paglia di grano".
Ma per una sorta di irriducibilità innata, Graziano non ha mai acconsentito ad essere classificato nel novero di correnti stilistiche più o meno tematizzate, refrattario com'è ad accettare l'appartenenza a quelle che lui stesso ha definito "consorterie": "Qualcuno in passato ha tentato di associarmi a quel movimento poetico piuttosto che a quell'altro ma io ho preso le distanze - racconta Graziano a l'Attacco -. Certo fa piacere e ci si sente pieni di orgoglio ad essere comparati a personaggi del calibro di Sereni e Baffoni che tantissimo stanno dando al panorama letterario italiano. Per non parlare di Caproni del quale non aveva mai letto nulla finquando appunto nel 2015 non sono stato accostato a lui".
L'altro grande poeta Elio Pecora compare nel percorso intorno alla poesia di Graziano che ha prodotto negli anni passati alcuni corposi contributi per antologie e riviste sostenute dalla spinta editoriale dello scrittore e saggista della provincia di Salerno.
"Non credo nel ruolo didascalico della poesia - spiega il suo punto di vista Graziano -. E rifuggo da ogni soluzione che abbia a che fare con l'ermetismo. Per me la poesia deve essere fruibile per tutti e deve arrivare a tutti. Nella semplificazione della scelta delle parole e dello stile che compongono il verso si rischia di cadere nella banalizzazione, ma è un rischio che corro volentieri anche se in verità finora, stando alle attestazioni lusinghiere della critica, credo di essere riuscito ad evitarlo".
Invocata e inseguita la potenza democratica e universale della parola del poeta fu anche apprezzata dal grande Mogol che anni addietro ebbe a leggere alcuni testi per canzoni di Graziano - che ha anche studiato chitarra classica - e ne intuì il talento di paroliere, invitandolo ad affinare queste sue capacità e a frequentare la scuola per il cantautorato. Graziano non seguì quella strada ma delle parole non ha mai fatto a meno, portandole sempre con sè, in un cammino ininterrotto di crescita e maturazione poetica e letteraria che non teme di colloquiare con le profondità dell'animo e i suoi demoni.
(Daniela Corfiati - l'Attacco)©
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