Lo scorso 4 novembre il Consiglio di Stato ha dichiarato improcedibili il ricorso presentato dalla Provincia di Foggia e quelli dell’Associazione Nazionale Energia del Vento, di Daunia Wind Srl, Margherita srl, Eolsiponto Srl, Torretta Wind Srl e Eolica Pietramontecorvino Srl circa il regolamento relativo al Canone Unico Provinciale adottato dal Consiglio provinciale il 25 maggio 2021. Una sentenza con la quale si è stabilito che anche le società che producono energia devono ora pagare il canone agevolato, stimato in un minimo di 800 euro annui per singola concessione, a prescindere dall’estensione dell’effettiva occupazione di suolo pubblico.
Una prospettiva che determina gravissimi danni per i bilanci dell’Amministrazione provinciale e dei tanti comuni del territorio che ospitano impianti per la produzione di energie rinnovabili, una situazione che non può più essere tralasciata. Proprio per questo il Presidente della Provincia Nicola Gatta ha convocato ieri un incontro con i parlamentari foggiani allo scopo di condividere questa problematica gravissima e le necessarie azioni di carattere normativo da mettere in campo per la sua risoluzione.
“Si tratta di una vicenda che parte da lontano, dal 2018 – esordisce a l’Attacco Gatta – con la modifica del regolamento della Tosap in Cosap che provocò l’inizio di un contenzioso con le varie società eoliche perché passammo dalle 33 mila euro che pagavano le società a fronte di un patrimonio stradale immenso (oltre 400 km di strade occupate dai cavidotti elettrici, ndr) al costo di un caffè, circa 77 euro al km, 0,07 centesimi al metro lineare. Il regolamento di trasformare la tassa in canone ha prodotto per la Provincia un’entrata di circa 5 milioni.
Non feci altro che adeguare quel canone ad altre province e comuni italiani: la cosa assurda è che nessuno aveva proceduto prima. È chiaro che avendo un numero di chilometri importanti, il totale risulta quindi altrettanto importante. Rispetto alla vicina provincia di Lecce, ad esempio, abbiamo applicato un canone inferiore rispetto a quello adottato da loro. Ma a differenza delle loro società, le nostre hanno interessato strade molto più grandi. Iniziato il contenzioso, arrivato in Cassazione, lo abbiamo vinto. Dopodiché il Governo ha deciso di cambiare nuovamente, istituendo il canone unico patrimoniale che nella sostanza non doveva modificare nulla dato che accennava anche alle invarianze di gettito.
Nel frattempo però, aveva previsto per le società di pubblica utilità, quelle che attuano trasporto di energia elettrica (Enel, Telecom, etc) un canone fisso di 800 euro, una tantum all’anno. Su questo c’è stata una richiesta di parere al Mef dove la funzionaria Pecorella ha dato una risoluzione poi risultata fuorviante. A parer suo non c’è alcuna distinzione tra le società produttrici di energia rispetto a quelle di vettoraggio.
Una risoluzione che entra in contrasto con la stessa norma nazionale. A quel punto le società hanno scritto alla Provincia dichiarando che le somme non erano dovute. È quindi nato un secondo contenzioso. Hanno fatto ricorso - poi accolto - al TAR Puglia. Dopodiché abbiamo fatto opposizione al Consiglio di Stato che ha dichiarato l’azione improcedibile in quanto sussiste un difetto di competenza.
Su questo – rincara Gatta - andremo in Cassazione e allo stesso tempo ho voluto convocare i parlamentari per chiarire questa norma che ha generato da un lato confusione e dall’altro un vulnus all’interno dei bilanci di molti enti locali. Tra l’altro – conclude il Presidente – nell’ultimo bilancio avevamo previsto queste somme in entrata. Ora ci toccherà seguire delle manovre correttive per evidenziare il mancato incasso e non solo: in alcuni casi bisognerà restituire le somme a quelle poche società che avevano già versato”.
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