Secondo alcuni politici e addetti ai lavori, la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso – per dirla in termini metaforici – sarebbero state le parole spese dalla Sindaca di Foggia Maria Aida Episcopo nel corso dell’ultima seduta di Consiglio comunale precedente alla data del 27 marzo, giorno in cui l’assessore al Bilancio e segretario cittadino del Partito Democratico Davide Emanuele avrebbe riconsegnato l’immobile di edilizia residenziale pubblica di cui era in possesso da anni ad Arca Capitanata. In quell’occasione, la prima cittadina – facendo seguito alla minaccia proferita nei confronti dell’opposizione durante un'altra, di gran lunga precedente, assise comunale, in cui assicurava di scavare a fondo nelle biografie private dei nemici giurati della sua amministrazione – avrebbe detto, rivolgendosi al consigliere di opposizione Giuseppe Mainiero, di essere a conoscenza dell’esistenza, tra di loro, di residenze fittizie di vario tipo. Le parole della Sindaca, tuttavia, anziché allarmare i destinatari, avrebbero fatto scattare un campanello nella testa del suo assessore, che solamente dopo quella non troppo velata insinuazione avrebbe pensato bene di restituire l’alloggio di Via Alberto da Zara 9. Successivamente, in vari confronti con i propri colleghi di maggioranza, Emanuele avrebbe rivelato loro di essere il legittimo destinatario di quell’abitazione, per almeno due ragioni: la prima legata al suo reddito personale, che secondo l’assessore rientrerebbe – almeno fino a quando non è diventato un membro della Giunta comunale (Dove percepirebbe fino a 5mila euro mensili, oltre 100mila annui) – nei parametri richiesti per l’assegnazione di un alloggio popolare (15mila euro di reddito massimo annuale); la seconda, invece, dovuta al fatto che – sempre a detta di Emanuele – stando alla normativa tuttora in vigore, il destinatario di un edificio di edilizia residenziale pubblica rimarrebbe legittimo intestatario di quell’abitazione fino al doppio del reddito di quando l’ha ottenuta (Quindi, 30mila euro annui). Le domande da porre, dunque, a questo punto, sono le seguenti: davvero Davide Emanuele ha svoltato, a livello economico, solo dopo essere diventato assessore? Davvero, fino al momento della nomina, era in condizioni di indigenza tali da avere diritto a una casa popolare? Nonostante la professione di avvocato e gli incarichi politici ottenuti sotto l’ala protettiva di Raffaele Piemontese? Esiste davvero una norma che afferma quanto sostenuto dall’assessore? Sono tutte domande che l’Attacco ha provato a porre sia al diretto interessato, Davide Emanuele, e sia a Pippo Liscio di Arca Capitanata, senza ricevere alcuna risposta. Neppure dall’ente che, secondo le ricostruzioni, non avrebbe effettuato i dovuti controlli che di regola andrebbero fatti ogni due anni.
Sul Caso Emanuele, in questi giorni l’Attacco ha provato ad ascoltare tutti. Per avere la ricostruzione dei fatti più veritiera possibile. Innanzitutto, l’assessore, che tuttavia – fino a questo momento – non si è mai reso rintracciabile telefonicamente. Poi Arca Capitanata, nella persona dell’amministratore unico Pippo Liscio, che neppure ha mai risposto al telefono. Ma anche giuristi, ex amministratori locali e non solo, che varie interpretazioni hanno apportato alla causa della ricerca sostanziale e rigorosa della verità.
Alcuni di loro si sono lasciati andare a personali ricostruzioni, che in qualche modo hanno contribuito a chiarire nei dettagli il quadro complessivo di una situazione dai contorni completamente opachi. Un uomo delle istituzioni, che per anni è stato nel giro del Comune di Foggia e non solo, ha spiegato a questa testata che quello dell’assessore potrebbe essere un caso di coabitazione strategica, ovvero un tentativo di uso comune nel passato per aggirare la graduatoria pubblica e ottenere il rinnovo dell’assegnazione dell’alloggio dopo la dipartita o il trasferimento del precedente assegnatario – solitamente un familiare – al fine di raggiungere il successivo riscatto attraverso appositi piani di alienazione degli immobili.
Tutto questo sarebbe avvenuto ai tempi dell’Istituto Autonomo Case Popolari – in sigla Iacp -, fino a quando, con la trasformazione in Arca, questo sistema variamente congegnato dalla criminalità organizzata attraverso collusioni di diverso tipo con uffici comunali e polizia municipale non sarebbe stato sventato. Ma se questo sistema, col passaggio da Iacp ad Arca, è saltato, come ha fatto Emanuele a non ricevere lo sfratto? La risposta possibile è soltanto una, ed è la stessa già fornita in precedenza: dal 2014 – anno in cui avviene il passaggio da Iacp ad Arca – al 27 marzo 2025 – data in cui l’assessore riconsegna l’alloggio – l’ente non ha mai effettuato i dovuti controlli sulla palazzina di Via da Zara 9 (Di proposito?).
Palazzina che, tra l’altro, dovrebbe rientrare nel perimetro di quei condomini che l’informatore del giornale ha definito misti: ossia, abitati in parte da assegnatari di Arca e in parte da chi avrebbe legittimamente riscattato i singoli immobili. Situazione, del resto, che avrebbe creato non pochi problemi a entrambe le tipologie di inquilini. Inoltre, secondo un’ennesima fonte de l’Attacco, dopo aver riconsegnato la casa popolare di Via da Zara, l’assessore Emanuele non avrebbe spostato la residenza nella casa in cui vive con moglie e figli, ufficialmente per motivi personali, ma nuovamente in quella dei genitori. L’ipotesi più plausibile, dunque, è che l’assessore stia provando a costruirsi una difesa basata sul fatto che ci sia una situazione di attrito - o comunque di tensione - con la coniuge, e che per questo aveva la residenza altrove.
Naturalmente, tutto in maniera strumentale. Non è chiaro, fino ad oggi, quanto ci sia di vero in questo genere di ricostruzione. Quello che, invece, sembrerebbe essere quasi certo, è che le parole della Sindaca Episcopo non fossero poi tanto campate in aria, e che nella classe dirigente e politica foggiana le situazioni simili a quella dell’assessore Davide Emanuele siano numerose e trasversali. C’è, infine, una questione di trasparenza. Per legge, i redditi degli amministratori comunali, e in particolare quelli degli assessori – come avviene per quelli dei dirigenti – dovrebbero essere pubblici. Per quale motivo, a distanza di quasi due anni dall’insediamento dell’attuale amministrazione, sul sito istituzionale del Comune di Foggia ancora non compaiono?
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).