Progetti PNRR superamento ghetti: se tutto va bene prefabbricati per il 26% dei migranti previsti inizialmente

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Si riuscirà coi fondi PNRR a cancellare la vergogna dei ghetti di Capitanata, regni conclamati di illegalità, schiavitù e disumanità? Una domanda ormai retorica, visto che ci si crede sempre meno tra gli attori del territorio. E’ previsto per oggi l’ennesimo incontro in Prefettura, a Foggia, per fare il punto della situazione col commissario straordinario nominato dal governo Maurizio Falco, cui tutti i Comuni interessati hanno chiesto da tempo proroghe rispetto alla scadenza di marzo 2026. L’allarme per l’estremo ritardo dei progetti per il superamento dei ghetti italiani (per cui furono previsti inizialmente 200 milioni di euro) è stato da mesi sollevato da sindacati ed enti locali, ma a febbraio scorso fu anche al centro di una specifica delibera adottata dalla Corte dei conti (Sezione Centrale di Controllo sulla Gestione delle Amministrazioni dello Stato). Si tratta del Rapporto inerente al piano di interventi per il PNRR “Piani urbani integrati – Superamento degli insediamenti abusivi per combattere lo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura”. “Diciannove Comuni risultano potenzialmente idonei al finanziamento, per un importo totale pari a 110.410.496,42 euro e posti letto pari a 6.148”, si legge nel rapporto. A Manfredonia erano previsti il recupero e realizzazione di opere di urbanizzazione primaria e secondaria, la ristrutturazione e nuova costruzione di edifici residenziali del patrimonio pubblico/privato, strutture abitative leggere e removibili per 4.000 posti letto, con risorse assegnate pari a 53.665.905,20 euro. Il progetto rivisto ora prevede appena 1.250 posti letto. A Cerignola si era partiti con l’idea della realizzazione di quattro nuove strutture, di cui tre su terreno di proprietà dell'ente e la quarta su terreno da acquistare, e del riadattamento di una struttura di proprietà comunale destinata ad albergo diffuso, oltre a container abitativi per 530 persone, con risorse assegnate ammontanti a 8.845.732,54 euro. Da 530 si è ora passati ad una previsione di soli 80 posti letto.

Rispetto a San Severo la Corte dei conti scrisse che l’ente e i Comuni di Albenga, Brindisi e Salemi, “risulterebbero potenzialmente inidonei al finanziamento per eccessiva durata del cronoprogramma (24-27 mesi), per un importo totale pari a 36.410.817,98 euro e posti letto pari a 2.277”. In realtà San Severo è ancora in pista. Nella città dei campanili era prevista la ristrutturazione-nuova costruzione e acquisizione dell’area attigua all’ex mattatoio, un progetto relativo a 2.000 posti letto, per risorse pari a 27.832.952,99 euro. Ora si parla di 450 posti letto e di circa 20 milioni di finanziamento.

Significa che nei principali tre centri di Capitanata interessati – Manfredonia, Cerignola e San Severo – la previsione iniziale era di dare una nuova vita e sistemazione a 6.530 persone, mentre l’ultima rivisitazione dei progetti riguarda soltanto 1.780 migranti: appena il 26,27%. Un magrissimo risultato che, se e quando si realizzerà, non potrà lasciare insoddisfatti viste le attese iniziali. E c’è chi insinua che da prefetto di Foggia Maurizio Valiante (oggi ad Ancona) si sia dovuto sorbire anche l’insoddisfazione di Roma per l’azione di coordinamento svolta nella provincia daunia.

Molto più ridotti, sin da subito, i numeri dei progetti previsti per altri centri di Capitanata: a San Marco sono stati previsti quattro miniappartamenti da realizzare in immobile di proprietà comunale e un appartamento da acquistare o in comodato d'uso da ristrutturare, nell’ambito di 70 presenze straniere e 18 posti letto da creare, per risorse pari a 1.904.153,35 euro; a Carapelle il progetto prevede l’acquisto di un immobile privato da ristrutturare per costruirvi dieci posti letto, con un finanziamento di 1.129.164,77 euro; a Carpino la proposta è stata relativa a venti immobili di proprietà privata da acquistare o in comodato d'uso, e spazio pubblico annesso, per 200 posti letto con un finanziamento di 4.583.295,30 euro; infine a Lesina si parla di tre appartamenti di proprietà privata da acquistare o in comodato e da ristrutturare e spazio pubblico annesso, per 20 posti letto, con fondi pari a 1.887.494,29 euro. Mentre a Poggio Imperiale il PAL (Piano di azione locale) è “non pervenuto” stando alla Corte dei conti, col risultato che sono saltati 173 posti letto con un finanziamento che sarebbe stato pari a 3.734.550,43 euro.

Manfredonia
“Siamo fermi da un anno e mezzo ma non per colpa dei sindaci, che con Prefettura e Regione Puglia si sono messi a disposizione, bensì per l’assenza del governo, da cui ci aspettiamo un atto di coraggio”, afferma a l’Attacco il sindaco di Manfredonia Domenico la Marca, in carica da un anno col suo centrosinistra.

“A luglio 2024, a poche settimane dal mio insediamento come amministrazione comunale, partecipammo ai primi incontri in Prefettura a Foggia. Ci fu subito un pressing da parte del commissario straordinario affinchè firmassimo la convenzione. Era già stato perso parecchio tempo, non per responsabilità del sindaco precedente. Il commissario Falco ci disse di firmarla ma non lo facemmo né noi né il Comune di Foggia, perché quel PAL (Piano di azione locale, ndr) era da rivedere secondo noi, per varie ragioni. I tempi imposti erano troppo limitati e rendevano impossibile realizzare quel progetto. Furono poste una serie di questioni, a cominciare dalla sostenibilità del progetto. Ad esempio, il PAL prevedeva interventi poi in quattro borgate ma il Comune di Foggia aveva già detto di poterne mettere a disposizione una soltanto. Poi c'era da rivedere la fattibilità del progetto. Fin da subito chiedemmo una proroga perché firmare la convenzione senza aver prima ottenuto garanzie sui tempi significava assumersi la responsabilità di completare tutti i lavori e consegnarli entro marzo 2026, un risultato che non poteva in nessun modo essere raggiunto. Ci furono varie interlocuzioni e a novembre 2024 si tenne pure un incontro in Anci. Il commissario ci chiese di siglare nuovamente la convenzione, ricevendo come risposta un no da parte del Comune di Manfredonia, del Comune di Foggia e di altri enti locali, perché non avevamo avuto le garanzie chieste sulle proroghe”, sottolinea la Marca.

“Nel frattempo si è creato un lavoro di squadra tra noi Comuni, Prefettura di Foggia e Regione. Sappiamo bene che quei fondi sono un'opportunità per avviare un percorso di superamento dei ghetti ma non possiamo firmare un PAL se ci sono criticità sui tempi e se si pensa di poter calare dall'alto case nelle borgate. Non è una grande intuizione questa, i processi di inclusione e integrazione vanno costruiti in maniera diversa e sulla base di tempi più lunghi. Ciò che era stato pensato in un primo momento era insostenibile: in una borgata abitata da 600 persone non si può pensare di costruire case per 1.200 migranti. Dove sta la logica dell’integrazione in questo punto? Il governo ci ha chiesto di realizzare container, ma noi ci opponiamo. Non li accetteremo mai, non è questa la soluzione giusta. Siamo di fronte ad una situazione complessa, non risolvibile con la costruzione di container. Siamo stati invitati a rivedere lo stesso progetto e abbiamo accettato la realizzazione di case mobili prefabbricate per ridurre i tempi di realizzazione, così come abbiamo accettato la proposta del governo di affidare tutto a Invitalia”.

Il ridimensionamento del progetto è nei numeri: “Non è possibile costruire posti letto per 4.000 persone a Manfredonia e infatti quel dato è stato ridotto a 1.250 posti letto. Inoltre è stato inserito in un progetto più complesso a cura della Regione Puglia, che ha deciso di scendere in campo e che attorno alle case mobili realizzerà servizi di accoglienza diffusa e di integrazione. Quanto ai tempi”, prosegue il sindaco sipontino, “i lavori non potranno essere cantierizzati se non dopo marzo 2026, ce lo dice oggi anche in Invitalia. Secondo noi tutto deve potrà concludersi entro il 2028. Il PNRR ha senso in questo modo: bisogna creare case degne di tale nome, energicamente sostenibili e rientranti in un progetto più complesso di integrazione e accoglienza. E’ quello che abbiamo chiesto e su cui stiamo aspettando dal governo una risposta. Non ce la siamo sentiti di tirarci indietro ma abbiamo chiesto di rivedere la fattibilità del progetto, che non è realizzabile entro il 2026. La Regione inoltre ha dato la disponibilità dell'agenzia regionale Arca, anche perché uno dei tanti interrogativi è chi gestirà tali abitazioni. Il Governo è stato assente per un anno e mezzo”, stigmatizza la Marca, esperto di politiche sociali.

“Tutto questo ha senso se diamo la possibilità ai cittadini stranieri di regolarizzare la propria posizione in Italia. E’ un lavoro complesso e io ho l'impressione che ci sia una sottovalutazione, che si pensi a Roma davvero che basti costruire container come in Albania…Non possiamo creare un altro ghetto-dormitorio, servono veri e propri villaggi dell'accoglienza. Riusciremo a integrare, a regolarizzare e a liberare dalle catene dello sfruttamento i cittadini stranieri solo se saremo capaci di mettere in campo tutti gli attori del territorio. Ma anche il governo deve fare la propria parte, non può limitarsi a dire “ecco i soldi”. Si è perso molto tempo, non penso che avremo altre opportunità simili”. Domenico la Marca non teme che i quasi 54 milioni destinati a Manfredonia vengano ridotti. “Non avverrà. Abbiamo saputo da Roma che ci sarebbe l’intenzione di spostare tali progetti su altre linee di finanziamento per consentire tempi di realizzazione più lunghi”.

Cerignola
“Il nostro progetto è passato, purtroppo, da 530 a 80 posti letto”, commenta a l’Attacco con amarezza l’assessora e vicesindaca di Cerignola Maria Dibisceglia, piddina. “Mi dispiace molto, è una grandissima sconfitta. Non conosciamo ancora quale sarà l’importo ridimensionato delle risorse a noi assegnate ma proprio per via di tale riduzione abbiamo dovuto rivedere il progetto”. Le differenze rispetto alle attese iniziali sono enormi. “Le chiamano strutture mobili, io li chiamo container perché quello sono in effetti. E mentre le linee guida in principio dicevano che si poteva destinare ai servizi fino al 30% dell’importo totale assegnato, cosa che noi avevamo previsto per l’appunto nella misura del 30% come Comune di Cerignola, poi mesi fa ci è stato comunicato invece che l’intero finanziamento andava spostato sugli interventi strutturali, vale a dire sulle strutture mobili, eliminando i servizi”, continua Dibisceglia.

“Siamo ormai fermi da anni. Si pensi che il nostro Comune trasmise il primo progetto a inizio 2022. Poi, col cambio del governo nazionale, si bloccò tutto, fino alla nomina del commissario Falco lo scorso anno. Lo stallo non è certo dipeso da noi Comuni, né dalla Regione Puglia. Nelle prossime ore (oggi, ndr) è previsto un incontro in Prefettura, alla presenza di Falco, da cui speriamo di avere novità rispetto ai tempi. Uno dei problemi principali è quello della scadenza fissata per marzo 2026 per l’ultimazione e consegna dei lavori, tant’è che si è deciso di virare sui container proprio per tentare di ridurre i tempi. Al momento non sappiamo nulla rispetto alla proroga, servirebbe poter arrivare al 2028”, prosegue la vice del sindaco Francesco Bonito condividendo quanto detto da Domenico la Marca.

“Se fossimo riusciti a offrire alloggi davvero dignitosi saremmo stati soddisfatti. Così, invece, si rischia di avere come solo risultato quello di spostare i migranti da un posto all’altro. E se qualcuno tenta di spostare la responsabilità sui Comuni rispetto al ritardo sappia che non è così: i Comuni erano pronti sin dal 2022. Se i progetti fossero partiti allora avremmo già realizzato case degne di questo nome”. A Roma si vuole davvero che i migranti siano regolarizzati e integrati? “Sia dal prefetto che dal commissario Falco ho registrato la piena volontà di risolvere l’attuale situazione dei ghetti, non so se ci sia la medesima volontà a livello governativo. Creare una situazione Albania qui in Puglia non aiuterebbe nessuno e non servirebbe a nulla”, conclude Dibisceglia. “Mentre rispetto ai fondi che andranno persi non ci è stato chiarito finora se saranno spostati su altre linee di intervento del PNRR e su cosa, la competenza del resto è dell’Unione europea che li aveva destinati al superamento dei ghetti”.

San Severo
Anche nell’ente guidato dalla sindaca Lidya Colangelo si spera che l’impasse possa finalmente sbloccarsi e si riescano ad avere risposte. Il Piano di azione locale fu presentato entro la scadenza di gennaio 2023 per poi essere oggetto di successive integrazioni. Dopo l’insediamento del commissario straordinario Falco il cronoprogramma fu aggiornato dal Comune sulla base delle indicazioni ricevute ma dal 2023 ad oggi non è arrivata la minima risposta in merito. L’ultimo tour de force a marzo scorso, con l’ennesima modifica per rendere il progetto concretamente fattibile in tempi adeguati, sulla base di quanto discusso in Prefettura alla presenza di Falco e del prefetto, con la riduzione da 2.000 a 450 posti letto e una riduzione del finanziamento per circa 8 milioni di euro, da 27,8 milioni a circa 20 milioni complessivi.

La documentazione è stata trasmessa a Invitalia, oltre che alla Prefettura foggiana e al commissario straordinario, ma senza ricevere riscontri al riguardo. Ma da marzo sono trascorsi, nel frattempo, altri mesi e ciò significa con tutta evidenza che il cronoprogramma redatto allora non è più valido oggi, non è più fattibile. L’aggiornamento è diventato, di fatto, datato e dunque superato. Ci si domanda, nell’ente municipale sanseverese, se sia possibile che ai continui aggiornamenti di PAL e cronoprogrammi non seguano risposte. Quanto a ciò che a febbraio scorso comparve per San Severo nel report della magistratura contabile (“potenzialmente inidoneo al finanziamento per eccessiva durata del cronoprogramma”, ovvero 27 mesi), da Palazzo di città si chiarisce che verosimilmente la relazione della Corte dei conti si basava su dati antecedenti e non sul cronoprogramma che nel frattempo era stato già rivisto, comunque non una valutazione nel merito. “Il Comune ha sempre rispettato le scadenze e inviato le modifiche nell’immediatezza”, assicurano dall’ente.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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