“Ce la faremo, entro la scadenza PNRR di giugno 2026 riusciremo a completare i lavori di ristrutturazione”. C’è ottimismo a Carapelle, a Palazzo di città, rispetto alla realizzazione dell’intervento finanziato dalla misura PNRR per il superamento ghetti: il progetto presentato negli scorsi anni, quando il Comune era commissariato, prevedeva l’acquisto di un immobile privato da ristrutturare per costruirvi dieci posti letto, con un finanziamento di 1.129.164,77 euro. Oggi dall’ente guidato dal sindaco Luigi Marasco, e in particolare dall’Ufficio tecnico, mostrano fiducia sulla possibilità di rispettare il termine ormai imminente. “Si tratta di un immobile della parrocchia, con cui il Comune ha stipulato un contratto quinquennale di comodato ad uso gratuito. E’ un palazzo vincolato, dunque serve il parere della Soprintendenza. Siamo in fase avanzata di progettazione e sta per partire, tramite la CUC (Centrale unica di committenza) Reali Siti, la gara per l’affidamento dei lavori, che intendiamo affidare entro dicembre prossimo. Il nostro è uno dei pochi Comuni che hanno rispettato in pieno lo spirito originario di questa misura del PNRR, ovvero l’integrazione e l’inclusione dei lavoratori migranti nella comunità cittadina”, spiegano dagli uffici comunali a l’Attacco. “In questo immobile di inizio Novecento, che in passato ospitava un asilo gestito da suore e che si trova in pieno centro, nasceranno due appartamenti dove saranno alloggiate famiglie intere anziché singoli lavoratori migranti”. Gli insediamenti abusivi presenti in loco sono quelli situati lungo la strada tra Carapelle e Borgo Tressanti, dove ci sono alcune case coloniche occupate. Dovremo terminare i lavori entro il 30 giugno 2026, poi ci saranno due mesi di tempo per la rendicontazione”. Altri Comuni non sono nemmeno partiti. “Noi centreremo l’obiettivo, l’opzione B – ovvero non farcela – non è contemplata. Peraltro si tratta di un piccolo intervento, possiamo farcela”.
Altri piccoli passi avanti riguardano Carpino, dove la proposta è stata relativa a venti immobili di proprietà privata da acquistare o in comodato d'uso, e spazio pubblico annesso, per 200 posti letto con un finanziamento di 4.583.295,30 euro. E’ in via di ultimazione la gara della Stazione unica appaltante della Provincia di Foggia per l'affidamento dei servizi di progettazione relativi ai lavori di manutenzione straordinaria di vari immobili siti nel centro abitato per il superamento degli insediamenti abusivi per combattere lo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura. Una piccola procedura da 191.201,47 euro, di cui si attende nelle prossime ore l’aggiudicazione dopo la verifica dell’anomalia dell’offerta del primo classificato, l’rtp (raggruppamento temporaneo di professionisti) Maccarone-Di Maggio-D’Avolio.
Ma i grandi Comuni, cui sono collegati gli interventi principali del PNRR ghetti, restano al palo e gli iter non sono neppure partiti. Un dato che provoca grande scoramento in chi ci ha creduto seriamente.
“Il più grande investimento sociale della storia della provincia è andato perso. Ho sentito i progettisti del Politecnico di Bari e anche loro sono molto delusi e amareggiati per il fatto che questi fondi PNRR andranno persi, non solo per il lavoro che hanno fatto ma anche perché assistono a un rimpallo di responsabilità dal piano locale al livello nazionale e viceversa, oltre che all’assenza di un impegno concreto a voler mettere in atto quello che sarebbe stato il più grande intervento sociale mai visto in Capitanata”, commenta a l’Attacco Francesco Strippoli, consigliere comunale M5S a Foggia e volontario dell’associazione anticaporalato NoCap.
“Il più grande anche in termini di spesa, visto che si parlava di 200 milioni di euro totali di cui 114 milioni solo per la Capitanata. Io ho condotto un giornalista del programma tv Le Iene, Alessandro Sahebi, nel ghetto di Borgo Mezzanone e nei dintorni per approfondire la vicenda. Nei prossimi giorni andrà in onda il servizio realizzato lì da Le Iene, indagherà le responsabilità di tale vicenda e le cause di ciò che non è avvenuto. C’è molta attenzione da parte dei media nazionali perché la piaga dei ghetti è riconosciuta, dall’esterno, come la più grande emergenza di questo nostro territorio”, continua Strippoli.
“Una crisi umanitaria incredibile e insopportabile, inaccettabile in un Paese civile e occidentale, che però avviene sotto gli occhi di tutti, a dieci minuti da Foggia. La reazione che registro in chi scopre tale situazione, quando porto le persone per la prima volta lì, è di paralisi e sbigottimento totale, di vero sconcerto di fronte all’insipienza delle istituzioni. Sono tipi di interventi che non sono alla portata dei Comuni, non può un Comune essere protagonista di un PNRR che preveda lo smantellamento del più grande ghetto d’Europa – più grande di molte città di Capitanata – e il trasferimento de tutte le migliaia di residenti in altri luoghi dignitosi. Si tratta di un intervento immenso di tipo umanitario, sociale, infrastrutturale, di mobilità. Erano dunque necessari e anzi indispensabili il coordinamento e il ruolo sostitutivo da parte del governo, che avrebbero dovuto esserci con la nomina del commissario Maurizio Falco a giugno 2024. E’ evidente che da parte di questo governo e delle sue diramazioni non c’è la volontà di attuare in Italia, durante il loro mandato, un piano di questa portata in termini di accoglienza e inclusione dei migranti e dei lavoratori in agricoltura”, conclude amaramente il trentenne foggiano.
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