Il percorso di Pierfrancesco Mirarchi: dall’esperienza amministrativa calabrese alla guida di due CAS garganici

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Quando Pierfrancesco Mirarchi compare in pubblico a San Giovanni Rotondo, la sua figura non passa del tutto inosservata. La sua storia non comincia sul Gargano, ma in Calabria. A Isca sullo Ionio, che è un piccolo comune della provincia di Catanzaro che conta circa 1500 anime. La sua economia si basa sul turismo estivo e, durante il resto dell’anno, si regge sull’agricoltura grazie alla presenza di vigneti e uliveti. Nel 1992, però, passa agli onori (per modo di dire) delle cronache nazionali perché viene sciolto per infiltrazioni mafiose. È uno dei primi casi in Italia, un precedente che segna un’intera generazione di amministratori. Negli anni successivi – più esattamente nel 2003 -, l’allora 33enne Mirarchi ne diventa Sindaco con una lista civica. Termina il suo mandato e si candida di nuovo, venendo rieletto alla guida del paese calabrese. Ma la seconda esperienza termina prematuramente, dal momento che dopo poco meno di tre anni viene sfiduciato dalle dimissioni consegnate dai suoi stessi consiglieri comunali di maggioranza. Risulta difficile immaginare una sua presenza a San Giovanni Rotondo, o un qualsivoglia punto di contatto, prima che fosse scelto per dirigere due CAS. È soltanto dopo che viene invitato, per esempio, a parlare pubblicamente di interdittive antimafia, di scioglimenti dei Comuni, di legalità. La sua presenza non si limita, però, soltanto ai convegni. Nel 2024 Mirarchi decide di entrare nella competizione politica locale. Si candida alle amministrative di San Giovanni Rotondo – che si svolgono il 9 giugno 2024 - nella lista Tempi Nuovi in Azione, a sostegno della candidata Sindaca di un raggruppamento di centrodestra Floriana Natale. In fin dei conti, quella di Mirarchi non è una candidatura simbolica: ottiene 42 preferenze, che fanno sì che risulti il secondo più votato della lista dopo le 181 preferenze conseguite da Gaetano Cusenza. Non sembra essere un corpo estraneo alla città, quindi, visto che è capace di raccogliere qualche consenso in un territorio che non è il suo. 

La fascia tricolore fu contesa al ballottaggio tra Filippo Barbano – che raccolse 5609 voti e poi vinse – e l’uscente Michele Crisetti – che ne aveva totalizzati poco meno: 5505. Natale, invece, si fermò a 4072 preferenze, equivalenti al 26,81% dei voti. E Tempi Nuovo in Azione totalizzò 350 preferenze, pari al 2,40%.

Mentre San Giovanni Rotondo diventa il centro operativo del sistema Alcantara - con quattro hotel trasformati in centri CAS nel giro di pochi mesi - Mirarchi assume la direzione di due strutture destinate ai richiedenti asilo. Il suo ruolo nei centri CAS non è secondario. È un ruolo operativo, quotidiano, che lo colloca al centro di un sistema che negli ultimi anni ha mostrato tutte le sue crepe ricorrendo più volte a procedure d’urgenza, in cui gli operatori storici hanno partecipato poco o nulla alle gare e Alcantara è diventata l’unica presenza stabile. 

Insieme a Mirarchi anche l’illustre sconosciuto Andrea Massimiliano Giannelli arriva a San Giovanni Rotondo per l’individuazione fatta da Alcantara Service. Al primo spetta la direzione dei Centri di accoglienza straordinaria presso l’Hotel San Matteo e l’Hotel Vaticano, mentre a Giannelli competono quelli dell’Hotel Zipeto e dell’Hotel Carriera. 

Così come è espressamente indicato nel contratto stipulato con la Prefettura di Foggia, i direttori dei CAS sono gli “unici referenti” nei rapporti con l’ente governativo territoriale. Il direttore del centro d’accoglienza per richiedenti asilo sovrintende al regolare svolgimento dei servizi previsti dal contratto e “segnala tempestivamente alla Prefettura eventuali circostanze che incidono negativamente sulla gestione dei servizi medesimi”, disciplina l’articolo 6. Inoltre, è suo espresso dovere adottare un regolamento interno alla struttura concertato, però, con la stessa Prefettura foggiana. Gli compete “effettuare le notifiche delle comunicazioni e degli atti relativi al procedimento di richiesta della protezione internazionale”, al pari delle comunicazioni inerenti “la permanenza dello straniero nel centro”. Sono Mirarchi e Giannelli, infine, a scegliere chi deve essere il medico responsabile del centro che, a sua volta, deve relazionarsi con l’ASL Foggia.

Quando si chiede di Mirarchi, oggi, le reazioni sono due. C’è chi non sa nemmeno chi sia, e sono la maggioranza delle persone ascoltate da l’Attacco. Ma c’è anche qualcuno che se lo ricorda proprio nella sua veste di direttore dei CAS. Ne parla bene, e non c’è ragione di dubitarne. Tuttavia pare essersi eclissato. O, forse, non è nemmeno più a San Giovanni Rotondo. È arrivato in silenzio. È sparito con pari riserbo.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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