Intervista ad Antonio Laronga. Oggi viviamo in un contesto socio-culturale non ostile, ma favorevole alle mafie

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''Quarta mafia. La criminalità organizzata foggiana nel racconto di un magistrato sul fronte''è il titolo del saggio storico di Antonio Laronga in uscita il 4 marzo. Un libro che farà parlare e riflettere.
Antonio Laronga è procuratore della Repubblica aggiunto a Foggia e da 25 anni ha vissuto tutte le attività criminali legate al territorio. Raccogliendo storie, sentenze, vicende giudiziarie su un argomento mai trattato prima in un saggio, ha scritto: Quarta mafia. La criminalità organizzata foggiana nel racconto di un magistrato sul fronte, edito da PaperFirst che uscirà il 4 marzo in tutte le librerie italiane e, solo in Puglia, anche in edicola, in abbinamento a il Fatto Quotidiano. Un libro che attiene alla vena di scrittore dell'autore anche se si tratta di una prima su questo genere di saggistica, che si fa leggere tutto d'un fiato e che vuol far conoscere, soprattutto alle nuove generazioni, il livello di pericolo della criminalità foggiana. Un saggio storico di 250 pagine, con passaggi noir ben innestati che hanno dato un fil rouge alla complessa stesura e alla ricercatezza personale e giuridico-scientifica dell'autore. Pretore in Calabria fino al novembre 1996; sostituto procuratore della Repubblica a Lucera dal novembre 1996 fino all'aprile 2008; sostituto procuratore della Repubblica a Foggia dall'aprile 2008 fino al marzo 2017; dal 16 marzo 2017 è procuratore della Repubblica aggiunto a Foggia. L'intervista a l'Attacco, in anteprima.

Qual è stata la genesi, l'idea di scrivere un libro sulle mafie foggiane?
L'idea è nata da due stimoli particolari: la constatazione relativa al fatto che non esiste un testo, non esiste un libro analogo sulla criminalità organizzata di Capitanata; e dagli incoraggiamenti ricevuti da chi ha presenziato ai tanti convegni a cui ho partecipato, come relatore, sulle mafie foggiane. Il libro, quindi, segue un filo conduttore che va dalle origini e segue l'evoluzione, fino all'assetto attuale del fenomeno mafioso dauno. Nell'estate 2019 ho deciso di dedicare il poco tempo libero ad una prima stesura. Poi, nel febbraio 2020, ho ripreso a scrivere, aiutato dal lockdown, per concludere a settembre dello stesso anno. Quindi la PaperFirst, casa editrice con una linea editoriale coerente con i contenuti del libro, l'ha pubblicato.

Foggia e la sua provincia sono un caleidoscopio di comunità laboriose, vivaci e accoglienti, legate ad un territorio dalla bellezza straordinaria che va dai Monti Dauni, al Gargano, passando per il granaio d'Italia, la pianura del Tavoliere delle Puglie. La "Quarta mafia" è, più che altro, la definizione mediatica delle mafie foggiane?
Si tratta di una criminalità emergente che coniuga arcaicità e modernità, localismo e globalizzazione. Una mafia rimasta a lungo invisibile rispetto a quelle più note, tradizionali, solo perché poco raccontata e conosciuta. Capace, però, al pari della mafia siciliana, della camorra e della 'ndrangheta, di irradiarsi in tutto il Paese e di sgretolare la sicurezza pubblica anche in territori lontani dalla sua zona d'origine.

La Società' foggiana, la mafia garganica e la mafia cerignolana sono raccontate attraverso quarant'anni di vicende criminali tratte da fonti giudiziarie e da documenti investigativi. Contrabbando, narcotraffico, estorsioni, centinaia di omicidi commessi con ferocia brutale: è questo il contenuto del libro?
Il libro racconta attraverso 40 anni di vicende criminali, l'origine, l'evoluzione e gli assetti delle mafie foggiane ed è diviso in tre parti: la prima, dedicata alla Società foggiana; la seconda, alla mafia garganica; la terza, alla mafia cerignolana. Ci tengo a precisare che tali organizzazioni criminali sono state riconosciute come associazioni mafiose da sentenze definitive. La Società foggiana è stata qualificata per la prima volta come associazione mafiosa dalla sentenza del processo Panunzio, diventata definitiva, irrevocabile, ad ottobre del 1999. Ma ci sono altre sentenze successive che hanno confermato la sua natura mafiosa. Per quanto riguarda la mafia garganica, la prima sentenza che riconobbe la natura mafiosa del Clan dei montanari, è del 2009, divenuta definitiva il 4 ottobre 2011, ed è quella del processo Iscaro-Saburo. La mafia cerignolana è stata riconosciuta tale dalla sentenza del processo Cartagine, divenuta definitiva il 22 giugno 2000. È oltre un ventennio, quindi, che le organizzazioni criminali che operano nel territorio, vengono qualificate come mafiose. Nel libro, sono partito dalle origini dalla fine degli anni '70 agli inizi degli anni '80, per tutte le tre organizzazioni fino ai nostri giorni.
Nel libro, che uscirà il 4 marzo, ma è già disponibile in tutti gli store on line, lei parte da un discorso antropologico e arriva a definire il reato.
Il reato di associazione mafiosa è stato introdotto nel nostro ordinamento nel 1982 e quando sono iniziate queste vicende non era nemmeno contemplato: i fenomeni criminosi autoctoni venivano considerati come forme di gangsterismo urbano, di faida pastorale, tipica del mondo arcaico-rurale. Nel corso degli anni il ricambio generazionale ha trasformato e ampliato il predominio delle mafie nel nostro territorio. Sono diventate sempre più pervasive, sempre più moderne, dedite al narcotraffico a quello dei rifiuti, alle rapine, ecc. A questi reati si sono aggiunti quelli del riciclaggio, dell'usura, dell'intestazione fittizia di beni, fino ai contatti con organizzazioni criminali nazionali e transnazionali. Un libro che ha tra le fonti, decine di sentenze diventate definitive oltre ai miei 25 anni di attività svolta in questo territorio.

Un libro utile a chiunque, perché scritto in un linguaggio discorsivo e, quindi, fruibile a tutti. Un libro prezioso per Conoscere, capire, e ricordare, come ha scritto don Luigi Ciotti nella prefazione.
Si tratta di uno strumento utile ad acquisire la consapevolezza del grave pericolo che stiamo vivendo. Solo conoscendo il vero livello di pericolo della criminalità foggiana, ci si può rendere conto di cosa sia veramente questo cancro. Sostengo da tempo che la sola repressione non è sufficiente. Mi capita spesso di chiedere ai miei interlocutori: il contesto sociale in cui operano queste mafie è ostile alle mafie stesse? Oggi, infatti, viviamo in un contesto socio-culturale favorevole alle mafie, considerando i disvalori che stanno permeando la nostra società, come l'arroganza e la prepotenza, l'uso della violenza, il bullismo, la sete di potere, il desiderio del facile arricchimento, la corruzione. É indispensabile, allora, creare un ambiente ostile al propagarsi delle mafie e delle illegalità. Solo così potremo davvero combattere la criminalità, insieme e in stretta collaborazione, istituzioni pubbliche e società civile.

Negli ultimi anni, lo scioglimento per mafia di quattro comuni e l'improvviso aumento della violenza omicida, hanno lasciato intravedere ad un pubblico più ampio alcuni frammenti di un disastro civile. Una Quarta mafia che, penetrata anche dentro imprese sane, ha imposto i propri obiettivi ad amministratori conniventi ed ha cambiato le regole del gioco?
Negli ultimi cinque anni, sono stati sciolti per mafia quattro comuni, in ordine cronologico: Monte Sant'Angelo; Mattinata; Manfredonia; Cerignola. Oltre alla miriade di interdittive antimafia emesse dal prefetto Mariani e dall'attuale prefetto, Grassi. Ciò dimostra che le attività mafiose riescono a condizionare la vita pubblica, la libertà personale e quella d'impresa.

Un libro completo, quindi, che vede anche tante note aggiuntive, riportate alla fine, che diventano un libro nel libro, proprio per dare ulteriori e dettagliate informazioni sull'attività investigativa, processuale e antropologica sulla Quarta mafia.
Alle fine, le note sono un libro nel libro, come dice lei. Un secondo libro nel quale sono descritti molti dettagli delle storie raccontate, alcuni dei quali delle vere e proprie chicche sconosciute anche a chi si è occupato a lungo di questi fenomeni. Insomma, un libro che, mi auguro, possa essere utile a chi è interessato a conoscere la storia del proprio territorio.
(Beniamino Pascale - quotidiano l'Attacco)©

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