Omessa vigilanza aree sequestrate: chi era il responsabile della custodia delle ecoballe andate in fumo?

Carattere
  • Più Piccolo Piccolo Medio Grande Più Grande
  • Predefinito Helvetica Segoe Georgia Times

Manfredonia è al centro di una vicenda intricata che racconta di rifiuti abbandonati, sequestri giudiziari e incendi sospetti. L’origine è nella comparsa ‘silenziosa’ delle ecoballe - enormi pacchetti di rifiuti solidi non meglio classificati - nelle aree dell’ex Lido Romagna e nella zona industriale PIP. Ecoballe che non sono materiali inerti - meglio chiarirlo -, ma pacchetti di rifiuti speciali dai quali possono derivare gravi danni ambientali e rischi per la salute, soprattutto se soggetti a incendi o deterioramento. La loro gestione, specie in questo scenario, non è solo un problema tecnico ma un nodo politico, sanitario e di legalità. Ma la vera storia non sta solo nel deposito illegale, bensì nelle domande che non trovano risposte: perché non è stato chiesto il dissequestro prima, rispetto a quando poi è avvenuto? Come sono state dissequestrate le aree con ecoballe? A chi sono state consegnate e, quindi, chi ne è il responsabile? “Sono state depositate circa un anno fa, ma non è stato possibile rimuoverle perché erano sotto sequestro”, la spiegazione che il Sindaco Domenico la Marca ha fornito nel corso dell’assemblea pubblica organizzata dalla Bottega degli Apocrifi. “Lo smaltimento non è cosa semplice, né risulta sostenibile perché costa rimuoverle - ha continuato per rispondere alla domanda che gli era stata posta sull’inerzia del Comune sipontino -. Nel frattempo, sono state depositate altre ecoballe nella zona industriale, poi in quella di Monte Aquilone e poi anche in quella di Borgo Mezzanone. Abbiamo atteso il dissequestro dell’ultima ecoballa, però è iniziato il fuoco”. Quando c’è un sequestro, le aree oggetto del provvedimento vengono consegnate di solito a chi è proprietario dell’area, ergo sono state affidate nella custodia del Comune di Manfredonia. Essendo state bruciate, potrebbero esserci gli estremi anche per il reato di omessa vigilanza. Perché non sono state custodite?

I soldi per ex Lido Romagna c’erano, solo dopo ulteriori 5 mesi l’altro ritrovamento in zona PIP
Con la rimozione dei sigilli da parte del Nucleo Operativo Ecologico dell'Arma dei Carabinieri è cominciata ieri presso il Lido Bagni Romagna la rimozione delle ecoballe che vi erano state abbandonate. Tutto comincia, secondo le testimonianze e le indagini delle autorità, nel dicembre 2023. Il 22 dicembre si ha notizia del primo grande sversamento illegale di ecoballe presso l’ex Lido Bagni Romagna, con verbale di sequestro dei Carabinieri Forestali di Foggia. Da qui, la cronaca si articola in episodi successivi: a febbraio un nuovo deposito illecito viene individuato lungo la statale 89, all’altezza dell’area ENEA, mentre nell’aprile 2025, nelle aree della zona industriale PIP, si scopre il terzo gigantesco accumulo di rifiuti compattati, abbandonati a cielo aperto e in prossimità di attività produttive e abitazioni.

Alla luce dell’emergenza ambientale, intervengono le forze dell’ordine e la Procura della Repubblica. Le aree in cui sono presenti le ecoballe vengono sottoposte a sequestro giudiziario fra gennaio e aprile 2024 per l’ex Lido Romagna, e ad aprile 2025 per la zona industriale PIP.

Sul finire del maggio 2024, il Comune di Manfredonia aveva chiesto alla Procura l’autorizzazione per poter accedere alle aree sotto sequestro presso l’ex lido Romagna, così da poter effettuare il campionamento e la successiva analisi di caratterizzazione dei rifiuti. Accesso autorizzato e affidato anche il servizio di campionamento e analisi, i cui esiti sono stati trasmessi al municipio sipontino il 14 ottobre scorso.

Il codice identificato per i rifiuti è CER 19.12.12. Il ‘numero’ 19 viene utilizzato per indicare i rifiuti prodotti da impianti di trattamento, il successivo 12 i rifiuti prodotti da impianto di trattamento meccanico e l’ulteriore 12 i rifiuti prodotti da trattamento meccanico, compresi i materiali misti non pericolosi. Un codice che, comunque, non specifica la natura da attribuire ai rifiuti trattati – come risulta essere in questo caso -, cioè se qualificarli come “speciali” oppure come “rifiuti urbani”.

“Quando vengono bruciate ecoballe – ha ricordato Domenico la Marca – il prezzo per lo smaltimento aumenta fino a tre volte”. Questo perché i resti carbonizzati vengono trattati come rifiuti speciali e smaltiti in discariche autorizzate fuori regione. “Il dissequestro è avvenuto solo il 27 giugno scorso. Noi abbiamo provveduto installando dei massicci in cemento per evitare intrusioni, perché il pericolo era che portassero altre ecoballe”,  la ricostruzione fornita dal Sindaco di Manfredonia. “Pensavo di poter togliere tutto subito ma non ho la bacchetta magica. Siamo andati in Regione Puglia e abbiamo cercato fondi, poi abbiamo preso atto che non erano sufficienti visto che ci avevano portato altre ecoballe. Quindi abbiamo dovuto fare una variazione di bilancio d’urgenza per mettere altri fondi e un affidamento diretto perché non possiamo perdere altro tempo”.

Con più precisione, il Comune di Manfredonia ottenne lo stanziamento di risorse pari a 100.000 euro, come annunciò l’assessora Rita Valentino il 27 dicembre scorso. Ma il loro impiego subitaneo pare essere rimasto nel limbo delle buone intenzioni, considerato che i successivi ritrovamenti di ecoballe a cui si riferisce il primo cittadino - che avrebbero spiegato il ritardo - risalgono a parecchi mesi dopo.

“Quando ami profondamente gli animali, la natura, come li amo io da sempre, vedere bruciare l’Oasi Lago Salso è stato un dolore che non si può spiegare – le parole dell’assessora all’Ambiente del Comune di Manfredonia, Valentino, che era però assente all’assemblea svoltasi presso il porto turistico Marina del Gargano -. Un incendio devastante ha trasformato in cenere un luogo prezioso – ha detto -, pieno di vita, nidi, specie rare, equilibri delicati. Una strage silenziosa, un atto spietato”.

Poi, per arrivare ai fatti recenti, il 16 luglio scorso, un vasto incendio ha investito la zona dell’ex Lido Romagna. Fortunatamente le fiamme non hanno attinto direttamente alle ecoballe, grazie al rapido intervento delle forze dell’ordine e dei Vigili del Fuoco, che hanno evitato un disastro ambientale ancora più grave. Il 21 luglio scorso, infine, un nuovo fronte di incendio – dopo quello del giorno precedente - è stato registrato nella zona di Frattarolo, adiacente all’area dell’Oasi Lago Salso. In quest’ultimo caso, si sarebbe trattato di residui di vegetazione che erano ancora attivi dopo le fiamme del 20 luglio.

Al di là di quello che potrà essere l’esito e il seguito della riunione di ieri in Prefettura, resta la sensazione che si tratti di una vicenda che risulta essere un paradigma perfetto dell’Italia che fatica a darsi strumenti efficaci di tutela ambientale. Una storia sempre attuale perché contiene tutte gli elementi di una grande crisi del sistema: la gestione dei rifiuti, la trasparenza amministrativa, la lotta alla criminalità organizzata, la tutela del territorio.

   banner whatsapp canale 700

 

testatina dillo al direttore WEB

 

Migliora la tua esperienza: installa la nostra app ora!

Ottieni accesso immediato alla nostra app installandola sul tuo dispositivo iOS!
È sufficiente toccare il pulsante Share (condividi) in basso allo schermo,
poi selezionare Add to Home Screen (Aggiungi alla schermata Home).
Segui le istruzioni per aggiungere l'icona della nostra app alla schermata Home per un accesso rapido e facile.
Goditi una navigazione senza interruzioni e rimani connesso ovunque tu vada!

× Installa l'app Web
Mobile Phone
Offline: nessuna connessione Internet
Offline: nessuna connessione Internet