Sono diverse decine le procedure in sospeso per la valutazione di impatto ambientale presentate al settore ambiente della Provincia di Foggia.
Questo almeno è quanto emerge consultando il portale online dedicato ai progetti da sottoporre a Via. La valutazione di impatto ambientale dei progetti è una procedura tecnico-amministrativa di verifica della compatibilità ambientale di un progetto, accerta cioè la compatibilità ambientale di un’opera.
E’ finalizzata all'individuazione, descrizione e quantificazione degli effetti che un determinato progetto, opera o azione, potrebbe avere sull'ambiente, inteso come insieme delle risorse naturali di un territorio e delle attività antropiche in esso presenti.
Per impatto ambientale si intende l'insieme degli effetti diretti, indiretti, secondari, cumulativi, sinergici, a breve, medio e lungo termine, permanenti e temporanei, a piccola e grande distanza, positivi e negativi indotti da un insieme o da singoli interventi sull'ambiente. L'impatto ambientale - da non confondere quindi con inquinamento o degrado – mostra quali effetti può produrre una modifica, non necessariamente negativa, all'ambiente circostante inteso in senso lato.
La Via è tra l’altro uno strumento volto a garantire la trasparenza delle decisioni pubbliche consentendo di definire un bilancio beneficio-danno, inteso non solo sotto il profilo ecologico-ambientale, ma anche sotto quello economico-sociale, finalizzato alla gestione ottimale delle risorse. E’ uno strumento che realizza la sostenibilità verificando per singolo progetto il suo inserimento ottimale nell'ambiente e realizzando la migliore mediazione tra esigenze funzionali di progetto ed impatto sull'ambiente; previene il danno ambientale, affermando il passaggio, da un sistema di ripristino (a valle) del danno ambientale, ad un sistema di previsione-prevenzione (a monte) degli impatti ambientali nella gestione del territorio e delle risorse naturali.
In più favorisce la partecipazione di tutti gli attori sociali facendosi garante della condivisione delle scelte pubbliche. Protegge e migliora la qualità della vita, garantendo di mantenere integra la capacità riproduttiva degli ecosistemi e delle risorse, salvaguardando la molteplicità delle specie, promuovendo l'uso di risorse rinnovabili, garantendo l'uso plurimo delle risorse.
O almeno così dovrebbe essere sulla carta. Sono molteplici i progetti che necessariamente devono essere sottoposti a Via, dalla realizzazione di un campeggio, all’impianto di compostaggio, alla costruzione di un opificio. Ma la Via in Capitanata è famosa perché viene chiesta nelle decine di procedure legate all’eolico e al fotovoltaico. La Via, come detto, è uno strumento posto sicuramente a salvaguardia dell’ambiente e della salute ma dovrebbe rappresentare un riferimento anche per le aziende: la certezza (anche nei tempi delle risposte) dell’attività amministrativa è una esigenza delle imprese, che non hanno voglia di perdere tempo dietro a lungaggini burocratiche.
L’inerzia delle tecnostrutture danneggia molte volte anche l’economia di un territorio. Proprio su questo tema, non più tardi di 15 giorni fa, si è soffermato il presidente della commissione regionale bilancio e programmazione Fabiano Amati. “Spero sia arrivato il momento di accogliere il grido dei giovani e porre fine al bla-bla-bla di Puglia sulle fonti di energia rinnovabili, con 400 pratiche (moltissime del quali in Capitanata, ndr) bloccate per fotovoltaico, eolico e biomasse, e la nuova ostilità sui parchi eolici offshore. E se serve, come credo, dobbiamo rapidamente modificare le norme del Piano paesaggistico territoriale”. Sono 15 miliardi di watt complessivi, in progetti tutti candidati alla bocciatura in virtù di una norma del Pptr che può essere interpretata per respingere quelle richieste, ha ricordato il consigliere.
Qual è la situazione in provincia di Foggia? Sempre stando a quanto riportato nel portale dedicato allo sportello telematico si sono stratificate nei mesi tutte le richieste di autorizzazione presentate, sono cioè ancora senza esito. A studiare le carte presentate dalle aziende è il comitato Via, nominato dal Presidente della Provincia con incarico a durata triennale.
L’ultimo è stato designato nel maggio 2018 da Francesco Miglio, ora opera in proroga ma presto dovrebbe essere rinnovato ed è composto da Antonello Lattarulo (impianti tecnologici/rifiuti), Alfonso Filippo Filippetti (infrastrutture/acustica), Nicola Robles (scienze ambientali), Luca Salcuni (geologia), Vincenzo Catenazzo (chimica), Rolando Rubino (urbanistica), Vincenzo Rizzi (scienze biologiche), Giovanni Ruggiano (impianti tecnologici), Antonio De Feo (avvocatura), Ida Fini (referente Soprintendenza).
I dieci componenti ricevono una retribuzione pari a circa 60-70 euro lordi a seduta e a quanto pare le riunioni si tengono il martedì e il giovedì di ogni settimana. Insomma, avrebbero tempo e modo di rilasciare i propri pareri e accelerare le pratiche per la definizione di un progetto, in senso positivo o negativo. Eppure in certi casi le richieste sono in attesa di risposta da quasi un anno. In realtà, le relazioni dei tecnici vengono inviate al dirigente del settore. Da un annetto è Giovanni D’Attoli che ha preso il posto di Stefano Biscotti. E’ questo che alla fine emette il verdetto in modo più o meno discrezionale.
A questo punto resta da capire dove si annidano i ritardi: nel lavoro del Comitato o del dirigente? Che lavoro è stato fatto fino ad ora? Cosa ha prodotto il comitato e quanti pareri ha rilasciato? Secondo quale criterio vengono analizzati i progetti?
Una maggiore trasparenza in questo senso sarebbe auspicabile, anche per sgombrare il campo dai tanti dubbi che riguardano in particolare le Fer.
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