A San Paolo di Civitate si accende lo scontro politico e civile attorno al progetto per la costruzione di una centrale a biometano in zona Faugno. Le autorizzazioni, ormai quasi tutte completate, hanno spinto i consiglieri di opposizione e un comitato spontaneo di cittadini a lanciare un appello alla comunità: fermare un’opera che, secondo loro, avrebbe pesanti conseguenze ambientali e sanitarie.
L’opposizione ricorda di aver chiesto da tempo un Consiglio Comunale monotematico per discutere del progetto, senza ricevere risposta. Al contrario, nell’assemblea di ottobre scorso la maggioranza avrebbe “nascosto” l’autorizzazione alla costruzione fra i punti all’ordine del giorno, senza menzionarla chiaramente. “Si tenta di far calare una cappa di silenzio su una questione che riguarda tutti – denunciano i consiglieri di minoranza – mentre i lavori sono già partiti a ridosso della SP 36 (San Paolo – Apricena)”.
Tra le preoccupazioni sollevate ci sono l’aumento delle emissioni di anidride carbonica, dovute sia alla centrale sia al futuro traffico di mezzi pesanti per il trasporto dei materiali da trasformare in biometano; l’accumulo di reflui zootecnici e i rischi legati ai residui di lavorazione, utilizzati come fertilizzanti, che secondo il comitato potrebbero compromettere la qualità dei terreni e favorire la diffusione di batteri pericolosi come botulino e tetano.
“Il nostro territorio rischia di trasformarsi in un punto di raccolta e smaltimento per le scorie di altri – affermano i promotori della protesta – con danni enormi per la salute, l’agricoltura e l’ambiente”.
L’appello è rivolto a tutte le forze politiche, alle associazioni e ai cittadini: non delegare ad altri la difesa del territorio, ma partecipare attivamente. In quest’ottica il comitato e i consiglieri dell'opposizione hanno organizzato una raccolta firme nei giorni 16 e 17 agosto, dalle 18.30 alle 21, presso un gazebo informativo nel centro cittadino davanti al Municipio.
“È il momento di far sentire la nostra voce – conclude la nota –. Non possiamo permettere che San Paolo venga svenduto per interessi che non tengono conto della salute dei cittadini e del futuro dei nostri figli”.
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