Si erode sempre più il consenso intorno all’assessora Lucia Aprile. Ad aggiungersi al coro del dissenso, la presa di distanza di Gian Maria Gasperi; una dissociazione che pesa, soprattutto alla luce del tentativo di mediazione portato avanti appena una settimana fa insieme al gruppo “Quelli del libro bianco”, quando si cercava ancora una via di dialogo nonostante le forti criticità emerse con il contestatissimo bando per la gestione del verde pubblico del Comune di Foggia. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata il regolamento della Consulta recentemente licenziato dagli uffici comunali, ritenuto da più parti poco condiviso e gestito senza un adeguato coinvolgimento delle componenti interessate.
“La Consulta Ambientale, annunciata incredibilmente da Francesco Strippoli come la rivoluzione d’ottobre per il varo di uno strumento di partecipazione e innovazione, si presenta con un regolamento e retroscena semplicemente inqualificabili, un organismo debole, privo di poteri reali, costruito con limiti strutturali così profondi da comprometterne l’efficacia prima ancora della nascita - spiage Gasperi a l’Attacco -.
Dopo due anni di attese incredibili, la montagna ha partorito un topolino; un regolamento che non ha eguali in Italia, non garantisce né incisività né autonomia e si presenta come un semplice paravento politico: se andrà bene, sarà inutile; se andrà male, diventerà addirittura controproducente, un alibi per giustificare l’assenza di una vera politica ambientale”.
Gasperi aveva scelto una linea di responsabilità e apertura già in campagna elettorale : “Una volta formalizzata la scelta dei partiti, da persona unitaria, ho persino aperto la porta di casa mia per un incontro programmatico tra i Verdi di Foggia e la candidata sindaca”. Un impegno che si è tradotto anche nel sostegno ai giovani candidati del Movimento 5 Stelle (Aprile e Strippoli, ndr) e, soprattutto, nella difesa pubblica della stessa Aprile. “Alle sue incertezze nell’accettare la nomina assessorile - poi divenuta anche vicesindaca - ho sempre opposto la credibilità e il sostegno del mondo associativo”, afferma. Gasperi rivendica inoltre di aver difeso l’assessora “quando la mala politica di potere l’accusava di una gestione familistica del ruolo”.
Un sostegno convinto che oggi, però, lascia spazio a una critica dura e senza appello. Secondo Gasperi, infatti, l’azione politica attuale si sarebbe progressivamente svuotata: “Oggi Lucia Aprile è sostenuta da una politica con la “p” minuscola, senza respiro, senza tensione emotiva, senza appartenenza e soprattutto senza capacità di affrontare i grandi temi del degrado ambientale della città”.
Nel mirino finiscono ritardi, scelte controverse e una gestione giudicata insufficiente: “Grandi intese, grandi progetti e… la realtà è quella raccontata dalla cronaca di questi giorni. Non è più possibile giustificare errori e inerzie”. Il nodo centrale resta proprio la delega all’ambiente, considerata strategica per il futuro della città: “Foggia non può permettersi un assessorato che procede per inerzia”, afferma.
Una critica che arriva dopo un lungo periodo di attesa: “Per due anni ho scelto la strada della collaborazione, della pazienza e della fiducia. Ho creduto che l’amministrazione Episcopo e l’assessora Aprile potessero imprimere una svolta moderna, partecipata e credibile”. Ma oggi, conclude Gasperi, il giudizio è netto: “Devo prendere atto che quella fiducia è stata tradita dai fatti. E i fatti parlano chiaro”.
La gestione dei rifiuti è ferma, accusa Gasperi che parla di tavoli tecnici evanescenti, con impegni disattesi, dove non si intravede una strategia, non si percepisce un cambio di passo, non si registra alcun miglioramento tangibile. “La città continua a convivere con criticità diffuse, microdiscariche, inefficienze operative e una raccolta differenziata che non decolla, ferma ancora a numeri da 4^ mondo. È come se l’ambiente fosse sospeso in un limbo amministrativo, senza visione e senza direzione”. C’è anche la grave colpa di procedere nel governo delle questioni ambientali della città senza un Piano del Verde, cosè chè “ogni intervento rischia di essere episodico, scollegato, privo di una strategia complessiva”.
Riflessioni amare che portano ad una sola conclusione di Gian Maria Gasperi, militante storico e sempre proattivo nel mondo dell’ambientalismo: “L’Assessorato all’Ambiente, guidato da Lucia Aprile, oltre metà mandato, non ha saputo imprimere la svolta necessaria. È mancata la capacità di ascoltare le competenze del territorio, di costruire percorsi condivisi, di guidare processi complessi con autorevolezza e chiarezza. È mancata, soprattutto, una visione moderna della città e del suo futuro ambientale. Per me non è un problema di dimissioni, ma di un cambiamento urgente. Se poi Lucia Aprile non ce la fa, sia lei a denunciarne le cause e, se del caso, abbandonare il campo (largo o ristretto che sia!)”.
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