Sono trascorsi ormai 50 anni da quando, nel 1976, avvenne l’incidente più grave del petrolchimico Anic-Enichem di Manfredonia. Da allora si attende il completamento della bonifica nel SIN (Sito di interesse nazionale) del Golfo, dove i veleni continuano a intossicare parte dei suoli e della falda, mentre un intervento sul mare non è mai stato previsto. Se ne discuterà stasera dalle ore 20.30 presso il teatro comunale Lucio Dalla di Manfredonia, in un dibattito pubblico incentrato sulla vicenda Enichem. L’appuntamento, dal titolo “Il conflitto della Memoria: Manfredonia 1976-2026”, anticipa il ritorno di “Sottosopra. La città salvata dalle donne e altri scherzi simili”, lo spettacolo della Bottega degli Apocrifi sulle proteste delle donne contro la fabbrica inquinante, che andrà in scena al Dalla dal 10 al 12 aprile. La data del 26 settembre 1976 a Manfredonia segna uno spartiacque: c’è un prima e un dopo lo scoppio dell’arsenico, cioè della colonna di lavaggio dell’ammoniaca della fabbrica Enichem, contenente arsenico che si disperde nell’aria e nel terreno circostante. In quel momento qualcosa si incrinò nella relazione tra la città e il petrolchimico portato dallo Stato a risollevare le sorti di questo Sud malandato. Gli incidenti che da allora si susseguirono segnarono profondamente questa convivenza, diventata sempre più difficile, fino alla minaccia della costruzione di un inceneritore, fino alla notizia dell’arrivo di una nave carica di rifiuti tossici nel porto. Ne seguì la più grande protesta che la città ricordi: la manifestazione dei 40.000 dalla città fino al porto industriale. “Questi sono i pochi fatti su cui tutti concordano. Da quel momento in poi, durante quella che è stata l’esperienza inedita di veglia cittadina permanente di due anni in piazza, le memorie si sovrappongono, i dettagli si scontrano, i punti di vista si accavallano. Anche su come sia andata a finire non c’è una visione unica. Martedì sera tenteremo di dipanare questo filo intricato”, spiegano dalla compagnia teatrale Bottega degli Apocrifi. All’incontro parteciperanno il sindaco sipontino Domenico la Marca, l’avvocato ed ex primo cittadino Gaetano Prencipe, l’ex senatore Franco Carella, la presidente della Casa della salute e dell’ambiente Rosa Porcu, le rappresentanti del Movimento Cittadino Donne, il direttore de l’Attacco Piero Paciello e tutti coloro che sono stati protagonisti di quella vicenda. “Se ogni anno si estraggono circa 4 quintali di arsenico dalla falda del SIN vuol dire che lì sotto ce n’è ancora parecchio, a due decenni di distanza dall’inizio della bonifica della falda nel 2006”. A parlare a l’Attacco è il professor Alfredo De Luca, consigliere delegato alle bonifiche del Comune di Manfredonia, referente dei Verdi del Golfo. “Ho chiesto ad Eni Rewind di mandarci gli ultimi dati, i più aggiornati, ma nulla. Loro ogni sei mesi fanno un aggiornamento, l'ultimo però è fermo ad agosto 2024. Non sono stati ancora rilasciati, invece, i dati relativi al primo semestre 2025”, sottolinea.
“Ciò che noi vogliamo sono i dati tecnici sulle quantità di arsenico e degli altri materiali tossici che vengono estratti, numeri che sono indispensabili per fare valutazioni. Speravo di poter aggiornare il report al primo semestre 2025. Rispetto allo stato della falda, se la quantità di arsenico è sempre la stessa abbiamo un problema o comunque che la situazione resta tuttora molto delicata. Mi aspetto che questo quantitativo si riduca con gli anni, visto che si sta bonificando la falda dal 2006. Dal report ultimo di Eni Rewind, riferito al 2024, abbiamo saputo che tutt’oggi si estraggono dalla falda 196 kg di arsenico a semestre, pari a quattro quintali l'anno. Nel 2021 c'è stata un’accelerazione delle attività di bonifica della falda, con una nuova tecnologia chiamata GCW, con la quale si pompa acqua ad alta pressione per lavare più efficacemente la falda”, evidenzia De Luca.
GCW sta per Groundwater circulation wells ed è uno strumento volto a velocizzare la bonifica, nelle aree caratterizzate da concentrazioni residue di contaminazione significative grazie alle caratteristiche della tecnologia stessa, tramite: creazione di flussi verticali che attraversano le aree a più bassa permeabilità, e comunque influire su quelle generalmente poco influenzate da flusso orizzontale in falda; ricircolazione dell’acqua nei volumi interessati, aumentando il gradiente di concentrazione e, di conseguenza, la capacità di estrazione.
“I composti azotati estratti continuano ad aumentare, anno dopo anno. Vuol dire che c'è ancora tanto là dentro”, prosegue De Luca. “Se la linea di crescita presenta dei picchi allora dire che stiamo tirando fuori di più rispetto al passato, come sta avvenendo per i nitriti. Con la nuova tecnologia c'è stato un aumento dei materiali estratti, come benzene e toluene. Ma è interessante soprattutto il dato dell'arsenico, perché continuiamo a estrarre le stesse quantità del passato. Questi 400 kg l'anno sono tanti. Per finire di bonificare la falda serviranno ancora, come minimo, altri vent'anni e non lo dico io bensì lo ha detto l'ingegnere Sandro Olivieri di Eni Rewind, che abbiamo incontrato a febbraio scorso insieme ai due sindaci di Manfredonia e Monte Sant'Angelo, ovvero Domenico la Marca e Pierpaolo d'Arienzo. La falda è a circa 18 metri dal suolo e l'arsenico è presente in maniera massiccia, visto che ne stanno tirando fuori parecchio. Se lavorano bene, estraendo tutta l'acqua di falda con i pozzetti che sono sul posto e portando poi quell'acqua nel depuratore, allora non dovrebbe arrivare ad inquinare il mare. Ma noi dovremmo capire qual è lo stato del SIN a mare, non è stato fatto nulla dopo il decreto di riperimetrazione fatto dal Ministero nel 2024. Qui la bonifica non c'è mai stata, dunque c’è da chiedersi se continuare a mantenere il SIN a mare. Bisogna analizzarlo per capire se ci sono inquinanti e quindi decidere se mantenerlo oppure eliminarlo, dal momento che si tratta di migliaia di ettari sottratti ad altre attività. E’ una decisione che spetta a Ministero e Regione. Noi come Comuni di Manfredonia e Monte Sant'Angelo possiamo al massimo avanzare una richiesta in tal senso. Nell’incontro di febbraio come Verdi- dunque d’intesa con la coportavoce provinciale Innocenza Starace - abbiamo posto il problema del SIN a mare e quindi dell'opportunità di una richiesta congiunta dei due Comuni alla Regione e al Ministero dell'ambiente, affinché si faccia la caratterizzazione dei fondali e delle sorgive per capire se c'è acqua di falda inquinata che arriva in mare. Bisogna fare dei campionamenti e qualcuno dovrà sborsare i soldi per la caratterizzazione, il Ministero oppure la Regione”, osserva il delegato alle bonifiche.
“Come ho detto, arsenico, benzene e toluene sono ancora presenti massicciamente nella falda oggi, a 50 anni dall'incidente più grave dell'Enichem, non in tutta l'area ma dove sono presenti si trovano in profondità. Il problema è se l'arsenico presente nella falda finisce nell'acqua del mare, ecco perché noi Verdi abbiamo chiesto esplicitamente l'analisi del SIN a mare, cosa che non è mai stata fatta finora”.
De Luca chiarisce anche quanto sta avvenendo rispetto all’Isola 16: “In corso oggi c'è solo la bonifica dell'Isola 16. Per quanto riguarda il suolo quella zona è ormai pulita: il terreno è stato tolto e quando sono arrivati al sottosuolo hanno messo una specie di biofilm sopra, per evitare che i veleni salgano in superficie. Stanno per iniziare la bonifica con le nuove tecnologie, dopo le autorizzazioni della Provincia e dopo la realizzazione di un impiantino pilota. Il problema è legato al sottosuolo roccioso, che non si può estrarre se non con queste due tecnologie innovative”.
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