A Peschici c'è una questione che tiene banco. È quella della strada di Zaiana, finita nuovamente nell’occhio del ciclone nelle ultime settimane.
Il sindaco Luigi D’Arenzo, a l’Attacco, rivendica la scelta amministrativa e respinge le critiche degli ambientalisti. “La Sovrintendenza ha dato parere favorevole”, spiega, riferendosi alla scia presentata per il ripristino dell’area con materiali compatibili. Un passaggio che, per l’amministrazione, cambia completamente il quadro rispetto alle contestazioni degli ultimi mesi. Il punto, spiega, non è quello di mantenere lo stato attuale, ma di intervenire per ridimensionarlo: “Non stiamo parlando di un vezzo per la fruizione turistica di quella strada, ma di un accesso necessario”, chiarisce. L’idea è quella di restringere la carreggiata, eliminare le parti maggiormente impattanti - rimuovendo il cemento per sostituirlo con materiale ecosostenibile e garantire il passaggio solamente ai mezzi di servizio, sotto l’egida del Comune: “Devono poter transitare ambulanze, carabinieri, mezzi di soccorso. Non è un capriccio”.
Ma è rispetto alle dichiarazioni del fronte ambientalista che i toni si alzano: “Le opere si possono e si devono fare in maniera sostenibile, non è che l’unica soluzione è bloccare tutto e non fare nulla. Anche noi contrastiamo gli abusi, ma se ogni volta che si prova ad intervenire diventa un problema, restiamo fermi agli anni Cinquanta”.
Sul caso specifico, poi, respinge anche le critiche sulla gestione: “La direzione dei lavori la fa il Comune, non i privati - precisa - “Non è che lasciamo operate chi ha sbagliato in precedenza”. Ma, segnala: “Se succede qualcosa e non riesce ad arrivare un mezzo di soccorso, poi chi si prende la responsabilità? Quelli che dicono no da fuori o chi amministra il territorio?”. La cooperazione rimane dunque un miraggio mentre lo scontro resta aperto e vede da una parte le associazioni ambientaliste, che chiedono una tutela integrale dell’area, dall’altra il Comune, che accusa un atteggiamento ideologico. “Devono dirci come migliorare, non dire sempre no”, afferma D’Arenzo.
Il punto, ancora una volta, è quello dell’equilibrio. Tra tutela ambientale e necessità di accesso, tra vincoli e sviluppo. Un equilibrio difficile, soprattutto in un territorio come il Gargano, dove ogni intervento finisce per diventare un caso. E dove, spesso, il confine tra abuso e trasformazione legittima resta sottile, conteso, e destinato a riaprirsi ogni volta.
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