In Italia ogni secondo circa 2 m² di suolo consumato per costruzioni urbanistiche: il caso Capitanata

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L’estate 2026 con la virulenza delle sue temperature e l’inevitabile fenomeno dei roghi che tra dolo, colpa e causalità hanno devastato vaste aree boschive di metà Meridione, ha mostrato inevitabilmente quanto bisogno c’è, qualora non fosse peraltro già evidente, di mettere mano, da parte delle istituzioni, ad un vistoso incremento di aree verdi. Pratiche infruttuose per il decoro urbano e per il favoreggiamento di maggior refrigerio, come potature azzardate, opere di deforestazione e di conseguente consumo di suolo per costruzioni urbanistiche ad uso non solo civile ma anche commerciale ed industriale, hanno via via mostrato il loro lato più deleterio, emerso proprio durante l’attuale stagione estiva, ritenuta da quasi tutti gli esperti meteorologici, una delle più calde mai registrate in Italia. Secondo l’ISPRA (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), in Puglia il consumo di suolo accelera toccando numeri impressionanti, pari a 158.628 ettari sottratti dall’abbandono e dalla cementificazione, ma anche dagli impianti fotovoltaici a terra. Nel 2024, secondo lo studio condotto dall’ISPRA, nella città di Foggia sono 28.310 gli ettari occupati, un dato che mostra tra l’altro, anche l’inevitabile riduzione dell’uso agricolo, determinando il conseguente abbandono dell’agricoltura. Secondo Coldiretti Puglia, infatti, negli ultimi cinquant’anni è scomparso quasi un terreno agricolo su tre. È stato ormai accertato che il consumo di suolo in Puglia accelera alla velocità di 7,18 chilometri quadrati l’anno, senza dimenticare la costante minaccia del rischio idrogeologico che minaccia il 95% dei territori della provincia di Foggia. Secondo la piattaforma SuoloData, un portale web che rende più accessibili e comprensibili i dati pubblici sul consumo di suolo in Italia, permettendo di mostrare dinamiche demografiche, trend storici e stime sull’impatto ambientale del consumo di suolo, mediante la ricerca per comuni, al fine di coadiuvare gli amministratori locali e i ricercatori ad interpretare il fenomeno della crescita delle superfici artificiali per trovare nuove soluzioni. Il portale web utilizza dati aperti provenienti da fonti pubbliche, in particolare dati ambientali ISPRA sul consumo di suolo e dati demografici ISTAT. Il progetto non sostituisce le fonti ufficiali, ma ne propone una visualizzazione divulgativa e territoriale orientata al riuso civico, giornalistico e decisionale.

Il consumo di suolo è un fenomeno associato alla perdita di una risorsa ambientale fondamentale, dovuta all’occupazione di una superficie originariamente agricola, naturale o seminaturale. Il fenomeno si riferisce a un incremento della copertura artificiale di terreno, legato alle dinamiche insediative e infrastrutturali. Un processo prevalente mente dovuto alla costruzione di nuovi edifici, fabbricati e insediamenti, all’espansione delle città, alla densificazione o alla conversione di terreno entro un’area urbana, al l’infrastrutturazione del territorio. Il consumo di suolo può, quindi, essere definito come una variazione da una copertura non artificiale (suolo non consumato) a una copertura artificiale del suolo (suolo consumato). I parametri usati da SuoloData sono quelli legati alla dimensione di un campo da calcio, un metro di paragone ab bastanza calzante. Altri aspetti considerati, sono connessi al numero della popolazione residente e al calo o aumento di essa in percentuale su base annuale. L’orizzonte a cui le Nazioni Unite guardano è il 2030, anno tra le varie politiche dell’Agenda Onu 2030 c’è oltre alla riduzione del consumo di suolo, anche la necessità di combattere la desertificazione, ripristinare i terreni degradati, compresi i terreni colpiti da desertificazione, siccità e inondazioni.

Analizzando i centri più grandi della provincia di Foggia per popolazione ed estensione è emerso che tutte le città attenzionate presentano il medesimo fenomeno: il cemento cresce, gli abitanti no. La città capoluogo, Foggia, è indicata come spreco critico, un dato che segnala un consumo di suolo in costante crescita, rispetto al mancato aumento della popolazione. Il dato, fermo al 2024, segnala una dinamica di espansione non sostenuta dalla crescita demografica. Ammonta a 20,9 la percentuale di ettari consumati all’anno, pari a circa 29,3 campi da calcio, a fronte dell’8% di suolo già coperto, un dato che fa salire del più 3,96 rispetto alla media provinciale. Di contro ad una popolazione che si attesta sui 145,652, con meno 0,25% rispetto all’anno precedente. Elementi che portano a registrare una priorità di ripristino “alta”. Non va meglio nella vicina Lucera. Nella storica cittadina, peraltro attenzionata per un incremento di iper mercati che abbondano come funghi, con cantieri in diverse aree dove un tempo c’erano orti, i dati ISPRA mostrano un consumo annuo di 15,7 % di ettari, pari a circa 22 campi da calcio. Lucera conta attualmente 30,723 abitanti, molti dei quali hanno mantenuto la residenza senza tuttavia viverci, registrando l’un per cento in meno rispetto all’anno precedente.

A Cerignola, sono stati consumati 23,8 ettari all’anno, circa 33,3 campi di calcio, a fronte di un suolo già coperto del 4,80%. Nella città produttrice d’olio e della “Bella”, la popolazione è di 57,066 con meno lo 0,15% rispetto all’anno precedente. Il suolo artificiale si attesta su di una forbice di 4,62% e 4,80%. Tra i maggiori centri spicca il dato di San Severo e quello di Manfredonia che è in controtendenza con quelli registrati nelle altre città. Nella città dei campanili che registra una popolazione di 49,287, sono stati consumati 7,7 ettari all’anno, pari a circa 10,8 campi da calcio. A Manfredonia sono stati consumati circa 3 campi da calcio, vale a dire 2,1 ettari. La città del Golfo registra una popolazione di 53,722 persone, e, l’utilizzo di suolo non appare proporzionato con l’estensione della città, mostrando una cifra numeri irrisoria rispetto a quella delle altre città della provincia attenzionate. Centro più piccolo ma consumo di suolo maggiore è quanto accade a San Giovanni Rotondo, dove sono stati “divorati” 7,7 ettari, l’equivalente di 10 ,7 campi da calcio. Il paese di San Pio conta una popolazione di 26,314 persone, segnando un più 0,2 % rispetto all’anno precedente. Tali parametri registrano un’efficienza bassa e una priorità di ripristino media.

Vieste, con una priorità di ripristino alta, segue il trend delle altre città considerate. Il report dell’ISPRA segnala uno spreco critico, con circa 3 ettari consumati pari a 4,2 campi da calcio, a fronte di una popolazione di poco più di 13 mila abitanti. Parimenti di spreco critico è il caso di Torremaggiore con 16,471 residenti, città nella quale si assiste ad un consumo annuo di suolo di circa un ettaro, pari a 1,4 campi sportivi. Ad Apricena si consumano annualmente 7,1 ettari, il corrispettivo di 10 campi di calcio, non pochi se consideriamo che la città della pietra conta una popolazione di poco più di 12 mila abitanti. Sembrerà strano ma anche ad Orta Nova si segnala un consumo critico. Nel paese dei cinque reali siti, sono stati occupati 5,2 ettari all’anno e come per gli altri comuni, anche qui, la popolazione tende a diminuire, attestandosi su poco più di 16 mila persone, registrando un meno 0,85% rispetto all’anno precedente. Dalla Daunia al Promontorio, la situazione non cambia. A San Nicandro Garganico si perde l’1,33% in meno di popolazione, attualmente ferma a 13,618 persone, con un consumo annuale di 0,9 ettari pari a un campo di calcio e mezzo.

Da tali dati si può agevolmente stilare una classifica dove il primo posto per consumo di suolo è conquistato da Cerignola, segue la città di Foggia. Medaglia di bronzo, invece, spetta alla città di Lucera con i suoi 15,7 ettari. Quarto posto ex aequo è conquistato dalle città di San Severo e San Giovanni, entrambe con 7,7 ettari di suolo occupato. Segue Apricena con 7,1 ettari, Orta Nova con 5,2, Vieste con 3 ettari. Seguono i centri con una percentuale più bassa, come Manfredonia, il cui dato è fermo a 2,1 ettari, a fronte di un’estensione tale da essere la terza città della pentapoli. Fanalini di coda, infine, Torremaggiore e San Nicandro. Né va dimenticato l’apporto dato al consumo di suoli da parte dei parchi archeologici che nel Subappennino Dauno la fanno da padrone. E’ pertanto emblematico il caso di Troia, borgo al secondo posto tra i Comuni che hanno mangiato più terreno nel 2020, in vistoso aumento rispetto al 2019 con un incremento di 66 ettari di suolo netto. I numeri, si sa, sono sempre poco attrattivi, ma di essi, volenti o nolenti, bisogna tenere conto, specie se si ha davanti un orizzonte temporale e occorre ottemperare a direttive non solo nazionali, ma addirittura inserite entro una cornice cooperativistica.

E, d’altronde, i future studies stanno prendendo un posto sempre maggiore per la programmazione delle politiche non solo di quelle legate alla demografia. Quanto al consumo di suolo, la calura di questi lunghi mesi d’estate ha dimostrato che i territori della provincia più calda del Mezzogiorno non sono pronti alle tanto invocate politiche del verde, come più volte denunciato su queste colonne dal fronte naturalista. Si spera in un miracolo!

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testatina dillo al direttore WEB

 

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