Nel 1972 Michelle Fugain cantava “Une belle histoire”, altrimenti nota come “Un’estate fa”; ecco, che, da oggi la stagione estiva - astronomicamente parlando - dovrebbe terminare, portando la comunità di Capitanata a parlare al passato di quella che è considerata dai maggiori esperti della meteorologia l’estate più calda degli ultimi anni. Una stagione che sarà ricordata per l’ampio numero di incendi che hanno interessato l’intero territorio di Capitanata, flagellando, dal Gargano ai Monti Dauni, la nostra bella provincia; l’ultimo in ordine di tempo, quello che ha interessato domenica mattina il Monte Pagliarone ad Alberona. Immediati gli interventi di spegnimento del rogo che hanno consentito un ritorno alla normalità per il borgo daunio che in serata si vestiva a festa, per celebrare il santo Patrono, San Giovanni Battista. La concitazione degli eventi della mattina ha indotto il primo cittadino, Leonardo De Matthaeis, a fare chiarezza attraverso un video messaggio per smontare le perplessità di tanti avventori circa la praticabilità delle arterie stradali per giungere in paese. E così dopo Biccari, anche le aree interne dei Monti Dauni sono state colpite dal fuoco, che a giugno ha devastato il bosco di Lucera, consentendo alle fiamme di giungere sin dentro la Fortezza svevo-angioina. Incendi anche a Peschici e Vieste. Insomma, dove più, dove meno, i roghi ormai in Capitanata sono diventati frequenti, un fenomeno emergenziale non più ascrivibile ad un mero fatto episodico, causato dalla classica sigaretta mal spenta. Certo, la canicola che sta attanagliando lo Stivale da nord a Sud, non aiuta, ma è ormai evidente che il territorio e con esso le istituzioni, si trovano dinnanzi ad un fatto a cui bisogna trovare un rimedio. Il Console del Touring Club di Foggia, Michela D’Onofrio, si è attivato con una mobilitazione dal basso, avviando una raccolta firme per poter presentare un esposto in Prefettura, organizzando la manifestazione congiunta di sensibilizzazione che si terrà venerdì 7 alle 19 nelle piazze dei Comuni aderenti.
Sono trascorsi quasi tre mesi dall’inizio della stagione estiva, e negli ultimi scampoli della stagione, dalla Regione arriva un provvedimento tanto atteso e invocato da più parti come necessario per l’azione di spegnimento dei roghi, quindi un intervento non già di prevenzione, bensì di contenimento del fenomeno incendiario, vale a dire l’arrivo giovedì 27 agosto, presso l’aeroporto Gino Lisa, dei due Fire Boss che il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile ha deciso di far stazionare a Foggia. Per l’occasione, erano presenti il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, e l’assessore all’Ambiente e alla Gestione delle Emergenze, Debora Ciliento. La Capitanata ha visto andare in fumo oltre 2.000 ettari di territorio, circa 270 ettari di aree boschive, tra Gargano e Monti Dauni, mentre la parte restante riguarda macchia mediterranea e pascoli. E’ stato rilevato da più parti che la straordinaria presenza di tanti episodi concentrati in diverse parti e in diversi giorni, ha mostrato in tutta evidenza una matrice dolosa e, l’ipotesi di una regia mafiosa, si è fatta strada tra gli amministratori garganici. L’eventualità di un’origine dolosa dei roghi garganici ha condotto l’opinione pubblica a ritenere che si tratti di uno scacco posto in essere dalla “mafia dei pascoli”, un fenomeno che interessa il territorio compreso tra San Giovanni Rotondo, Pulsano e Monte Sant’Angelo.
Intanto, nel territorio dei Monti Dauni, anch’essi non esenti dal fenomeno incendiario, si registra un’escalation di roghi. Dopo il caso di Biccari, è toccato anche all’area verde di Alberona essere stata visitata dalle fiamme. Su queste colonne il Sindaco del borgo bandiera arancione fa il punto su quanto accaduto. “Siamo dinnanzi ad una vera e propria emergenza, non soltanto di quest’anno. Gli incendi boschivi hanno interessato anche Alberona, e come si sa l’area dei Monti Dauni è l’unica parte montuosa della Regione, per la quale occorrerebbe una maggiore attenzione. Ho appreso dell’arrivo dei due Fire Boss, me ne compiaccio, ma ci aspettiamo che essi diventino operativi”, ha detto De Matthaeis, confermando la notizia dell’esistenza prevedibile, peraltro, di un coordinamento dei Sindaci dei Monti Dauni.“Sono in costante aggiornamento con i colleghi degli altri comuni, in quanto sono inserito in un gruppo WhatsApp dove sono presenti i Sindaci di tutti i borghi della zona. So che ci sarà un evento in Prefettura il 7, mi auguro che si giunga ad una svolta. E’ da una settimana che siamo alle prese con il rogo, il Monte Pagliarone è stato interessato da un incendio che è tornato a farsi sentire con prepotenza domenica mattina, si tratta di una parte della pineta del monte che è peraltro poco accessibile da terra e per la cui bonifica occorre molta attenzione. Siamo costantemente in contatto con la Sala Operativa di Bari, mettendo a disposizione come Comune, delle ruspe. Soltanto l’arrivo delle piogge credo possa mettere fine a questo strazio”, ha affermato l’amministratore, non pronunciandosi sulla matrice del rogo. “Attualmente non dispongo di alcun elemento per poter affermare la natura dolosa o meno dell’incendio, anche perché credo che soltanto un folle possa trarre un beneficio dall’appiccare il fuoco. L’incendio di domenica è stato prontamente domato, tanto che già intorno alle 19:00 di sera non vi era più nulla”, ha concluso.
Su queste colonne è intervenuto anche Vincenzo Rizzi, storico ambientalista foggiano. “Credo che sia evidente che i rischi siano sempre legati al mondo agro-pastorale, tenendo conto anche delle operazioni successive di rimboschimento e di un diffuso precariato per chi opera nel settore - ha spiegato -. Sostengo da sempre la necessità di un cambio di prospettiva, il problema dello spegnimento dei roghi è successivo e non deve essere il fulcro del tema. Ma è necessario capire la matrice ed intervenire su di essa, poi possiamo discutere quanto si vuole sugli aerei e sui tempi, ma è evidente che così non si impedirà mai a chi opera nel buio di continuare a distruggere. Occorrerebbero maggiori controlli, attualmente non si registra un’area più esposta di un’altra, è evidente che il problema insiste sul mondo agricolo, dove tra tante persone per bene vi operano anche delle mele marce che lavorano nell’ombra entro una filiera malata”, ha affermato Rizzi. “Per il fenomeno della mafia dei pascoli ci possono essere delle concause, come il precariato, la questione del lotto minimo per edificare in zona agricola, ma come si vede, sono tutte questioni legate ad un’economia malata. La soluzione sarebbe nel portare il divieto di pascolo a 10 anni, rispetto agli attuali tre e aumentare i controlli per farlo rispettare, dando una mano a quei pastori che credono sulla legalità”.
Della necessità di un supporto da parte dello Stato è convinto Pasquale Marchese, Sindaco di Castelluccio Valmaggiore e Coordinatore dell'Area Interna Monti Dauni. “E’ necessario pervenire ad una fase operativa per far fronte a queste emergenze, piuttosto che continuare a tenere incontri. Non si può scaricare tutto sui volontari, servono risorse e mezzi, o si fa una politica seria oppure non si va avanti, il tema è di rilevanza nazionale”. Dello stesso avviso è Gian Filippo Mignogna, già Sindaco di Biccari e presidente dell’associazione “Dalla parte dei paesi”. “Credo che occorra aumentare l’attività di prevenzione. Nel pubblico si è fatto poco perché i comuni hanno risorse limitate, sono state soppresse le comunità montane e tutto quello che andrebbe fatto prima non viene adempiuto, perché non fa notizia”.
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