Le notizie in arrivo dalle Rsa del San Raffaele in Capitanata e in Salento non sono rassicuranti, si parla di licenziamenti collettivi per tutti i lavoratori determinati dalla risoluzione dei contratti tra ente gestore e Asl. E la preoccupazione monta anche tra i parenti dei pazienti ricoverati in struttura.
L’Attacco è andato a Troia per raccogliere le testimonianze di chi vive quotidianamente le ansie e le paure legate a questo braccio di ferro che dura ormai da settimane. “Rinnovo l’invito a Michele Emiliano qui a vedere che cosa significa quella delibera che ha ritoccato le tariffe (anche se il Tar le ha annullate). Gli avevo fatto un appello e non mi ha ascoltato, qui siamo tutti sulla stessa barca, utenti, famiglie e lavoratori: se viene meno anche uno solo di questi elementi è la tragedia. Quello che sta accadendo qui è una vergogna, nessuno pensa a questi poveri fragili, alle famiglie e ai lavoratori?”, le parole di Antonio Cavallo, figlio di una degente che già nei giorni scorsi ai microfoni de l’Attacco aveva lanciato il suo appello al governatore.
Il nodo della questione riguarda anche (ma non solo) le tariffe, da un lato il gestore sta chiedendo alle famiglie dei degenti rette più alte, passate da circa 900 a 1500 euro al mese, oltre alle differenze delle precedenti mensilità con quote adeguate alle nuove tariffe di migliaia di euro.
Dall’altro la Regione riconosce alle strutture solo posti letto di mantenimento con quota a carico del servizio sanitario regionale di 100,33 euro per tutti e 100 i pazienti delle Rsa mentre San Raffaele (oggi Sviluppo e gestione di attività sanitarie) reclama il ritorno al vecchio contratto con il riconoscimento della quota da parte della Regione di 130 euro al giorno per almeno 40 del totale dei ricoverati del nucleo Alzheimer, essenziale, a detta del gestore, a mantenere l’attuale standard di assistenza e cura.
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