Demansionamento degli infermieri, il Tribunale di Bari condanna Policlinico Riuniti al risarcimento danni

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La carenza di personale subalterno che conduce l'infermiere a svolgere mansioni inferiori a quelle per le quali si è professionalmente formato ed è stato assunto è chiamata "demansionamento". E da oggi tale dinamica è risarcibile con almeno il 10% della retribuzione ordinaria mensile in maniera retroattiva di 10 anni. Vale a dire un risarcimento danni di circa 30 mila euro per ciascun infermiere (si tratta dunque di un riconoscimento cospicuo: per intenderci, è la cifra corrispondente a circa la metà della liquidazione che un infermiere percepirebbe dopo 43 anni di contributi versati fino alla pensione). È in sostanza quanto si evince dalla sentenza n.472/2024 emessa il 18 marzo scorso dalla Corte d'Appello di Bari (sezione Lavoro), che si è pronunciata sul ricorso di alcuni infermieri appellatisi contro l’Azienda ospedaliera universitaria degli Ospedali Riuniti di Foggia presso cui lavorano nonché avverso la sentenza di primo grado del giudice del lavoro del Tribunale di Foggia che aveva invece dato torto ai ricorrenti in giudizio. E ora il Collettivo infermieri autonomo si dice “soddisfatto della sentenza della Corte d’Appello di Bari, esemplare per tutti i colleghi infermieri che sono stati demansionati. Finalmente – prosegue il Cia - emerge l'irresponsabilità e la prepotenza di una politica sanitaria che ha gravato coattivamente sulla schiena della categoria professionale infermieristica con la presunzione che il lavoro subalterno ricadesse nelle mansioni infermieristiche e non inferiori. Per essere più chiari: l'infermiere, così come il medico, a prescindere dalle diverse competenze e responsabilità, ricopre ruoli diversi dal dottore ma in entrambi i casi si tratta di funzioni da ‘professionisti sanitari’ e sempre con un contratto di lavoro nazionale del comparto sanità. Di conseguenza tali ruoli e competenze, nella fattispecie per l'infermiere, vanno rispettati e non possono essere né aggiuntivi o applicativi per competenze inferiori tralasciando il lavoro contrattuale per il quale è stato assunto, ovvero di professionista sanitario”.

E se il personale subalterno non c'è? L'infermiere è demansionato e la legge lo tutela (nella quasi totalità dei casi in tutta Italia le cause perse in prima istanza sono poi state ribaltate a favore dell'infermiere in Appello e in Cassazione con risarcimenti cospicui).

“É per questo – continua la nota diramata dal Collettivo infermieri autonomo - che risulta imperativo ribadire la necessità di provvedere alla carenza di organico subalterno nei reparti del Policlinico Riuniti di Foggia. L'Azienda Riuniti di Foggia deve comprendere che il demansionamento c'è e continua a sussistere in molti reparti. Vanno perciò attivati concorsi e avvisi pubblici, utilizzando fondi del Pnrr, per sopperire alle carenze di organico. Un dialogo tra dirigenti e politica del lavoro porrebbe le condizioni per risanare, attraverso un programma triennale, un deficit di personale che ‘piange’ da sempre”.

Ecco, più nel dettaglio, i motivi per i quali la Corte d’Appello di Bari ha sentenziato a favore degli infermieri del Policlinico di Foggia: nella fattispecie era emersa una condizione strutturale di carenza di personale addetto allo svolgimento di mansioni di base, che aveva portato gli infermieri a svolgere le mansioni inferiori, quali, ad esempio, il rifacimento dei letti, la distribuzione del vitto, l'aiuto ai pazienti nell’alimentarsi, l'igiene intima, come l'igiene e la pulizia del viso e del cavo orale, il posizionamento di padelle e bidoncini per la diuresi e il loro svuotamento, detersione e disinfezione, l’esecuzione di clisteri evacuanti, la tricotomia, la movimentazione degli allettati, il trasporto in barella, l'utilizzo del sollevatore per carichi pesanti.

“A ciò – prosegue il Cia - oggi si potrebbe aggiungere anche la trascrizione diretta su moduli o cartella elettronica dell'operatore subalterno con password personale: una mansione che nel passato ricadeva sempre sull'infermiere. Mansioni che costringevano l'infermiere a tralasciare ogni volta l'intero processo di nursing”.

A portare avanti la difesa degli infermieri della Mar (Reparto malattie apparato respiratorio) è stato l'avvocato e collaboratore del Nursind, Domenico De Angelis (con sede a Campobasso), esperto di Diritto del lavoro, che ha richiamato le sentenze emesse negli anni precedenti dalla Corte di Cassazione. 

“La difesa del Riuniti – commenta il Collettivo degli infermieri  - presentava una tesi obsoleta, infondata e traballante, senza presupposti. Perché gli infermieri senza oss svolgono mansioni inferiori, quindi c'è demansionamento con azione risarcitoria. La causa è stata quindi ribaltata completamente a favore degli infermieri della Mar, quanto a termini e risarcimento del demansionamento. Finalmente una sentenza del lavoro, anche se sofferta, che trae il profilo dei diritti acquisiti e professionali di tutti quegli infermieri che nel corso degli anni hanno visto sfilarsi una causa di primo grado già vinta, dovendo poi ricorrere in difesa in Corte d’Appello”, chiosa la nota. 

Adesso, quindi, con la sentenza giunta da Bari, il demansionamento infermieristico è stato riconosciuto anche a Foggia. E sulla base di una simile sentenza c’è chi ritiene che ora si possa stabilire definitivamente il ruolo della professione infermieristica e la necessità giurisprudenziale di pressare il Policlinico ad acquisire il numero necessario di operatori socio-sanitari e di personale ausiliario all'interno di tutte le degenze ospedaliere (così come deve essere per il rapporto infermieri/numeri posti letto), cosa che eviterebbe nei prossimi anni eventuali nuove condannare per il Policlinico Riuniti di Foggia nell’ipotesi di ulteriori ricorsi in giudizio attinenti a richieste di risarcimento danni per demansionamento infermieristico.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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