Operatori sanitari e pazienti fragili ricoverati nelle Rsa: sono stati loro quelli maggiormente a rischio di infezione da Covid durante la pandemia degli scorsi anni. E sono state le prime categorie di cittadini a cui è stato somministrato il vaccino. Ma potrebbero ancora essere i più esposti a nuove forme di contagio. A loro è dedicato uno studio promosso dall’Istituto superiore di sanità di monitoraggio post vaccinazione che verrà eseguito in 8 centri clinico universitari distribuiti sul territorio nazionale presso i quali verranno reclutati i soggetti esposti a maggiore rischio di infezione e di malattia severa. 500 operatori sanitari e 600 pazienti fragili verranno sottoposti a prelievi sanguigni sui quali effettuare analisi di monitoraggio della risposta immunitaria indotta dalle vaccinazioni anti-Sars-CoV2. Tra le 8 strutture che parteciperanno alla sperimentazione c’è anche il Policlinico di Foggia, Uoc di igiene universitaria, per questo è stato sottoscritto apposito protocollo tra Azienda e Iss. Responsabile per conto dell’ospedale è la prof.ssa e direttrice della struttura complessa Rosa Prato, coadiuvata dalla prof.ssa Francesca Fortunato; collaborano anche il prof. Domenico Martinelli e la dott.ssa Giuseppina Iannelli.
Al termine dello studio e a titolo di rimborso spese l’Iss si impegna a versare al Policlinico la somma complessiva di 20 mila euro a valere dai 500 mila euro di finanziamento accordato all’Iss per lo studio, messi a disposizione dal pilastro 1 del progetto Riprei.
“La valutazione delle traiettorie nel tempo delle risposte immunologiche a seguito della vaccinazione contro Sars-CoV-2 assume un ruolo importante per fornire informazioni sulla persistenza e la tipologia di risposta immunitaria – illustrano i promotori dello studio -. Il quadro epidemiologico recente mostra come il ceppo originario del virus (ceppo Wuhan) contro cui era diretto il vaccino somministrato a tutta la popolazione nella prima campagna di vaccinazione, non sia più identificato ed è sostituito da varianti nuove caratterizzate da numerose mutazioni. Recentemente l’Ema ha autorizzato l’uso di vaccini contenenti antigene Spike della variante più recente a livello globale, ovvero omicron XBB.1.5, attualmente predominante con le sue sottovarianti anche nel nostro Paese. Nella situazione attuale, con una gran parte della popolazione vaccinata e spesso anche precedentemente infettata, è necessario individuare le categorie di soggetti a rischio di infezione e di malattia severa. Tra le categorie di individui ad alto rischio vengono considerati gli operatori sanitari per la loro più elevata esposizione all’infezione e i soggetti fragili ospitati nelle Rsa” da sottoporre a monitoraggio.
Oltre al Policlinico fanno parte della rete la Sc malattie infettive, Irccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Milano; l’Irccs Azienda ospedaliero-universitaria di Bologna, Policlinico Sant’Orsola, Università di Bologna; il settore di igiene, dipartimento di scienze mediche e chirurgiche, l’Università di Foggia; Irccs ospedale Policlinico San Martino, Genova; la scuola di medicina e chirurgia, Università Kore di Enna; l’Università degli Studi di Padova, dipartimento cardio-toraco-vascolare e di sanità pubblica, Uo igiene e sanità pubblica; la struttura operativa complessa di microbiologia e virologia, ospedale Pugliese-Ciaccio, Catanzaro; l’ospedale pediatrico Bambino Gesù, Roma.
Questi centri si dovranno occupare dell’arruolamento dei partecipanti, della raccolta dei dati anagrafici e clinici, dei prelievi ematici e della preparazione e conservazione dei sieri.
I campioni prelevati da ciascuna tipologia di soggetto saranno gestiti separatamente ma entrambe contribuiranno a rispondere a quesiti generali riguardanti le caratteristiche della risposta immunitaria ai diversi vaccini anti Covid, preesistente e indotta dalla dose di richiamo, e la sua durata nel tempo.
“Un aspetto centrale di questa proposta progettuale è rappresentato dalla possibilità di consolidare una struttura di monitoraggio immunologico che, organizzata in una rete di centri clinici e universitari presenti sull’intero territorio nazionale, costituisce uno strumento critico nell’affrontare il mutato quadro epidemiologico della pandemia ma anche nella gestione di ulteriori emergenze infettive che si dovessero presentare (Rsv, influenza)”.
In realtà il Policlinico ha già partecipato ad un precedente monitoraggio nei primi mesi post vaccinazione sempre all’interno della stessa rete.
Il nuovo studio longitudinale permetterà di valutare la persistenza nel tempo della risposta immunitaria, nelle sue varie componenti, indotta dalle vaccinazioni sia negli operatori sanitari che negli anziani residenti in Rsa. L’intero progetto si articolerà in una durata di 18 mesi, prevedendo il monitoraggio nei 12 mesi successivi alle somministrazioni vaccinali nell’autunno/inverno 2023 e le successive analisi. Lo studio relativo ai residenti in Rsa sarà focalizzato sulla valutazione delle traiettorie risposta immunitaria nel tempo in relazione a età, genere, status clinico e funzionale, storia vaccinale e occorrenza di eventuali breakthrough infection.
L’arruolamento di circa 500 residenti in Rsa sarà coordinato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore. Gli anziani monitorati saranno in provincia di Foggia in tutto 225 e provenienti dalle strutture di Universo Salute (compresa la sede di Bisceglie, unica fuori provincia), la Rssa Il Sorriso di Foggia e entrambe le Rsa San Raffaele di Troia e San Nicandro.
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