“Liste d’attesa di mesi per avere piano terapeutico prescritto dalla dottoressa, ad avere la peggio una 12enne”

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"E’ inconcepibile che una bambina che ha bisogno di cure sia costretta ad aspettare mesi per iniziare ad assumere la terapia consigliata dal medico”, questo lo sfogo a l’Attacco di M.F. madre di una 12enne, Maria (nome fittizio a tutela della sua privacy), residente a Foggia che sta vivendo il dramma delle lunghe liste d’attesa in Puglia. Maria è in cura per disturbi dell'umore e ritardo cognitivo medio. “Dopo i vari controlli presso lo studio di una dottoressa che ha in cura mia figlia di spiccata empatia e professionalità, dottoressa che lavora in neuropsichiatria infantile al Policlinico di Bari, siamo giunti alla conclusione che la bambina debba essere sottoposta alla somministrazione di un farmaco per i disturbi da Adhd: il metilfenidato”, ha aggiunto la madre della bambina.

I risultati di studi clinici controllati hanno evidenziato che la somministrazione del metilfenidato è efficace in circa il 70% dei bambini con Adhd. La comparsa dell'effetto del farmaco è rapida; a volte è possibile notare miglioramenti già dal primo giorno di somministrazione. Una settimana di trattamento è in genere sufficiente per ottenere benefici valutabili anche in ambito scolastico: aumento dell'attenzione, della capacità di portare a termine i compiti assegnati e dell'organizzazione della scrittura, oltre ad una riduzione dell'impulsività, della distrazione e delle interazioni interpersonali conflittuali.

“La diagnosi è già stata tardiva, dalla scuola privata presso cui Maria ha frequentato le elementari non ci hanno dato indicazioni, solo successivamente, alle medie i docenti hanno sollevato la questione e le difficoltà di nostra figlia. L’abbiamo portata a Foggia ma dall’ospedale la dimisero senza terapia, dicendoci semplicemente che aveva bisogno di carezze. La bambina invece ha un ritardo cognitivo con un QI del 47%, abbiamo quindi avviato il percorso con la Asl da cui gli è stata riconosciuta la patologia e l'invalidità e a scuola immediatamente l'insegnante di sostegno. E’ in cura presso la specialista di Bari, oltre che allo Snpia di Foggia. Ma ora siamo bloccati dai disservizi della sanità pubblica”, ha aggiunto la donna.

L’iter per accedere al farmaco è infatti particolarmente rigido: “Il piano terapeutico per la somministrazione del metilfenidato deve essere prescritto da un’Azienda ospedaliera. In altre parole, dobbiamo fissare un appuntamento, fare l’accesso in ospedale, qui somministrano alla bambina una prima dose test di farmaco, a cui segue un monitoraggio di qualche ora, sempre in reparto. Dopodiché può essere finalmente stilato il piano terapeutico”.

L’accesso in ospedale avviene con la prescrizione del medico che ha in carico il paziente.
“E’ questa trafila che abbiamo seguito noi – ha ricordato la donna -. Dopo l'ultima visita che abbiamo fatto un mese fa, la dottoressa ci ha fatto l'impegnativa con priorità B per fare l'accesso in ospedale. Ho chiamato, il primo appuntamento mi è stato fissato il 24 luglio 2025, assurda un’attesa del genere per una bambina che ha bisogno di cure. Ho parlato nuovamente con la nostra dottoressa che ha rifatto la prescrizione, questa volta con priorità U, ovvero urgente da eseguire entro 72 ore. Al Cup mi hanno comunicato la prima disponibilità a marzo dell’anno prossimo. In pratica non abbiamo risolto granché. A meno che, mi è stato detto dal Policlinico di Bari, non mi metta a fare il giro delle Aziende ospedaliere nella speranza di trovarne una che ha una disponibilità a stretto giro. Ma questo è peggio dell’attesa”. 

Il problema è che questo farmaco serve adesso a Maria, proprio all’avvio dell’attività scolastica, per aumentare il livello di attenzione a scuola e nello studio.

“In pratica le conseguenze di una sanità che non funziona ricadono sempre sui più fragili e sui più deboli – ha commentato la donna -. Ho mandato una mail anche alla direzione sanitaria ma non ho ricevuto alcuna risposta. Io stessa lavoro nella sanità pubblica e non ci sogneremmo mai di non dare priorità alle emergenze, o meglio non avremmo l’autorità per farlo. In questo caso invece mi è stato detto che si fa riferimento ad un'unica agenda che non tiene conto delle priorità”.

Tra l’altro questo è l’unico percorso possibile, una famiglia con un bambino Adhd a cui è stato prescritto il metilfenidato non ha altra scelta, solo un ospedale può fare rilasciare la terapia: non le Asl e tantomeno i privati.

“Cerchiamo di dare il meglio ai nostri figli, come a tutti i nostri familiari bisognosi ma così è impossibile. Siamo letteralmente soli, come la nostra ci sono tante altre famiglie che affrontano questi problemi. Non solo dal punto di vista sanitario: questi bambini hanno bisogno di strutture e servizi ma non abbiamo niente. Siamo costretti a pagare tutto: per avere un insegnante di doposcuola, uno a uno, mi hanno chiesto 700 euro al mese nelle strutture. Non solo, ci sarebbe bisogno, oltre che del sostegno a scuola, anche di una continuità postscolastica e il rapporto uno a uno non è previsto in nessun ente convenzionato a meno che non si paghi privatamente una quota di 15 euro l’ora per un insegnante. A Foggia ci sono diverse strutture ma per dare spazio alla creatività di questi bambini chiedono dai 4 ai 500 euro al mese. Il sussidio che dà l'Asl è di 340 euro al mese con cui non riusciamo a coprire nemmeno le spese dei farmaci, figurarsi tutto il resto di cui pure hanno bisogno questi bambini. È un sistema in cui è veramente tutto sbagliato, i bambini non hanno aiuto. Ecco perché l’ennesimo disservizio diventa ancora più insopportabile. Chiedo a chi può intervenire di porre rimedio ad una ingiustizia”, l’appello della donna.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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